Vito Cotugno visto da Mario Colonna

Nicolò Marino Ceci

Il Direttore dell’Accademia delle Belle Arti di Bari parla della rassegna di Cotugno presso “Adsum”.

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Il vernissage della rassegna “Vitalità del classicismo” che è stato possibile visitare fino allo scorso 15 maggio presso la galleria “Adsum Artecontemporanea” – è una personale di Vito Cotugno – artista e insegnante dell’Accademia delle Belle Arti di Foggia.

All’inaugurazione oltre a curiosi, appassionati, c’era anche Piero Di Terlizzi – Direttore dell’Accademia delle Belle Arti di Foggia.

Ma a presentare l’esposizione delle quasi 30 opere dell’artista-docente è stato un altro Direttore di Accademia: Mario Colonna – già Docente e quindi Direttore dell’Accademia delle Belle Arti di Bari fino al 2005.

Nel corso della sua lectio magistralis sull’arte e sul Classicismo – “che va tenuto distinto dalla classicità” – Colonna ha ammonito che la poetica di Cotugno “attinge dal classicismo del passato per motivare il presente”.

Un ottimo motivo per giustificare la tracimante curiosità di alcune domande.

Perché Cotugno cerca nel passato i significati del presente?
A volte i temi sono pretesti per rinviare a situazioni contemporanee. Far riferimento alla storia non è solo per patinare di lustro e fondato il proprio lavoro, né tantomeno per cercare di offrire solide certezze. Noi non siamo figli di nessuno e ogni momento storico deve affrontare il raffronto con il precedente. Rubens per esempio diceva ai suoi discepoli: ”quando studiate le statue greche e romane, metteteci il colore, rendetele vive. Metteteci il sangue, la carne, le vene”: solo così la storia ha senso, solo quando è una riscoperta che ci pone delle domande.

E’ azzardato definire Cotugno un artista anticonformista?
Vito contesta tutta una serie di affermazioni del contemporaneo che inseguono la modernità ad ogni costo: oggi possiamo infatti già parlare di una tradizione della modernità. Perciò ‘anticonformista’ è chi non segue la corrente. Io sono convinto che anche le radici del futuro sono nella storia, anche perché la storia ci fa capire quali sono gli sviluppi possibili: pensiamo agli effetti della caduta dell’impero romano, alla caduta dell’impero russo e chissà cosa potrebbe essere la caduta dell’impero americano.

C’è bisogno di un nuovo Rinascimento?
In ogni momento abbiamo bisogno di rinascere: gli artisti del rinascimento toscano andavano in giro a riscoprire la romanità e volevano copiarla. Donatello andava con Brunellseschi nei ruderi della Roma antica per capire le tecniche costruttive dei romani; ma non ne hanno fatto la copia: Donatello è stato Donatello; Brunelleschi è stato Brunelleschi. La storia rivive attraverso l’esperienza e quindi bisogna guardare ciò che è solido del passato, non fermandosi alla pelle, ma scavando in profondità.
Come definisce la cifra stilistica di questo artista?
Vito è una persona pervicacemente attaccata al percorso che ha scelto; a lui piace entrare nelle pieghe della forma, anche tecnicamente.
3 cose che andrebbero recuperate dal classicismo.
Innanzitutto il forte convincimento e la caparbietà nel perseguire gli obiettivi prescelti del proprio lavoro; la libertà assoluta dai vari lacci e lacciouli che la società ci impone. E infine lo studio accanito – inteso come preparazione e quindi momento formativo – che non deve mai lasciarsi andare nel manierismo di se stessi.

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