La Sciantatico chiude lo stabilimento. Al suo posto case, servizi e giardini. Ma ora è problema occupazione
«Ma ora che fine faranno gli operai che oggi lavorano nella azienda?». Il Sindaco scrive all’ing. Scianatico
La Fantini Scianatico S.p.a. chiude lo stabilimento di Terlizzi.
Un problema davvero grande soprattutto, o forse solo, per quanti lavorano all’interno e per conto dell’azienda che ora dovranno trovarsi un altro lavoro, in un momento di crisi economica ed occupazionale.
Se da un lato, però, i lavoratori saranno costretti ad affrontare questa difficile situazione, dall’altro Scianatico ha pensato di affrontare il problema economico che deriverebbe dalla chiusura dell’azienda proponendo al Comune di Terlizzi una proposta progettuale per la trasformazione della vasta area su cui insiste la storica azienda per trasformarla in residenze, servizi, giardini.
Un progetto che, se realizzato, porterebbe nelle tasche del proprietario dell’area una somma davvero consistente, se si considera che il prezzo degli immobili nella città di Terlizzi è molto elevato.
Ma in questo, che ruolo avranno i dipendenti dell’azienda? Nessuno. Come sarà affrontato il problema occupazionale? Non vi è traccia di proposta.
Il Sindaco di Tria ha dunque inoltrato all’attenzione dell’ing. Scianatico una lettera nella quale esprime la sua preoccupazione per il destino degli operai dell’azienda e propone un serio tavolo di confronto per la tutela di questi lavoratori.
Riportiamo integralmente lo scritto, convinti che ogni passaggio di questa lettera sia necessario e fondamentale per consentire al lettore la giusta interpretazione dei fatti.
«Preg.mo ing. Scianatico,
la firma del “Protocollo d’intesa per la delocalizzazione del Laterificio Pugliese”, nell’ormai lontano dicembre 2005, ha segnato una tappa importante per la vita di questa comunità: finalmente si sanciva la volontà da parte dell’azienda di delocalizzare l’industria, che con il passare dei decenni era diventata via via incompatibile con il sano sviluppo urbanistico e ambientale della città.
Tutto era demandato ad un approfondimento da condurre insieme al Comune di Terlizzi per valutarne la nuova collocazione sul territorio e la relativa sostenibilità economica in funzione delle fonti di finanziamento.
Già allora il Consiglio Comunale di Terlizzi manifestò la sua preoccupazione circa il destino dei dipendenti dell’industria, ponendo un fermo monito alla salvaguardia della forza lavoro presente nel Laterificio e auspicando un aumento del numero dei lavoratori nella prospettiva dell’entrata in funzione del nuovo complesso industriale.
Venendo ad oggi, è di qualche settimana fa il deposito presso il Comune di Terlizzi di un’interessante proposta progettuale che vede da parte dell’azienda la trasformazione di una vasta area nella quale ricadono sia l’industria che le sue pertinenze, ma non si tratta più di delocalizzazione: l’azienda chiude e non se ne crea un’altra. Capiamo essere una scelta dettata dal momento di forte crisi che sta attraversando l’economia nazionale, che porta la sua azienda a diversificare gli investimenti sopprimendo quelle realtà che per vari motivi non sono più competitive.
Quindi, non si sposta più l’azienda al fine di collocarla altrove, ma si cancella uno stabilimento industriale per farne residenze, servizi, giardini.
Nascerebbe un quartiere a misura d’uomo, dove oggi ci sono polveri, fumi, traffico pesante. Forse è proprio ciò che speravano i terlizzesi, il laterificio che sparisce facendo spazio ad un nuovo contesto dove sperimentare la rigenerazione urbana, lo sviluppo sostenibile, l’abitare consapevole che si integra all’ambiente senza consumare CO2.
Ma ora che fine faranno gli operai che oggi lavorano nella sua azienda? Così come ci preoccupavamo di loro nel 2005, ci preoccupa molto di più oggi il loro destino. In un periodo drammatico come quello che stiamo vivendo, con un pauroso calo occupazionale ed una forte sofferenza economica delle famiglie, ci impensierisce molto la prospettiva di altri posti di lavoro bruciati.
Che risposte riusciamo a dare agli operai e alle loro famiglie?
Sappiamo bene entrambi che il processo di bonifica del sito industriale e la costruzione di fabbricati e infrastrutture durerà anni. Come si pensa di convertire la manodopera senza che si lascino per strada dei lavoratori?
Per concludere, vorrei che il percorso di discussione del programma di rigenerazione urbana che lei ci ha sottoposto fosse accompagnato da un serio confronto sulla tutela dell’occupazione, in modo da dare delle certezze a quegli operai che con il loro lavoro hanno fatto grande la sua azienda ed hanno potuto costruire il proprio futuro nella città che amministro.
Auspico, per questo, l’avvio di un confronto con lei e le parti sociali coinvolte in questo ambizioso progetto, ricordando che una migliore qualità della vita passa inevitabilmente attraverso la tutela del lavoro».
Nessun commento ancora. Scrivi il primo!








Usura ed estorsioni, tre persone in carcere e una ai domiciliari. Sequestrati beni per oltre 700mila euro