Vincenzo di Tria: «Anagrafe degli eletti? Gemmato non può dirsi un candidato trasparente»

La Redazione
consiglio comunale terlizzi 2011

«Ho la sensazione che con questa sortita abbia voluto distrarre i terlizzesi da ben altro, tentando di non farli riflettere sulla vera anomalia di questa campagna elettorale: egli stesso».

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Continua a far discutere la proposta del candidato Sindaco Ninni Gemmato circa l’istituzione di un’anagrafe patrimoniale degli eletti. Alla precisazione del candidato Sindaco Pasquale Vitagliano che ha ricordato come avesse già aderito all’idea simile lanciata da un’associazione, si aggiunge invece l’attacco del primo cittadino uscente Vincenzo di Tria il quale elenca tutti gli elementi della candidatura di Gemmato che, a suo parere, non rispondono a criteri di trasparenza. Pubblichiamo di seguito la nota inviata.

Ma perché Gemmato tira fuori questa storia dell’Anagrafe degli Eletti?
Perché lo fa lui, maggiore esponente a Terlizzi del partito del conflitto d’interesse e dei redditi a 6 zeri come quello del suo signore e padrone Silvio Berlusconi?
Perché gli è venuta la smania di obbligare i consiglieri comunali a rendere pubblici una volta eletti i loro redditi, lo stato patrimoniale, l’appartenenza ad associazioni e le relazioni con imprese che abbiano rapporti con il Comune?
Non è egli stesso il più che benestante titolare di una delle farmacie meglio avviate della nostra città?
È solo per essere trasparente? Chi vuole impressionare?

Tra l’altro arriva in ritardo! Perchè Pasquale Vitagliano l’aveva già fatta sua, aderendo senza clamori, all’atto della consegna delle liste e del programma.
Ho la sensazione che il Gemmato con questa sortita abbia voluto distrarre i terlizzesi da ben altro, tentando di non farli riflettere sulla vera anomalia di questa campagna elettorale: egli stesso.

Si dice nuovo, ma nuovo non lo è affatto. Fa politica da quando aveva i calzoncini corti al seguito di Almirante ed è stato a più riprese consigliere e persino presidente del consiglio comunale.
Si dice innovatore, ma basta scorrere le sue liste per rendersi conto che è in compagnia del peggio del peggio della politica terlizzese degli ultimi decenni.
Si dice lineare nelle scelte e nelle alleanze, ma è sotto gli occhi di tutti che è il “socio” politico del parlamentare del Partito Democratico Gero Grassi che ha posto il suo sigillo, sulla corsa alla poltrona di sindaco di Ninnì, affiliandogli i suoi uomini più fidati e l’esplosivo fratello.

Si dice libero dalle interferenze delle imprese che operano con il Comune, ma guarda guarda ha come compagno di viaggio l’amministratore delegato della CENSUM (la ditta che gestisce i tributi in città con cartelle pazze e disservizi vari) che è anche segretario provinciale dell’API e gli ha affiancato prontamente la sua lista.
Si dice immune da contaminazioni giudiziarie, ma ha con sé anche l’ex assessore alle finanze De Sario (rimosso da me anche per le cartelle pazze targate CENSUM) che nel Partito Democratico mai e poi mai avrebbe avuto un posto in lista a causa dei suoi guai giudiziari.

Si dice privo di conflitti d’interesse, ma quando il Comune decise di aprire una Farmacia Comunale che servisse l’ampia zona scoperta adiacente a quella dove opera la Farmacia Gemmato, ha attivato tutto il suo interesse personale e familiare. Dopo ricorsi al TAR e strane defezioni dei partecipanti all’asta pubblica, la Farmacia Comunale non si è più aperta (e sono convinto che lui sosterrà che è stata tutta negligenza del Comune).

Si dice amico dei giovani e preoccupato del loro futuro, ma ha al suo fianco un candidato che illude 400 giovani terlizzesi con il miraggio di un posto di lavoro, proprio come Silvio Berlusconi ne prometteva un milione prima della sua elezione, e sappiamo tutti com’è andata a finire.

Si veste dei panni del pacificatore della politica terlizzese dicendo che ha stretto queste improponibili alleanze politiche con Grassi, Adamo, l’ex IDV e frattaglie varie,  per garantire a Terlizzi “un lungo periodo di pace sociale” (per usare parole sue), ma non si rende conto che, con quelle compagnie, l’unica pace che si intravede è la “pace eterna” della sua politica.

Vincenzo di Tria

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