Laterificio Pugliese, a rischio 79 posti di lavoro. Il Sindaco: “Difficile il percorso intrapreso dall’azienda”
Altolà dell’Ufficio tecnico al progetto di realizzazione di 500 alloggi
La grave crisi che sta attanagliando l’economia nazionale non ha risparmiato l’industria del mattone, con gravi ripercussioni anche sulla produzione di laterizi che a Terlizzi aveva una importante realtà produttiva nello stabilimento della Laterificio Pugliese spa. Da mesi ormai la produzione a Terlizzi è del tutto ferma e la società ha avviato le procedure di licenziamento di 79 operai che fino ad oggi avevano usufruito della cassa integrazione. Lo ricorda in una nota l’Amministrazione comunale di Terlizzi.
«Per garantire loro un ulteriore periodo di copertura – sottolinea la nota – con ammortizzatori sociali, e per discutere delle prospettive dell’azienda e del mercato, si sono riuniti lavoratori, sindacati e proprietà, con il coinvolgimento anche del Comune di Terlizzi nella persona del Sindaco Vincenzo di Tria. Da tempo, infatti, la proprietà dell’industria sta interloquendo con il Comune per trovare soluzioni condivise per la trasformazione dei suoli interessati dalla produzione e dallo stoccaggio dei laterizi, in quanto l’impianto produttivo è diventato gradatamente incompatibile con il mutato tessuto urbano».
«Risale però all’agosto scorso – aggiunge il documento – il diniego dell’Ufficio tecnico comunale relativo al progetto di trasformazione urbana presentato dall’azienda a maggio del 2010 e che avrebbe visto la conversione delle aree dell’industria e del suo deposito lungo viale dei Lilium. Secondo il dirigente dell’Ufficio tecnico comunale, il progetto (che prevedeva la realizzazione di quasi 500 alloggi, di un parco e di una serie di servizi mutando la destinazione urbanistica di Piano Regolatore Generale, fissata come industriale), non risultava conforme alla normativa vigente e ne individuava una serie di necessarie modifiche e integrazioni. Ad oggi non risulta ancora pervenuta la prescritta documentazione integrativa da parte dell’azienda proponente ed il progetto non può passare alle fasi successive di completamento dell’istruttoria, esame del consiglio comunale e della Regione Puglia».
«Il Sindaco – si legge ancora nella nota – ha tenuto a precisare che non si può riversare sull’Ente alcuna responsabilità in merito all’attuale grave situazione occupazionale, poiché la strada scelta dall’azienda è irta di ostacoli e le procedure sono di complessa gestione, anche e soprattutto per quello che riguarda la ricollocazione del personale attraverso il coinvolgimento nel processo edilizio di trasformazione delle aree. Di Tria ha ricordato all’assemblea che inizialmente si era concordato con l’azienda un percorso di “delocalizzazione” dello stabilimento in altro ambito del territorio comunale, e che solo in tale prospettiva si sarebbe ottenuto il subitaneo reimpiego delle maestranze, semplicemente spostate dall’impianto “vecchio” a quello “nuovo”».
«Nel tempo – prosegue – i progetti dell’azienda sono mutati e si è passati dalla delocalizzazione ad una proposta di chiusura per la realizzazione in un’altra parte di territorio di un grande impianto di produzione di energia (progetto bloccato dalla Regione Puglia per incompatibilità rispetto al suo Piano Energetico), per poi approdare all’odierna proposta di sola trasformazione delle aree. È chiaro che così facendo l’azienda ha precluso ai lavoratori qualsiasi continuità lavorativa, se non attraverso la loro riconversione, attraverso appositi corsi di formazione, in maestranze edili da impiegare nella realizzazione delle opere di trasformazione urbana».
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