Premio Gaetano Morgese, Jacopo Da San Martino e Alessia Zolfo a confronto
I vincitori del 4° e 5° premio del Concorso di Pittura
Rispettivamente quarto e quinto premio del 10° Concorso di Pittura “Gaetano Morgese”, Alessia Zolfo – Accademia di Belle Arti di Frosinone, con l’opera “Divenire” e Jacopo Da San Martino – Accademia di Belle Arti di Carrara, con l’opera “140+19=0” sono due giovani rampanti con uno spiccato senso critico e profonda consapevolezza del proprio ruolo in un mondo – quello dell’arte – che ha non pochi punti irrisolti e autocritiche da fare. Eccoli a confronto in un’intervista doppia.
Descriva la sua opera.
[J. S. M.] La prima di un nuovo percorso, iniziato circa un anno fa con lunghi momenti di studio e di riflessione. Raccontare una tragedia senza colpevoli come quella della Moby Prince richiede conoscenza dei fatti, lucidità e molto, molto rispetto per i familiari e gli amici delle vittime. Poche parole, pochi virtuosismi, solo un disegno a matita riquadrato con tempera all’uovo. Una riproduzione piuttosto fedele e cruda, senza nome né firma. Un non-viaggio, senza ritorno né pace per centoquaranta anime in pena, un MURO DI NEBBIA, costruito ad arte da chi quella sera nella rada del porto di Livorno sapeva benissimo cosa fare.
[A. Z.] L’opera s’intitola“Divenire”: è ispirata all’omonimo brano di Ludovico Einaudi ma è anche divenire perché osservandola si capisce che c’è una figura che si sta plasmando. È un lavoro materico realizzato dalla sovrapposizione di diversi materiali ricavati da rifiuti: tela, carta di giornale, un pezzo di agendina. Il riferimento è chiaro all’estetica del rottame – filone artistico che nasce nel ‘900 ed è ancora piuttosto attuale. C’è inoltre il desiderio di conciliare il recupero di materiale dismesso con un linguaggio figurativo che abbraccia quindi tutt’un’altra tradizione. Predomina un gioco di opposti: costruzione – distruzione; completamento – disfacimento; informale – formale. “Divenire” è soprattutto un’opera aperta – prendo in prestito la citazione di Umberto Eco – in quanto il volto che ho dipinto rappresenta un’entità immaginaria ed indefinita nella quale lo spettatore può cercare di riconoscersi in base alla propria sensibilità.
Un commento sul Concorso Nazionale di Pittura organizzato dalla Fondazione “Gaetano Morgese”.
[J. S. M.] Splendido. E’ molto, molto raro di questi tempi sentirsi trattati da Artisti, e ho detto tutto.
[A. Z.] Il concorso merita tantissimo. È strano perché le accademie diano poca importanza e risalto all’evento. Forse non ci credono e magari lasciano i ragazzi allo sbaraglio, per dedicarsi a cose che reputano più importanti. Ma cos’è che è più importante?
Cos’è l’Arte contemporanea?
[J. S. M.] Purtroppo uno specchio dei tempi che corrono, un mondo in crisi con se stesso, una civiltà che domanda a banche e borse d’inventare una crisi economica al solo scopo di farci essere più poveri, più soli, più arrabbiati. In una parola più controllabili. Un paese che dimentica in fretta perchè privato dei mezzi per comprendere è un paese senza futuro. L’Arte è ricchezza, per tutti quanti, non solo per i soliti noti che alla prima occasione si buttano sul carroccio del vincitore.
[A. Z.] L’arte contemporanea è un guazzabuglio: è sempre più legata all’esibizione per cui gli artisti cercano in tutti i modi di fare notizia – come d’altronde è diventata la nostra vita: spettacolarizzazione. Per riconoscere cosa sia arte penso che bisogna orientarsi sempre con il cuore: se un’opera riesce a comunicare un messaggio alle persone che la guardano è arte ed è vincente. Quando infatti un’opera comunica è destinata a rimanere nella storia. L’artista Manzoni direbbe che si parla di arte solo se c’è un curatore, un critico, una galleria che mettono un’etichetta e danno il marchio. Io credo che sia arte ciò che emoziona.
Si descriva in tre aggettivi.
[J. S. M.] Sottile, giocoso e viaggiatore incallito.
[A. Z.] Discontinua, polemica e bella. Polemica perché lavoro spesso su tematiche e soggetti che possono disturbare, irritare, come la prostituzione, i corpi di persone morte che non si riescono ad identificare e che quindi rimangono senza nome e identità. Ho lavorato molto anche sulla violenza: l’estetica non è solo bellezza intesa come ciò che sia piacevole: forse anche in ciò che consideriamo inquietante c’è qualcosa di bello.
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