Michele Grassi sulla mozione di sfiducia al Sindaco: «Avevo richiesto che il sindaco si dimettesse per poi ripartire»
Il Consigliere Pd interviene sulle modalità di richiesta di dimissioni del sindaco presentate dalle opposizioni nel Consiglio Comunale del 7 febbraio
Esige chiarezza e puntualità il consigliere comunale Pd Michele Grassi, da tempo in rotta con la maggioranza cittadina.
Una chiarezza che, secondo il suo avviso, sarebbe mancata all’atto della presentazione della richiesta di dimissioni del Sindaco durante il Consiglio Comunale celebratosi lo scorso 7 febbraio.
Avevamo riportato nella cronaca dei fatti salienti di quel Consiglio Comunale «il consigliere Grassi, pur tra i firmatari della mozione, non ha partecipato al voto» ed è proprio su questo scritto che il Consigliere tiene a fare alcune precisazioni, fornendoci le testuali dichiarazioni espresse nella sede di quel Consiglio, direttamente attinte dai verbali ufficiali dell’assise.
Da quanto affermato da Grassi nel Consiglio Comunale emergevano chiare perplessità circa la modalità di redazione della mozione di sfiducia. Quel che si contesta è che «si tratta di uno scritto illegibile».
«Ricordo che l’art. 52 dice: “Deve essere motivata e sottoscritta … (la mozione di sfiducia, ndr). (..) Sottoscrizione significa scrivere il proprio nome e cognome, con firma leggibile, sotto il documento, sotto la lettera, sotto il foglio, sotto l’atto. (…) Può una pubblica amministrazione adottare un foglio, un brogliaccio?».
Una dichiarazione che lascerebbe presumere un rifiuto formale, ma non politico, nel sottoscrivere la mozione di sfiducia.
E’ giallo dunque sulla firma. Mentre Grassi sostiene di aver richiesto sì le dimissioni del Sindaco, ma di non aver sottoscritto quella mozione di sfiducia così formulata, in un comunicato ufficiale del Comune appare il seguente passaggio: «Il voto ha rigettato la mozione e il Consiglio Comunale a maggioranza ha riconfermato la fiducia al sindaco di Tria che ha così incassato il sostegno degli 11 consiglieri della sua maggioranza “storica”; nove i voti favorevoli all’accoglimento della sfiducia perchè il consigliere Grassi, pur tra i firmatari della mozione, non ha partecipato al voto».
Da quanto emerge dall’intervento di Grassi, è evidente, tuttavia, una volontà politica di ottenere la sfiducia del Sindaco.
«Nell’ultimo Consiglio Comunale, anche in maniera molto isolata, ho richiesto al Sindaco un gesto di coraggio, di sussulto, di dignità politica. Non credo che alcuno mi possa smentire. Ho chiesto al Sindaco di fare un gesto forte di discontinuità, alla luce di quanto è successo, di quanto sta succedendo, di quanto succederà nei prossimi giorni, sempre per le “cartelle pazze”(…) Avevo chiesto un segnale forte al Sindaco: di dimettersi. Tutti sappiamo che nella vita può succedere che necessiti un attimo di fermare tutti i treni: treni in corsa, treni impazziti. E di riannodare le fila».
Parrebbe dunque di capire che Grassi non è ritornato sui suoi passi: sfiducia sì, ma con atti a regola d’arte, perchè non si abbiano intoppi di carattere tecnico burocratico. Gli stessi che ritardarono le dimissioni del Consigliere De Palma e l’insediamento conseguente del Consigliere Dantes.
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