Commercianti in rivolta scrivono a Vendola e alla Confcommercio

Oggetto del malcontento sono i saldi di fine stagione

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L’estate è appena iniziata, nonostante le temperature degli ultimi giorni, e già gli operatori del settore dell’abbigliamento e delle calzature devono guardare alla prossima stagione, dando il via ai cosiddetti "saldi di fine stagione".

Di quale stagione? Quella appena iniziata? Ebbene sì, una contraddizione in termini che rischia di svilire il vero senso dei saldi, cioè quello di comprare e vendere a prezzi vantaggiosi per entrambe le parti, acquirenti e venditori.

Da qui nasce la protesta di un gruppo di commercianti terlizzesi che hanno voluto scrivere direttamente al Governatore della Regione Puglia Vendola e al presidente di Confcommercio D’Ambrio, per chiedere che la data di avvio dei saldi di fine stagione venga posticipata davvero al termine dell’estate, così da consentire agli operatori del settore di operare degli effettivi sconti sulla merce da vendere e agli stessi acquirenti di comprare a prezzo ridotto.

Riportiamo qui di seguito la missiva a firma di 10 titolari di altrettanti negozi di calzature ed abbigliamento di Terlizzi.

«Il settore del commercio sconta da diversi anni l’ormai nota crisi senza che si sia notata una particolare attenzione da parte degli organi preposti. Anzi, da punto di vista amministrativo e fiscale si deve registrare un miope accanimenti volto a "fare cassa" con la lodevole intenzione di eliminare l’evazione, ma con il risultato certo di colpire i soliti noti.
A questo si deve aggiungere la spietata concorrenza rappresentata dai grossi centri commerciali che, adottando forme di vendita a prezzi particolarmente aggressivi, tendono a fare tabula rasa del piccolo commercio di vicinato. Tale strategia a breve sembra incontrare il favore del pubblico, ma a lungo andare comporterà la riduzione sensibile dell’offerta con evidente danno ai consumatori, alla fede pubblica e, non ultimo, agli enti cui la presente è destinata.

Non basta!

Fattori esterni inducono a pensare al peggio. Soprattutto per i settori dell’abbigliamento e delle calzature già pesantemente provati le vicissitudini metereologiche aggiungono ulteriori preoccupazioni. La bella stagione non si intravede ed ecco che tra poco inizieranno i saldi.

E’ di tutta evidenza che se si vuole – almeno – tentare di salvare questo martoriato comparto andrebbero riviste le modalità di svolgimento di tali vendite. Si comprende, certamente, che l’esame unitario della disciplina comporterebbe tempi piuttosto lunghi, pertanto, nell’immediato, si propone di spostare, ritardare, rimandare il periodo – peraltro utile e atteso – delle vendite in saldo. Ciò consentirebbe a tutti i commercianti di vendere le novità a prezzi normali e, solo successivamente, ricorrere alle vendite a prezzi ridotti per esitare merce di fine stagione.

E’ appena il caso di osservare che non si tratta delle richieste corporative di imprenditori ottusi e reazionari, ma di una giusta esigenza che tende a garantire la sopravvivenza del piccolo commercio di vicinato e , dunque, della concorrenza nella sua forma più garantista, poichè la presenza di pochissimi centri commerciali rappresenterebbe un pericoloso oligopolio per la comunità tutta»

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