Quale meritocrazia per la Pubblica Amministrazione?
Meditando di inezie e di meritocrazia: riflessioni “ad alta voce” del dr. Vito Ruggieri, già segretario generale del Comune di Andria
"Meditando di inezie e di meritocrazia". E’ questo l’incipit dello scritto del dr. Vito Ruggieri, terlizzese per lunghi anni dirigente della Pubblica Amministrazione -comune di Giovinazzo- e dal 1992 al 2005 segretario generale oltre chè direttore generale del Comune di Andria. Un intervento che siamo certi non mancherà di suscitare alcune riflessioni sulla condizione in cui versa la nostra Publbica Amministrazione, sia a livello centrale che regionale.
"Meditans nugarum, dicevano i latini -commenta il dr. Vito Ruggieri-, ossia meditando di inezie, la mia riflessione sfocia, forse, per vocazione professionale, sulle misure innovative, conclamate dalla politica di destra e di sinistra, che, secondo la rispettiva propaganda, sarebbero preordinate a realizzare la cosiddetta meritocrazia.
Detto termine è, largamente, usato ed abusato dal mondo politico, quale presupposto imprescindibile per assicurare l’efficienza, l’efficacia ed, in sostanza, il buon andamento dell’azione amministrativa nelle pubbliche amministrazioni.
Mi occuperò di due esempi di misure innovative pro-meritocrazia, applicati, l’uno dalla destra e l’altro dalla sinistra politica e, precisamente, dal ministero della Funzione Pubblica e dal governo della regione Puglia.
Il ministro della Funzione pubblica, on.le Brunetta, che rivendica di aver riformato la burocrazia combattendo l’inefficienza e premiando l’impegno e le capacità lavorative, ha, tra l’altro, innovato il sistema dei controlli interni nelle pubbliche amministrazioni, allo scopo di garantire la valutazione e valorizzazione delle risorse umane e conseguire l’obiettivo della meritocrazia.
A tal fine, ha istituito un’apposita commissione ministeriale per la valutazione, la trasparenza e l’integrità delle pubbliche amministrazioni, che dovrebbero dotarsi di un organismo indipendente di valutazione della performance e della produttività gestionale delle strutture e del personale.
La neo-istituita commissione dovrebbe esercitare una sorta di vigilanza, anche attraverso l’emanazione di linee guida nei confronti dei cosiddetti organismi indipendenti di valutazione della performance delle strutture e del personale, operanti nelle pubbliche amministrazioni statali e locali.
A mio avviso, detta commissione sembra una nuova struttura analoga ad un dicastero ministeriale, che non solo presuppone costi aggiuntivi per il suo funzionamento, ma aggrava l’esercizio dei controlli interni degli enti locali, comprimendone l’autonomia.
Peraltro, l’indipendenza dei predetti organismi appare condizionata, essendo nominati dal competente organo politico.
In sostanza, l’organismo pseudo-indipendente di valutazione è subordinato alla vigilanza della commissione ministeriale ed alle direttive dell’organo politico, che lo ha nominato.
Infatti, la commissione ministeriale ha diramato dettagliate linee guida, riguardanti i requisiti
culturali, professionali ed anagrafici, che dovrebbero possedere i componenti degli organismi indipendenti di valutazione e, precisamente:
1) laurea in ingegneria o economia;
2) esperienza di management nel campo del settore privato;
3) età media non superiore a 50 anni.
In merito agli accennati requisiti ravviso che:
a) sia da ritenere irragionevole l’esclusione delle lauree ad indirizzo giuridico, le quali, al contrario, mi sembrano più pertinenti, in relazione alla peculiarità delle funzioni da esercitare.
b) l’esperienza professionale nei campi del management di stampo privatistico non ha successo nel settore del pubblico impiego ed, in particolare, degli enti locali;
c) il requisito anagrafico sembra, addirittura, capzioso, dovendo ricercare la media dell’età, ove si consideri quella dei politici e, soprattutto, che l’intelligenza non ha età e che l’esperienza cresce con l’età.
E’ auspicabile, pertanto, che si formi una rinnovata sensibilità a favore dei controlli interni rendendoli più penetranti ed autonomi dalla politica , essendo stati, peraltro, eliminati quelli esterni,
nonché fondati su adeguate metodologie di valutazione, aderenti alle peculiarità delle singole amministrazioni pubbliche, tenendo ben presente che la demagogia lessicale, inglesizzante, come performance, management può far chic, ma non è risolutiva della reale misurazione dell’impegno e delle capacità professionali del pubblico dirigente.
