Franco Bratta: tra sole, luna e cromie destrutturate
Si è chiusa sabato la rassegna “Cromie Strutturate” presso Adsum.
Sabato 18 febbraio, nella galleria “Adsum Artecontemporanea” si è chiusa la rassegna “Cromie Strutturate”, mostra personale dell’artista Franco Bratta. Oltre 50 opere raffiguranti paesaggi metropolitani e bucolici; notturni inquieti e scorci illuminati da soli rossi e arancioni slanciati in cieli gialli e – talvolta – azzurri.
Ecco una sincera chiacchierata con il pittore originario di Palese, amante di paesaggi, umanità e colori.
Cos’è il colore?
Il colore, pur nelle sue diverse tonalità, è l’elemento che dà a chi dipinge la possibilità di riportare pur con il gusto empirico dell’inevitabile approssimazione, quanto di colore c’è nella natura ed in sé stessi.
Chi sono i suoi modelli artistici?
Oggi, nessuno.
Le città che racconta sono città piene di colore. Forse città che non esistono più.
Le città che racconto hanno dei colori prevalentemente oscuri perché celano, come immensi pannelli, ciò che è il cielo, il mare, il verde della campagna limitrofa; orizzonti e tramonti. Sono bianche e poco alte le case dei paesi nei miei ricordi d’infanzia.
Il sole e la luna sono due costanti nelle tele. Qual è il loro significato?
Il sole e la luna per mia fortuna sono gli astri che, anche se limitati dallo spazio visivo, posso ancora contemplare. Il loro significato? Fanno parte del creato.
Piacevole simbiosi tra le sue opere e l’ironica e allegra dissertazione di Michele Mirabella. Osservazione azzardata?
La sua osservazione non è azzardata perché nella serata di sabato 11 febbraio ben si sono accostati i colori dei quadri alla varietà colorita della dissertazione del prof. Mirabella.
Chi è Franco Bratta?
Una persona con un lungo vissuto colmo di affetti, circondato da una numerosa famiglia, con molti ricordi lieti e qualche amarezza: la pittura mi ha sempre dato la grande possibilità di poter esprimere tutto ciò che altrimenti non sarei mai riuscito ad esternare.
Quale paesaggio sogna ancora di fissare sulla tela?
Il paesaggio che sogno di fissare sulla tela è esistito e l’ho dipinto. Oggi è un ricordo e solo alcune tracce compaiono sulle tele – tele che partono con l’essere vuote, nessun accenno a disegno; nessun soggetto da riprendere, ma solo colori da apporre in una successione a volte frenetica, a volte lenta, pacata e riflessiva.
Se dovesse dipingere Terlizzi, come la realizzerebbe?
Se mi chiedessero di dipingere Terlizzi, vorrei prima scoprirla nel suo profondo perché – devo ammetterlo – conosco ben poco questa realtà. Posso però dire che le persone che qui ho conosciuto mi hanno sempre ricordato che l’umanità è ancora importante nei rapporti tra persone. Dipingerei certamente uno scorcio del paese antico – che mi ha colpito molto.
Nella gallery, alcune foto relative all’inaugurazione di “Cromie Stutturate”.
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