La Flai Cgil denuncia: «Il sangue dei braccianti immigrati continua a scorrere nelle campagne baresi»
L’incidente mortale occorso ai tre braccianti agricoli albanesi all’alba di martedì scorso ha davvero scosso la città di Terlizzi.
Nel giorno in cui la città si stringe nel dolore ed osserva il lutto proclamato dal Sindaco, le associazioni di categoria esprimono le proprie perplessità ed avanzano richieste.
Il cordoglio era già stato espresso nella stessa mattinata di martedì dalla Fiaca che aveva fatto esplicita richiesta di sospensione dei lavori del Consiglio Comunale in atto. Una richiesta che trovò immediatamente accoglimento.
Oggi ad esprimersi è la Flai Cgil che ha convocato nella giornata di ieri una conferenza stampa per denunciare il fatto che «l’agricoltura continua a mantenere nelle statistiche del Paese il triste primato degli infortuni sul lavoro e delle morti bianche».
« Ancora una volta i più deboli sono esposti ai maggiori rischi. L’ennesimo infortunio in itinere occorso a tre braccianti albanesi impegnati nella campagna di raccolta delle olive nei campi di Terlizzi riaccende i riflettori su una delle vicende più drammatiche del mondo del lavoro» spiega Il Segreterio Generale FLAI-CGIL di Bari G. Mincuzzi.
«Da anni La FLAI CGIL di Bari denuncia le gravi condizioni in cui sono costretti a lavorare i braccianti nella nostra Provincia.
L’agricoltura continua a mantenere nelle statistiche del Paese il triste primato degli infortuni sul lavoro e delle morti bianche.
Il lavoro svolto sino ad oggi dal Sindacato sul fronte dell’innalzamento delle misure di prevenzione in agricoltura e di informazione dei braccianti ha registrato da ultimo una pesante battuta di arresto, a seguito delle misure varate nelle scorse settimane dal governo Berlusconi in materia di sicurezza sul lavoro, esonerando la stragrande maggioranza delle aziende agricole dalla presentazione del documento sulla valutazione sui rischi» continua.
«Il piano nazionale di prevenzione in agricoltura, recentemente approvato, esclude inoltre, quelle aziende che hanno meno di cinquanta dipendenti, dall’attività ispettiva da parte delle autorità competenti.
Se si considera che oltre il 90% delle aziende del settore sono di piccola e piccolissima dimensione e non raggiungono la quota di dipendenti prevista si può affermare in tutta tranquillità che l’agricoltura è un settore dove purtroppo è normale e naturale restare coinvolti in incidenti».
E conclude: «Viene allora da domandarsi cos’altro debba ancora accadere affinché il governo, le istituzioni locali e l’Inail facciano qualcosa per fermare questa piaga e per mettere i lavoratori agricoli nelle giuste condizioni di sicurezza».
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