Nave Concordia, una sopravvissuta terlizzese racconta

Francesco Pittò

«Meno male che la costa era vicina e che il tutto è successo durante la cena altrimenti se fosse successo durante la notte la catastrofe avrebbe avuto altri numeri».

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Erano sulla Costa Concordia, la nave “maledetta” per il viaggio di nozze mancato. Giovanni Bufi e sua moglie Silvia, erano in crociera per festeggiare 25 anni di matrimonio. Lui, ex marittimo con tredici anni a bordo di contaneir e petroliere come cuoco e ora cucina per i ricoverati dell’ospedale di Molfetta. Lei invece fa la parrucchiera. Insieme a loro il più giovane dei tre figli: Leonardo 17 che fequenta il quarto anno dell’Istituto Tecnico Industriale di Bitonto.

Silvia racconta: «Eravamo tutti e tre al ristorante del terzo piano per la cena. Al tavolo accanto al nostro c’era una coppia di sposini di Bisceglie, Nicola di 21 anni e Daniela di 22. Avevamo ordinato gli antipasti. Erano le 21.30 – 21.35 e abbiamo sentito prima il rumore anomalo, come di un raschio sotto la nave e poi è andata via la corrente. Dopo pochi secondi la nave fa una virata e piatti, bicchieri, posate e bottiglie finiscono per terra. A quel punto mio marito mi dice: fino a stasera affonda. Abbiamo avvisato gli sposi e siamo corsi verso la nostra cabina al secondo piano per recuperare il salvagente».

La signora Bufi continua nel suo racconto: «Una volta usciti dalla cabina con i giubbotti alllacciati, la gente ci guradava come se fossimo pazzi. Non si erano ancora resi conto di ciò che stesse accadendo. Noi grazie alla prontezza e all’esperienza di mio marito abbiamo seguito le indicazioni verso l’unica uscita di emergenza che ci ha portati sul ponte».

La signora davvero cortese prosegue nel racconto della disavventura: «Abbiamo aspettato vicino alle scialuppe per un’ora con il vicecommisario di bordo, un napoletano di una trentina d’anni che ci diceva di tornare a dormire. Nel frattempo c’era stato il segnale di abbandono della nave (sette fischi lunghi e uno corto). Ma il vicecommisario sosteneva che la sequenza acustica significasse solo emergenza. A quel punto mio marito si è alzato dicendo di essere esperto di navi ed ex marittimo e solo a quel punto il vicecommissario si è convinto a calare le lance. Alle 22.30 -22.35 è arrivata la guardia costiera e sono iniziate le operazioni di trasferimento a terra».

A questo punto del racconto, la voce della signora Silvia si fa fioca quando quasi sussurando ci dice: «Meno male che la costa era vicina e che il tutto è successo durante la cena altrimenti se fosse successo durante la notte la catastrofe avrebbe avuto altri numeri».

Nel concludere il suo racconto Silvia ringrazia gli abitanti dell’Isola del Giglio: «Sono stati davvero fantastici e ci hanno soccorsi con indumenti e quant’altro sin dal nostro attracco sull’isola».

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