Tagli alla sanità, rischio chiusura per l’ospedale di Terlizzi
A rischio 24 presidi ospedalieri su 53 attivi in tutta la regione
La notizia è tra quelle destinate a provocare grande clamore: l’ospedale di Terlizzi, insieme a quello di Corato e Molfetta rischia di chiudere battenti a causa dei tagli previsti per la Sanità pugliese.
Ad ipotizzarlo è il quotidiano La Repubblica, secondo il quale sarebbero a rischio ben 24 presidi ospedalieri in servizio permanente da nord a sud della regione: si fanno i nomi di Altamura, Gravina, Santeramo, Monopoli, Putignano o Conversano, Triggiano e due fra quelli di Molfetta, Corato e Terlizzi.
La "lista nera" tuttavia, non sarebbe ancora stata compilata in quanto le prime valutazioni effettuate sono di ordine tecnico e non politico.
I manager delle Asl insieme con i tecnici dell’Ares stanno valutando le varie situazioni economiche, a cominciare da quelle relative ai costi reparto per reparto, perché alla fine l’assessore alla Salute Tommaso Fiore possa dare il via all’operazione di ridefinizione dell’assetto sanitario.
A rimediare ad una eventuale chiusura dei presidi ospedalieri sarà la creazione di poliambulatori attrezzati ed organizzati in maniera efficiente, in grado di evitare l’assedio agli ospedali.
L’operazione di snellimento dell’apparato sanitario rientrerebbe in quella che fu definita dallo stesso assessore regionale alla sanità Tommaso Fiore «necessità di riqualificazione della spesa» in un incontro tenutosi lo scorso 1 marzo, nel pieno della campagna elettorale (http://www.coratolive.it/news/news.aspx?idnews=9594).
Nella stessa occasione, l’assessore dichiarò anche: «Nel corso del tempo ci si sta spostando ad una ridistribuzione che tenga conto degli obiettivi di salute di una popolazione. In alcune parti della Puglia abbiamo realizzato le "Case della Salute" (luogo in cui si erogano prestazioni sanitarie, ivi compresi gli ambulatori di Medicina Generale e Specialistica ambulatoriale, e sociali per una determinata e programmata porzione di popolazione, ndr). La riqualificazione delle risorse deve tuttavia fare i conti con una serie di violentissime resistenze da parte degli operatori della sanità»
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