Inaugurata “Fil Rouge” tra musica e poesia
Sono intervenuti il prof. Dello Russo, Aldo Di Tommaso, Francesco Bonaduce
Sabato scorso si è inauguratala rassegna collettiva “Fil Rouge e contaminazioni” nella galleria “Adsum Artecontemporanea”.
Il vernissage si è aperto con gli assoli di tromba del musicista Aldo Di Tommaso, che ha eseguito due brani musicali di compositori contemporanei. Subito dopo è stata la volta di Francesco Bonaduce, che ha letto un racconto di Marina Santeramo – una delle artiste espositrici -, con l’accompagnamento musicale di Giuseppe Tatoli.
La sua voce calda sotto la luce rossa scandiva parole emozionate e sincere, solleticando l’immaginazione dell’attento pubblico nell’oscurità del suo religioso silenzio.
E’ quindi intervenuto il Prof. Dello Russo – critico di Adsum – che ha affermato:”a partire dagli anni ’50 del secolo scorso nell’elaborazione filosofica, culturale ed artistica si è andato sostituendo alla duplicità teoretica Natura – Storia il dominio solistico della Tecnologia: si è così generata una vera mutazione antropologica per le trasformazioni che ha prodotto in tutti i campi; dai nuovi modelli comportamentali di vissuto al ‘sentire’ neurologico dei saperi.
Si è imposto un nuovo metodo della conoscenza: il principio della totalità del reale veniva progressivamente sostituito da quello della complessità da analizzare.” E ha chiosato:”ecco il ricorso ad un ’fil rouge’ per realizzare ricerche individuali e al contempo relazionali per testare l’Io e il mondo. Questa connessione di ricerca e sperimentazione si manifesta in Enrico De Leo con il lavoro su frammenti digitali, creando un immaginario personale fatto di immagini prelevate dal web e manipolate.
L’inizio è un buio pesto, ma ne emerge una nebulosa lattiginosa da cui si sviluppa un filo di vita che segna la genesi di rapporti interpersonali. Il filo rosso in Vito De Leo vede quella nebulosa diventare nel nero dell’abisso un celenterato bianco: è l’anima’ che constata le violenze delle passioni interne dell’eros e dell’’amore’ come quelle sociali delle ‘guerre’. Marina Santeramo ci racconta – nell’apparente semplicità affabulato ria della contaminazione interattiva tra pittura e scrittura – della vita generata: nella leggerezza fiabesca c’è tutta la poetica dell’ultimo Calvino, che nei racconti favolosi, afferma verità filosofiche.” Per quanto riguarda le due fotografe in mostra, dello Russo continua:”per Maria Pansini il filo rosso è mezzo tecnologico di conoscenza degli altri e di sé. Si è infatti appropriata dello ‘sguardo’ sfuggito a Marina che utilizza per indagare gli altri e se stessa. Il mondo si presenta sfaccettato nel senso proprio di più facce con tante storie, per cui l’opera è un collage: sono i volti e le persone che ha incontrato con cui pur in un frammento esistenziale, si è creata un’intesa umana.
Lo sguardo fotografico di Mirella invece, sembra essere oggettivo, ma in realtà è carico di connessioni sociali ed etiche: il ‘monumento all’Olocausto’ s’impone con un gioco ritmico e serrato di bianchi e di neri, in cui c’è la netta e drammatica contrapposizione tra la vita e la morte e quest’ultima potrebbe prendere il sopravvento se ritornasse “la linea del muro”, che divideva la città in due separatezze.”
La rassegna sarà visitabile fino al 16 aprile, dalle 9 alle 12,30 e dalle 18,30 alle 20,30, escluso i giorni festivi e il giovedì pomeriggio. Ingresso gratuito.
Per info www.retearte.it .
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