Lettera di un ragazzo vissuto in istituto. Un appello per ritrovare un’anonima signora che gli donò affetto

La Redazione
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Pubblichiamo sulle nostre pagine un appello da parte di un nostro lettore, il sig. Vincenzo. Un’infanzia trascorsa in un istituto per orfani il cui ricordo è legato ad una donna senza nome che però seppe dare al nostro lettore tanto affetto. Attraverso le nostre pagine il sig. Vincenzo chiede un aiuto per poter ritrovare questa donna o quanto meno conoscere il suo nome.

«Gent.mo Direttore,

chiedo da parte vostra se è concesso fare un appello attraverso la vostra redazione per via posta elettronica, rivolto ai concittadini Terlizzesi. Mi chiamo Maggi Vincenzo , fin dalla tenera età ho vissuto c/o l’ Istituto Ancelle del Santuario di Terlizzi, a cavallo degli anni tra il 1962 – 1973 dall’età di 3 fino a 16 anni, non mi vergogno e non nascondo le mie generalità, sono un figlio di “N.N. (dopo oltre 50 anni non riesco a capire e nessuno mi ha detto cosa vuole dire figlio di “N.N.).

Durante gli anni d’infanzia vissuto in istituto, anagraficamente mi chiamavo “Manzi, ma per sbaglio in istituto fui chiamato “Manzari”. Ancora adesso i ragazzi con cui ho condiviso gli anni d’infanzia si ricordano e mi riconoscono in “Manzari”, ma successivamente quando fui trasferito a Monopoli – BA- sempre in istituto ma questo gestito dalle A.C.L.I., fu corretto in “Maggi”.

In effetti non so ancora adesso se ci fu un errore anagrafico o se per caso mi misero in Maggi in quanto ero nato nel mese di maggio. Fatto sta che decisero in “Maggi” come risulta tuttora. Mi ricordo ancora adesso che mi veniva a trovare una donna dal viso dolce e bella, bionda, elegantissima, ed anche molto riservata, mi portava il suo amore e l’affetto come una vera “Mamma”.

Addirittura con il permesso della suora chiedeva il permesso di portarmi fuori dalle mura dell’istituto per fare insieme una passeggiata mano nella mano, come se fossi un suo figlio, mi portava anche a casa sua come un vero ospite offrendomi del pranzo, ed anche sulle giostre quando c’era della festa in paese. In modo particolare dopo oltre 50 anni ricordo ancora adesso che veniva a trovarmi anche in ospedale adiacente nei pressi dell’ Istituto, (durante l’infanzia nel periodo tra Giugno e Luglio venivo ricoverato spesse volte per “Pleurite”), tanto che durante le visite d’ amore e di affetto fatte da questa donna mi offrì una piccola statuetta in plastica della “Madonna”, nella speranza che questa mi guarisse. Questa donna dal viso d’angelo, elegante, molto ben curata persino nelle mani con le unghie ben tagliate e colorate di rosso, abitava allora a 200 – 300 metri nel quartiere di case popolari adiacente dell’ Istituto, dove ricordo ancora adesso sempre all’interno di questo quartiere esisteva un capannone di un certo “De Vanna” che vendeva una montagna di salumi e formaggi Doc esportandoli anche al Nord Italia ed anche all’estero. Sono sempre stato in moltissimi anni sempre con il ricordo e il pensiero di questa bellissima donna, nella speranza di poterla incontrare un giorno, ammetto che ho scritto anche ad alcune testate giornalistiche di programmi rivolto per una ricerca di maggiore ascolto per fare un appello, ma non ho avuto alcun riscontro.

Chiedo ora a voi se questo è consentito, mi rendo conto che sono passati oltre 50 anni più o meno, ma la mia speranza nella ricerca di questa donna rimane ancora più forte dentro di me, non mi perderò d’animo fino a quando non mi dirà se ancora adesso per caso abita ancora a Terlizzi o se si è trasferita altrove.

Posso solo dire che durante le visite fatte da questa donna con amore ed affetto di colpo è sparita, nel senso che non l’ho più vista, forse perché si era illusa di portarmi con sé, o forse la superiora l’ha proibito, o forse amareggiata di colpo non si è fatta più vedere. Tanti forse e tanti perché, ancora adesso mi chiedo e mi domando, a volte sembra che la colpa sia solo mia guardandomi allo specchio mi chiedo: è mia la colpa di essere un figlio di “N.N.? La superiora ormai è deceduta, ma mi chiedo che il segreto che aveva di me se l’è portata nella sua tomba.

Gent. Direttore questa lettera vuole essere un appello a tutti i cittadini di Terlizzi che hanno superato i 50 anni in modo particolare, e coloro che abitano ancora in quel quartiere, se conoscono questa donna, e se qualche donna si riconosce in lei per l’amore e l’affetto che mi ha dato durante gli anni d’infanzia e che veniva a trovarmi in istituto. Nella speranza di avere un riscontro da parte sua e dei cittadini Terlizzesi, saluto cordialmente tutta la città con sentimento».

Chiunque volesse mettersi in contatto con il sig. Vincenzo può farlo contattando la nostra redazione

 

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