Di Tria (PD): «La chiusura dei reparti e le responsabilità del Sindaco di Corato»

La Redazione
L'ex sindaco di Terlizzi Vincenzo Di Tria

«Anche nella “Fase 2 del Piano di Rientro” c’è il suo zampino, perché nel documento preparato dai soliti solerti funzionari della ASL, si toglie la cardiologia a Terlizzi per portarla a Corato, a 13km dalla cardiologia di Andria».

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Ironizza sullo slogan della campagna elettorale di Ninni Gemmato, il consigliere comunale del Partito Democratico e già Sindaco di Terlizzi Vincenzo di Tria, per tornare all’attacco sulla questione della chiusura di reparti dell’ospedale. Con il titolo “E’ ora… di chiudere l’ospedale”, di Tria punta di nuovo il dito sul ruolo giocato dal Sindaco di Corato sull’impoverimento del presidio ospedaliero terlizzese, di cui -secondo di Tria- si sarebbe avvantaggiato proprio il nosocomio coratino. Di seguito il testo del comunicato di di Tria.

La Regione ha atteso che si concludesse il voto delle amministrative per varare la “Fase 2 del Piano di Rientro”, che taglia ulteriori 800 posti letto negli ospedali pugliesi. Se il provvedimento l’avessero reso pubblico prima del voto, la Sanità sarebbe stato il tema dominante delle campagne elettorali nelle città.

Ciononostante, a Terlizzi l’argomento sanitario ha tenuto ugualmente banco, e Gemmato ha ripetutamente rimarcato le responsabilità del centrosinistra e del governatore Vendola nel ridimensionamento dell’ospedale Sarcone, oramai ridotto ad un contenitore vuoto.
Mentre rassicurava gli operatori sanitari e i cittadini sul suo impegno a impedire un ulteriore impoverimento del presidio, il Gemmato chiamava accanto a sé sul palco di Piazza Cavour il carnefice del Sarcone, il sindaco di Corato Gino Perrone.
Fu lui l’autore dello scippo dell’ostetricia nel 2001 ed è lui, da quando il Sarcone di Terlizzi e l’Umberto I di Corato costituiscono amministrativamente un unico ospedale, a sottrarre reparti e personale al nostro presidio in favore di quello coratino. Lo fa dall’alto della sua carica di presidente dell’Associazione dei Comuni Pugliesi (ANCI), garantitagli dal parlamentare Gero Grassi che nel 2010 spostò i voti di 21 sindaci “ex Margherita” che finirono per votare il sindaco del PDL e non il candidato del PD, il sindaco di San Ferdinando Michele Lamacchia (tutto riportato sul Corriere del Mezzogiorno del 30 giugno 2010).

Anche nella “Fase 2 del Piano di Rientro” c’è il suo zampino, perché nel documento preparato dai soliti solerti funzionari della ASL, si toglie la cardiologia a Terlizzi per portarla a Corato, a 13km dalla cardiologia di Andria.

Non c’è una logica sanitaria, né tantomeno una convenienza economica o di ottimizzazione di risorse umane nel trasferire la cardiologia da un paese all’altro, ma appare chiaro solo un disegno politico di supremazia coratina a discapito delle altre comunità.
Basta parlare con gli operatori sanitari per cogliere nella loro amarezza e nel loro sconforto la portata devastante di un simile provvedimento e la ferma censura verso una politica che non tiene in nessun conto le esigenze dei pazienti.

Dopo gli ultimi costosi interventi di adeguamento e l’apertura delle due nuove sale operatorie (che si sommano alle altre 2 esistenti), a Terlizzi si sarebbe dovuta concentrare l’attività chirurgica di questo territorio, in quell’ “Unità Complessa” guidata dal primario Francesco Puglisi, che ha anche la responsabilità dell’ ”Unità Semplice” di Corato.

In realtà, nonostante la maggiore qualità delle strutture terlizzesi, si è fatto di tutto per depotenziare il Sarcone, trattenendo a Corato anestesisti, chirurghi e infermieri, attuando una politica del sabotaggio nella speranza che alla fine Puglisi mollasse e decidesse di spostarsi nell’Umberto I. Con la consueta connivenza della ASL, hanno provato a depotenziare anche le attività che fanno da supporto alla chirurgia, come il laboratorio di analisi di Terlizzi, declassato a beneficio di quello di Corato e ora ci provano con la soppressione della cardiologia, altro reparto strategico per il buon andamento di una chirurgia.

Ma con il Piano di Rientro, a Terlizzi non si toglie solo la cardiologia, si chiude anche il nuovissimo reparto di Oculistica, faticosamente messo in piedi con dispendio di professionalità e di mezzi tecnologici, e si mette una pietra tombale sull’ostetricia e ginecologia (che viene disattivata) e sui sacrifici di Ernesto Tajani di fare di Terlizzi un polo di eccellenza per la chirurgia ginecologica.

Per addolcire la pillola, viene potenziata la chirurgia, la lungodegenza e la pneumologia, ma ha tutta l’aria di essere una manovra diversiva per tener buoni gli allocchi.
Già, perché contestualmente viene potenziata la chirurgia anche a Corato (ma a che serve potenziare una “Unità Semplice” se non a creare le condizioni perché molto presto tutto finisca a Corato?).
Nella contabilità dei posti letto vince Corato 84 a 77, ma la sua vittoria ha un peso specifico maggiore di quello dei numeri, è un maggiore peso di condizionamento degli apparati regionali che neanche il Governatore è più in grado (o ne ha la voglia) di contrastare.

Vendola dal palco ha rassicurato tutti: “l’ospedale non lo chiuderemo”.
Forse non sarà lui a chiuderlo. Lo faranno i coratini per lui. Molto presto.
Vincenzo di Tria

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