«Caro Sindaco…», lettera aperta di Rifondazione Comunista al primo cittadino

La Redazione
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Il dibattito politico nelle ultime ore, alla vigilia di un consiglio comunale che deciderà le sorti della città, si fa molto serrato.

Anche forze politiche che non esprimono rappresentanti in Consiglio Comunale scelgono di partecipare alla discussione, proponendo, esaminando, discutendo sulla particolare situazione di instabilità nella quale versa l’attività amministrativa locale.

Pubblichiamo di seguito, in maniera integrale, la lettera aperta di Rifondazione Comunista destinata al primo cittadino.

Ciao sindaco,

abbiamo notato che negli ultimi tempi sia gli esponenti della destra terlizzese che gli pseudo esponenti del centro sinistra pongono grandi veti all’intera attività amministrativa del comune.
Per la verità siamo molto critici nei confronti di alcune nomine assessorili e di alcune scelte (come la vendita o svendita degli immobili comunali o il perenne conflitto di interesse di alcuni studi e componenti del consiglio e di giunta con l’operato di questa amministrazione – vedi la questione parco).
Ci siamo interrogati a lungo sui compromessi che tu hai accettato pur di raggiungere determinati risultati e obiettivi.
Ma il nostro punto di vista rispetto a SEL è ben diverso.
Noi riteniamo che tu debba prendere coscienza del fatto che in queste condizioni non puoi più lavorare come vorresti (anche se avremmo gradito che tu arrivassi alla fine del tuo mandato per fare una valutazione concreta di ciò che si è fatto e di ciò che si poteva fare).
I non presunti ricatti di Dantes, Grassi e Ceci ci fanno comprendere che con determinati esponenti non bisogna trattare mai, soprattutto quando questi ultimi invece di avvertire le problematiche della popolazione locale e non, legata alla crisi, al lavoro precario, alla deframmentazione delle famiglie (unici veri ammortizzatori sociali), si lasciano andare a domande di attualità magari legate alla nuova richiesta di orinatoi.
Noi riteniamo che tu debba dimetterti e debba andare in piazza per raccontare ai cittadini che determinati compromessi non si possono accettare né ora e né mai.
E’ meglio per certi aspetti morire politicamente per mano propria che per mano di altri, sapendo in propria coscienza di aver fatto tutto ciò che si poteva fare, con onore e dignità.
Se poi la fortezza Vendoliana ricadrà nelle mani della destra, beh allora significherà che il popolo ha dimenticato chi era Alberto Amendolagine, cosa ha rappresentato, però almeno quelli della Giovane Italia avranno qualcosa da fare, invece che andare di notte a suonare i campanelli.
Sai sindaco, noi ti abbiamo votato perchè volevamo e vogliamo un cambiamento che portasse la nostra città ad essere più umana. Una città che ponesse uno sviluppo sostenibile e che non facesse da galera. La realtà è che non può essere libera una città che con la propria classe dirigente fatta di baroni, clientelismi, affarismi e trasversalismi di destra e sinistra, opprime i propri giovani, il proprio futuro.
Qual è l’errore? Forse l’errore si chiama idea di cambiamento.
Non è una voglia, è un’idea e la si costruisce escludendo dai processi politici coloro i quali violano il mandato degli elettori o magari sono stati eletti con voti “alla Scajola o quasi”. Se tu sei democratico, fai decidere al popolo se determinati consiglieri meritano di essere votati e rieletti o meno.
Vai in piazza e racconta la tua verità. Vedrai che i cittadini sapranno decidere al prossimo turno. E se magari nella prossima campagna elettorale ci sarà voto di scambio, staremo a denunciare i corrotti e a vedere qual è il destino dei cittadini di questa città.
Nell’elaborare questa lettera ci è venuta in mente un frase dei racconti di Corto Maltese, quando Merlino guarda il marinaio e dice: «sta sognando ad occhi aperti e chi sogna in questo modo è pericoloso perchè non sa quando finisce il sogno».
Speriamo che tu possa mandare a casa coloro che per scarto passeranno a destra.

 

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