Sara Di Costanzo: «Spero di tornare presto a Terlizzi»

Nicolò Marino Ceci

Intervista all’autrice della rassegna “Le stelle del circo”.

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Fino al 13 novembre presso la Galleria “Adsum Artecontemporanea” è possibile visitare la rassegna dal titolo “Le stelle del circo”, a cura di Sara Di Costanzo.

Di Costanzo ha esposto per l’ultima volta nella nostra città nel 2009, nell’ambito della rassegna “In Primis”, insieme ad altri giovani talentuosi artisti.

Oggi si presenta nuovamente al pubblico terlizzese con un ciclo di opere sul tema del sogno. Nel corso dell’inaugurazione di sabato scorso, ad accogliere i visitatori c’erano le melodie di Nino Rota – che sublimavano un’atmosfera quasi fantastica e senza tempo.

In quest’intervista il punto di vista di questa curiosa artista di Salerno.

“Le stelle del circo” sono stelle cadenti o fisse in un cielo di cristallo?

Fisse, il movimento è del tutto assente, anche se la dimensione è quella del sogno e quindi più vicina ad un’idea di metamorfosi. Sono fisse come un ricordo, come un’immagine conservata nella memoria per un tempo indefinito che si riaffaccia ricordando luoghi, suoni.

Se le sue opere fossero fotogrammi di una fiaba, questa che finale avrebbe: lieto o avvolto dal mistero?
Un misterioso lieto fine, inaspettato e goloso come il sapore di una caramella.

I suoi soggetti hanno molto di infantile, ideale, onirico. Li ha sognati prima di raffigurarli?

No, ma il circo fa sognare, almeno me. Infantile si, certo, la stella in particolare è una figura infantile, legata al mondo del sogno e della fiaba, astratta e luminosa, come il luccichio negli occhi dei bambini che vedo al circo, c’è sorpresa, c’è emozione, forse un po’ di paura e tanta eccitazione; questo sono le mie stelle.

Quanto l’arte – idealmente considerata – è sogno?
Quanto riesce a restituirne l’idea. Molti guardando la mia mostra hanno parlato di sogno, di fiaba, ed io quando dipingevo pensavo a questo, all’idea del sogno e di una dimensione fiabesca.
Poi l’arte è sogno quando dimentica la condizione temporale, quando il tempo non trova all’interno dell’opera una connotazione precisa.

Ma un’arte che sogna è un’arte che ha perso il contatto con la realtà e che perciò rifugge frustrata nell’immaginifico?
E’ la realtà che regola il sogno, il sogno nasce e si struttura sulla realtà. Poi se ne distacca, per scelta, la riflette astraendola, ma mai dimenticandola.

Oggi invece è più vicina al sogno o al sonno?
Al sogno; non si dorme, ma tutto è fermo.

I giovani artisti come lei sono ancora in grado di sognare?
I giovani non so; i giovani artisti non sarebbero tali se non riuscissero a sognare.

Leitmotiv delle sue tele è la rotondità di un mondo morbido interrotta qua e là da spigoli e punte, cime e irregolarità. Quanto è casuale questa dualità?
C’è tutto, perché tutto c’è nel circo, nel sogno e nella vita. Tutti ingredienti della stessa fiaba.
Ma le mie punte, cime o irregolarità non alludono mai, in questo caso, a percezioni negative. Le rigidità contribuiscono solo a rafforzare la struttura onirica di un’immagine.

Quale melodia di Nino Rota potrebbe rappresentare al meglio questo binomio?
Sicuramente i Clowns per Fellini sintetizzano bene il tutto.

Se dovesse dipingere Terlizzi, che circo sarebbe?
Forse un spettacolo pensato da Antonio Giarola, tra circo e teatro.

Per concludere..
Spero di tornare presto a Terlizzi con una nuova mostra!

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