Siccità, il Sindaco invoca lo stato di calamità naturale

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Le temperature roventi e l’assenza di piogge mettono in ginocchio l’intero comparto agricolo. Danni per le colture stagionali e la floricoltura, si teme per le colture permanenti
L’eccezionale ondata di caldo di questa estate continua ad imperversare con pochi scampoli di tregua.
Si susseguono anticicloni dai nomi più o meno familiari, o fantasiosi: Scipione, Caronte, Minosse, Ulisse, Caligola, Lucifero. Che siano imperatori romani o personaggi della mitologia greca la situazione meteorologica non cambia: termometro sempre sopra i 35° e delle piogge nemmeno l’ombra.
Il risultato? Qualche bagno in più per i fortunati che hanno potuto programmare una vacanza e per il resto, se la città non sorride la campagna piange. E non poco.
Lo stato di calamità naturale è invocato da numerosi sindaci di tutto lo stivale, oltre che dalle associazioni di categoria: dalle provincie di Padova e Treviso fino a Lamezia Terme, passando per Tarquinia, negli ultimi giorni l’aiuto dello Stato è stato sollecitato a tutte le latitudini.
La siccità sta arrecando gravissimi danni alle colture agrarie, da quelle ortofrutticole a quelle olivicole, non se la passano meglio le numerose aziende florovivaistiche presenti su tutto il territorio comunale; così il sindaco Gemmato ha preso carta e penna e ha chiesto aiuto agli organi competenti.
«Tale situazione, i cui riflessi negativi avranno ripercussioni assai gravi anche sulle future annate agrarie e sulla sopravvivenza delle stesse aziende – scrive il primo cittadino – impongono l’immediata verifica dei danni alle colture e alle aziende del florovivaismo, affinché la Regione Puglia possa rivolgere al Governo Centrale la richiesta di riconoscimento dello stato di calamità naturale, con conseguente accesso agli aiuti previsti dalla vigente normativa».
«Siamo certi – prosegue Gemmato – che di fronte alla situazione straordinaria e di inedita gravità, che non riguarda solo il Comune di Terlizzi, ma ben più vasti territori della Provincia, la dichiarazione dello stato di calamità naturale rappresenti la condizione necessaria per fronteggiare lo stato di emergenza, attingendo agli aiuti del Fondo di solidarietà nazionale».
Il Sindaco è autorità comunale di protezione civile, secondo quanto dispone la legge che istituisce la protezione civile (L. n. 225 del 24.02.1992), ora la palla passa alle istituzioni via via meno periferiche: Regione, Prefettura, Governo centrale.
In attesa dei provvedimenti opportuni, tutti i soggetti della filiera agroalimentare incrociano le dita, coltivatori in testa.
Nelle more non resta che votarsi a Beatrice, non la musa di dantesca memoria, ma la perturbazione che fra poche ore dovrebbe portare piogge e refrigerio, a partire dalle regioni settentrionali.
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