Aspettando il 150° anniversario dell’Unità di Italia
Lettera aperta del presidente del Centro Studi Politici “A. Moro”.
Ospitiamo sulle nostre pagine il contributo del prof. Vito De Leo, presidente del Centro studi politici “A.Moro”, alla vigilia delle celebrazioni del 150° anniversario della nascita dell’Italia unita.
«Poiché riteniamo che il valore dell’Unità d’Italia, almeno questo, non debba essere ad appannaggio di partiti e motivo di scontri e dibattiti inutili, lanciamo un appello alla Civica Amministrazione affinché sia realizzato un programma comune di iniziative da attuarsi dal 17 marzo in poi aperte a tutti i cittadini.
Il 17 marzo 1861, infatti, Vittorio Emanuele II veniva proclamato re d’Italia. Sarebbe utile poter costituire un Comitato promotore che coordini le varie iniziative. Sarebbe questo un modo per rammentare, soprattutto ai giovani, la partecipazione dei nostri concittadini alla storia del Risorgimento. Sarebbe questa un’interessante occasione per rievocare tanti episodi di eroismo, i molti giovani che sacrificarono la loro vita per la causa della libertà, dell’indipendenza e dell’unità.
Valorizzeremmo così il nostro originale apporto al patrimonio storico – nazionale. Bisognerà, pertanto, realizzare iniziative capaci di operare una narrazione dotata di un’autentica capacità attrattiva, in grado di accrescere il sentimento democratico e di sviluppare una buona rappresentazione simbolico – collettiva.
Gli eventi celebrativi potranno essere anche un’opportunità da utilizzare appieno per riflettere sulle radici dei cambiamenti che hanno trasformato l’Italia. Per queste pagine di storia comune che andremmo a scrivere tutti insieme, dovremo aspettarci perciò grande partecipazione, senza scetticismi e senza tergiversazioni, da oggi al 17 marzo e oltre.
La memoria è conoscenza, ricerca, ripensamento, rivisitazione partecipe di luoghi, uomini, delle loro storie, delle loro idee, per guardare avanti e scegliere.
Trincerarsi dietro il dubbio, festa o non festa, apertura o chiusura di scuole, fabbriche e uffici significa avvolgere di cortine fumogene e cattiva coscienza le vere ragioni che ci devono chiamare a festeggiare.
Dobbiamo dire ai giovani, a chi è coinvolto in queste celebrazioni, di fare squadra, di trasmettere nelle scuole, nei luoghi di lavoro e nei luoghi di svago il messaggio dell’unità nazionale, dell’identità italiana, della causa comune e del patto che deve legare gli italiani del futuro in difesa di valori risorgimentali che sono poi confluiti nella Costituzione, per far crescere un’Italia unita, libera e democratica».
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