Si è chiusa la mostra “Femminile plurale”
3 gli artisti espositori: Maria Addamiano, Paolo De Nicolo e Massimiliano De Nicolo
Sabato 26 marzo si è chiusa la mostra dal titolo “Femminile plurale” all’interno della galleria “Adsum Artecontemporanea”.
Più di 30 le opere in esposizione – tra dipinti, sculture e intarsi su legno – per tre artisti: Maria Addamiano – molfettese, Paolo De Nicolo e Massimiliano De Nicolo – terlizzesi.
Per Luigi Dello Russo – Critico di Adsum – è stata l’occasione per parlae della donna e del ruolo che riveste nella società contemporanea. E al contempo un modo per poter spiegare le tecniche stilistiche e tematiche ricorrenti nei tre artisti espositori:”le sculture di Maria Addamiano rifiutano il corpo perfetto, levigato, scolpito che si riscontra nella pubblicità dei rotocalchi o nelle trasmissioni televisive. Quelli sono ‘corpi-oggetto’, indotti a tale condizione per fitness, chirurgie plastiche e cure estetiche: tali immagini si offrono quali osservazioni fenomeniche, immagini fisiologiche e fisiche.
E’ questo un guardare esterno, mentre l’Addamiano, favorita dalla scelta personale della cartapesta e proprio perciò manipolata e vissuta, crea figure femminili oscillanti tra informali e materiche, ricucendo così la cesura tra apparenza e interiorità . Ne conseguono opere pregnanti di componenti fisiche e psichiche: corpo ed inconscio, macerazione della carne e sofferenza emotiva di donne vere ed autentiche.
I lavori del giovane Massimiliano De Nicolo porrebbero un’ annosa questione: dove finisce l’artigianato e dove inizia l’arte? Ma questo è sicuramente un falso problema: entrambe le parole hanno una comune radice: ‘art’. Tuttavia con le avanguardie artistiche del secolo scorso e nell’ attuale momento dominato dal design, il ‘gerere ‘ art, il ‘fare’ arte , non è più , o ancora, servirsi di tele, pennelli e colori, ma utilizzare qualsiasi materiale come di qualsiasi gesto per costruire ‘oggettività’ od esprimere ‘soggettività’.
Il De Nicolo infatti utilizza l’antica e nobile arte dell’intaglio e dell’intarsio di legni più o meno pregiati per costruire figure di giovanette adolescenti ed esprimere quella ‘leggerezza dell’essere’ che è propria di quell’età, quando si è, o si crede, di essere parte integrante della natura, di un momento di essa, quello primaverile, il più etereo e svolazzante come una farfalla birichina: è il greco Kairos, l’attimo propizio di bellezza e purezza che non crede, né teme il Kronos, il tempo devastante fino alla distruzione.
Infine Paolo De Nicolo che nella sua maturità coglie delle donne il momento centrale del tempo che fugge: quello della piena floridezza come carne solida e tornita la cui resa naturalistica si accende di bagliori bruciati, evocando messaggi simbolici e perciò di lettura soggettiva. Sono figure di donne-mogli e di donne-madri viste da prospettive inusuali: dall’alto e da particolari angolazioni, che ricordano talvolta le costruzioni postcubiste di Tamara de Lempicka, come ad evidenziarne bellezze nascoste diversamente non godibili. Altre volte invece si lascia andare ad un naturalismo più realistico, come in alcuni accattivanti ritratti apparentemente più oggettivi, ma comunque ricchi di allusioni emotive interiori, sulle orme di Frida Kahlo, soggetto e oggetto della ‘magia’ femminile”.
Per maggiori info www.retearte.it .
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