Delocalizzazione del laterificio, una soluzione per l’ambiente e per il lavoro
La delocalizzazione del Laterificio sembra essere l’unica soluzione che riesca a contenere i danni ambientali ed al contempo salvaguardi il lavoro.
A questa conclusione sono giunti gli intervenuti all’incontro, organizzato da “Città Civile”, “Io Sud” e “Democrazia Cristiana” lo scorso 22 ottobre. In molti hanno fornito il loro contributo al dibattito, al quale hanno preso parte anche alcuni lavoratori del laterificio.
Se da un lato si contestava la mancanza di programmazione amministrativa, insieme all’idea di realizzare 500 alloggi nella zona del laterificio, definita come esperimento di «finanza creativa», dall’altro si invoca una ripresa del piano dei delocalizzazione sottoscritto dall’azienda nel 2006 con l’assenso del presidente Vendola. «Va ripreso e realizzato quel progetto. La proprietà era pronta a spostarsi nell’agro di Sovereto. In questo modo si sarebbe salvaguardato ambiente e lavoro»
Michele Cagnetta ha introdotto il tema ambientale, ricordando l’impegno profuso nel passato, quella voce che gridava nel deserto persino di fronte alla relazione dell’Arpa sulle emissioni di polveri sottili che ponevano Terlizzi sullo stesso livello di inquinamento di Taranto.
Su questo tema sono intervenuti il consiglieri Vito Bonaduce e l’avv. Giovanna De Leo, presidente della locale sezione di Lega Ambiente.
Per Bonaduce «Se la fabbrica rispetta la legge, i mattoni può venirli a produrre anche sotto la torre dell’orologio».
La necessità dello sviluppo economico è stata invece evidenziata dal consigliere comunale Michele Grassi, seguito su questa linea di riflessione da Franco D’Elia, coordinatore della Lista Schittulli.
Diffidenza nei confronti dei politici è invece stata manifestata dagli operai presenti in sala: «siamo stanchi delle inutile risposte dei politici».
Il progetto è stato nel dettaglio presentato da Gianni Mele, coordinatore di Cittàcivile, che ha sottolineato: «le potenzialità e i gravi rischi per un settore edilizio già in equilibrio precario di un progetto che si auto-definisce di un qualità ambientale “inusitata, rara ed esemplare”, ma che forse si rivelerà irrealizzabile».
«Certo è che due dei principali drammi della nostra città, Ambiente e Lavoro, restano ancora senza soluzione», ha concluso Pasquale Vitagliano.
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