Proposte per la rigenerazione urbana

La Redazione
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Accogliamo sulle nostre pagine un ulteriore contributo relativo al Rulab, al laboratorio di rigenerazione urbana. A scriverci è un nostro lettore, il sig. Renato Brucoli, che si fa interprete di alcuni interrogativi comuni alla cittadinanza.

«Proprio nella giornata in cui termina il cantiere di partecipazione urbana denominato Rulab, il consiglio comunale se ne occupa, e il cittadino avverte il dovere di pensare al dopo: che ne sarà delle proposte effettuate? Saranno rese note? La partecipazione suscitata sarà stata occasionale e strumentale, solo perché prevista dal meccanismo di legge regionale (art. 3 L.R. 21/2008) alla base del finanziamento delle opere, o scelta strategica per innovare veramente il tessuto sociale e urbano di Terlizzi? E se è così, perché non inserire, proprio nella zona prescelta per la riqualificazione partecipata, un grande cantiere di “partecipazione permanente”?» si chiede Brucoli.

Un intervento, quello del nostro lettore, finalizzato a consentire che «alle parole seguano i fatti».

Riportiamo di seguito il contributo in maniera integrale, al fine consentire, anche attraverso il nostro mezzo, una partecipazione la più ampia possibile su una tematica molto sentita dalla cittadinanza.

«1 . Partecipazione permanente
Nel Comune di Terlizzi il tasso di partecipazione del cittadino all’attività amministrativa è prossimo allo zero. Chi invoca il coinvolgimento sociale è voce che grida nel deserto.
È allora necessario e urgente che proprio nell’area in oggetto, interessata alla partecipazione popolare non già per volontà dei nostri amministratori ma per l’obbligatorietà del meccanismo normativo previsto dall’art. 3 della legge regionale n. 21/2008, venga individuato un luogo preposto alla “partecipazione permanente”; uno spazio fisico multifunzionale, edificato e con pertinenze all’aperto su area verde, capace di ospitare iniziative sociali e culturali legate alla manifestazione del pensiero e alla crescita partecipata.
La prossimità rispetto all’istituto scolastico “Don Pietro Pappagallo” risulterebbe importante in quanto rinvierebbe, presso le giovani generazioni, a un’esemplarità oltremodo simbolica e significativa in vista della rigenerazione del tessuto sociale di una comunità ormai lacerata e ridotta a brandelli per assenza di partecipazione regolamentata, sostituita da politiche di favore.
Nel luogo troverebbero ospitalità i comitati di quartiere, i comitati di gestione dei contenitori culturali, il consiglio comunale dei bambini, le azioni per la definizione del bilancio partecipato, la consulta delle associazioni e il suo ufficio di presidenza, i cantieri delle politiche ambientali e giovanili, le consultazioni per elaborare i programmi di rigenerazione urbana e redigere il Piano urbanistico generale. Ovviamente troverebbe spazio anche l’assessorato comunale alla partecipazione, da strappare al coma profondo in cui si dibatte.

2 . Uffici comunali
Un ideale raggio d’azione di poche centinaia di metri dal centro dell’area urbana da rigenerare, periferica ma fortemente residenziale, includerebbe migliaia di cittadini residenti.
A fronte di questo dato, il decentramento degli uffici comunali e la dismissione del patrimonio comunale adibito ad ufficio, farà sempre più in modo che il cittadino, per accedere ai servizi predisposti dall’Ente, debba allontanarsi dalla città e percorrere alcuni chilometri lungo la direttrice per Mariotto, al fine di raggiungere il cosiddetto “nuovo mercato dei fiori”, inopinatamente adibito a sede di svariati servizi e di fatto utilizzato come luogo di rappresentanza istituzionale oltre che di riunione dell’esecutivo.
La proposta è di adibire una fetta di edilizia sociale nella zona interessata dal Rulab, a sede di uffici comunali, facilmente raggiungibili dalla popolazione residente, valutando altresì la possibilità di individuare analoga polarità (fuori progetto) nello stabile al momento ospitante gli uffici di polizia municipale, da sopraelevare.

3 . Piscina comunale
I programmi amministrativi della maggior parte dei partiti e dei movimenti politici locali propongono e reclamano da anni, con l’avallo dei cittadini singoli e associati, l’edificazione di una “piscina comunale”, vale a dire di una struttura pubblica che favorisca l’attività motoria legata al nuoto. Molti cittadini si recano a Ruvo di Puglia in analoga struttura.
Il suggerimento è di sostituire la sagoma di una “piscina comunale” a quella della palestra da abbattere e riedificare.
La prossimità dell’istituto scolastico “Don Pietro Pappagallo” (che già dispone di palestra scoperta), frequentato da popolazione infantile interessata all’attività motoria in orario antimeridiano anche come azione di contrasto al sovrappeso in età scolare, giustificherebbe un programma integrato dietetico-motorio per la salvaguardia della salute, oltre che il più vasto utilizzo pubblico della struttura in orario pomeridiano e serale.

4 . Verifiche
La precedente esperienza di riqualificazione urbana legata al Pirp (Programma integrato di riqualificazione delle periferie) nelle zone PEEP Chicoli e IACP di via Diaz, il cui effettivo inizio dei lavori è stato ripetutamente annunciato come prossimo, non ha goduto di verifiche dell’attività partecipata svolta da un lustro. Ad oggi non è dato sapere quali e quanti fra i suggerimenti offerti dai cittadini coinvolti nell’iniziativa pregressa siano stati effettivamente adottati nella progettazione definitiva ed esecutiva, né quale sia il cronoprogramma degli interventi.
Per un fatto di serietà nello svolgimento dell’azione amministrativa, e di rispetto sostanziale del cittadino che partecipa, auspico che altrettanto non avvenga in questo caso. Che cioè i coinvolgimenti non siano occasionali ( = del momento, vale a dire strumentali) ma verificabili lungo i passaggi di perfezionamento e attuazione della programma, specie se finanziato.
La Società cooperativa R&S Ricerca e Sviluppo, individuata non già in base a procedura concorsuale ma con semplice determina dirigenziale in quanto “altamente specializzata in percorsi di progettazione partecipata”, verrà compensata con euro 23.640,00 per il coinvolgimento della popolazione in circa 20 giorni, e nella misura di euro 15.000,00 per ogni milione di euro finanziato qualora il Comune di Terlizzi, grazie al supporto tecnico e amministrativo della stessa, dovesse effettivamente accedere al finanziamento pubblico.
Se così fosse, risulterebbe grave che il cordone ombelicale della partecipazione si interrompesse immediatamente dopo aver esaurito la primissima fase di coinvolgimento, al punto che nei passaggi successivi la R&S avesse a riferimento solo il dirigente comunale che l’ha individuata, che liquiderà il compenso e che ha elaborato il progetto generale da perfezionare, e non già il cittadino che ha contribuito a rappresentare le istanze sociali.

Bisogna insomma fare in modo che, all’esborso di denaro pubblico (cioè di tutti) corrisponda un incremento di civiltà, di partecipazione e di riqualificazione urbana a vantaggio di tutti».

 

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