Forse, sarebbe utile collegare il sistema -prosegue il dr. Ruggieri- dei controlli interni nelle pubbliche amministrazioni, alla corte dei conti, laddove è istituita una sezione di controllo, in funzione collaborativa, scarsamente utilizzata, ove si voglia, veramente, tentare di conseguire l’efficienza della valutazione ed una plausibile misurazione della cosiddetta performance delle strutture e del personale.
Purtroppo, dalla Gazzetta del Mezzogiorno dei giorni 8 e 26 gennaio 2011 si apprende che alla Provincia di Bari sia scoppiata la bagarre nella costituzione di vari organismi interni, che sarebbe avvenuto con il sistema politico bipartisan, coinvolgendo, cioè, anche l’opposizione nella nomina dei componenti, che ha prodotto errori, rettifiche e deplorevoli conflitti politici nell’individuazione dei prescelti.
Gli accennati eventi della provincia di Bari evidenziano, chiaramente, che le misure innovative di Brunetta, volte a realizzare la meritocrazia risultano prive di efficacia, atteso che permane l’insindacabile ingerenza della politica e la conseguente lottizzazione delle nomine, in seno agli organismi dei controlli interni.
Allo stato, peraltro persiste il sistema secondo cui le funzioni dei controlli interni vengono conferiti a soggetti, esperti o meno, in tale materia, i quali svolgono un’altra attività lavorativa subordinata o libero professionista, vedendosi riconosciuto un ulteriore corrispettivo economico, che si aggiunge al loro reddito, spesso, alquanto cospicuo.
In un momento storico in cui il lavoro scarseggia, non mi sembra insensata l’idea di istituire nuovi corsi di studio presso le università per la formazione di esperti della valutazione, della misurazione e del controllo di gestione delle strutture e del personale delle pubbliche amministrazioni, in modo da produrre una nuova categoria di lavoratori, specializzati nel campo dei controlli interni, da selezionare, però, con idonee procedure concorsuali, alla stregua dei concorsi pubblici.
La Regione Puglia, poi, si è occupata della selezione della nomina dei direttori generali delle ASL, mediante una procedura selettiva, che non ha precedenti e che dovrebbe garantire la meritocrazia, in modo da assicurare l’autonomia e l’indipendenza dei prescelti nell’esercizio delle complesse funzioni direzionali della sanità pugliese.
Tuttavia, la selezione è stata eseguita con un discutibile sistema pisico-attitudinale di stampo privatistico senza prefissione di specifiche materie di esame e criteri obiettivi di valutazione dei requisiti culturali e professionali dei candidati, invitati a parteciparvi in modo irrituale.
Purtroppo, la nomina dei direttori generali delle ASL resta affidata al potere discrezionale della sfera politica , che tra l’altro, da quanto si apprende dagli organi di informazione, terrà conto della sensibilità sociale degli idonei, il che, con tutta la buona volontà, non si presta a garantire un’agevole ed imparziale valutazione dei nominati, nonché la loro indipendenza dalla politica.
Il surriferito sistema di nomina dei direttori generali della ASL, peraltro censurato dalla Corte Costituzionale, non impedisce che possa sfociare nella lottizzazione politica a discapito della meritocrazia e quindi del risamento finanziario e gestionale della sanità.
Del resto, i risultati dell’innovativo sistema di selezione non sembra che abbia prodotto eccellenti risultati.
Sarebbe stato preferibile che, il procedimento selettivo, conclusosi con l’individuazione di 33 soggetti dichiarati idonei, fra oltre 200 concorrenti, tra i quali il governo regionale della Puglia dovrebbe scegliere i direttori generali, avesse prodotto la formazione di una vincolante graduatoria di merito, da cui attingere per la loro nomina senza intromissioni politiche.
Ove si voglia realizzare, veramente, la meritocrazia e, quindi, l’efficienza, l’efficacia e l’economicità di gestione della pubblica amministrazione, la politica deve abdicare alla sua supremazia ed inventare criteri obiettivi ed imparziali nel reperimento e nella valutazione delle risorse umane, conformati alla realtà organizzativa ed all’ordinamento giuridico di ciascun ente, in modo da incentivare il senso del servizio da rendere alla collettività.
Non sarebbe, ad esempio, inadeguato -conclude il dr. Vito Ruggieri-, consultare, periodicamente, i cittadini con il sistema della customer satisfaction, in modo che questi possano esprimere il loro giudizio sui risultati della gestione sia per quanto concerne la sfera burocratica che quella politica.
In conclusione, la reale meritocrazia resta un traguardo utopistico e le misure innovative adottate dalla politica di destra e di sinistra si connotano come inezie".
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