Storia di Giuseppe, i veri disabili sono quelli che gli impediscono una vita normale
Il racconto di un giovane costretto a fare i conti con i disagi di una città che non pensa ai diversamente abili
Chi è solito passeggiare per le strade di Terlizzi, lo avrà certamente notato: ama girare per le vie e per le piazze della Città dei fiori ammirando le sue bellezze e i bambini che rincorrono un pallone. Giuseppe, questo è il suo nome, purtroppo è costretto ad ammirare le bellezze della sua Terlizzi girando su una sedia a rotelle, accompagnato dalla sua badante.
Giuseppe è uno dei cittadini svantaggiati costretto a fare quotidianamente i conti con le difficoltà di vivere la città per le barriere fisiche e culturali ancora esistenti. Giuseppe si sfoga e anche a nome di altra gente che vive la sua stessa situazione facendo notare le difficoltà soprattutto nel fare la fila nei pressi dello studio del suo medico di base che è sprovvisto di segnaletica per la sosta dei disabili. E così è costretto ad aspettare il suo turno all’esterno trovando enormi difficoltà soprattutto nei periodi estivi e invernali in cui logicamente la temperatura si fa sentire o per il troppo caldo o per il troppo caldo.
Giuseppe racconta di quanto sia difficile fare anche le cose più semplici cercare una panchina con la sua badante che ha bisogno di sedersi. Nei pressi della scuola don Pappagallo per salire il marciapiedi Giuseppe deve scegliere fra cadere, perdere il posto o tornare indietro verso l’unica salita per la carrozzelle sita presso la cabina telefonica su viale Roma. Non gli resta che arrendersi e tornare a casa.
Giuseppe ha voluto fare solo questi due esempi che gli impediscono di fare una vita “normale”, ma allo stesso tempo fa notare che anche altrove a Terlizzi i problemi non cambiano. Eppure basterebbe poco per farlo sentire meno solo e più normale.
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