Il Concorso Morgese visto da Luigi Dello Russo
Intervista al componente della giuria del 10° concorso di pittura
Sabato scorso si è inaugurato il 10° Concorso di Pittura della Fondazione Onlus “Gaetano Morgese”. Partner di questo prestigioso evento è quest’anno la Galleria “Adsum Artecontemporanea” di Terlizzi, rappresentata in giuria da Maria Bonaduce e Luigi Dello Russo.
Proprio in quanto Art Director della Galleria “Adsum” abbiamo ascoltato l’interessante punto di vista del Prof. Dello Russo in merito a questo importante evento artistico – portato avanti con tenacia e caparbietà da Giovanni Morgese – e al suo primo glorioso decennale, elargendo al contempo preziosi suggerimenti ai giovani studenti – artisti in concorso.
Quest’anno è componente della giuria del 10° Concorso Nazionale di Pittura della Fondazione “Morgese”. Che tipo di contributo apporterà nella scelta dei migliori elaborati di questo concorso?
Le giurie sono di norma composte da componenti provenienti da diversi ambiti e diversa cultura: il mio contributo sarà quello di dare valutazioni non tanto tecniche quanto culturali, nel senso che non si possono giudicare opere di artisti giovani solo con il metro di conoscenze acquisite presso un’Accademia quanto invece dalla partecipazione ed assimilazione dei linguaggi moderni in cui i giovani vivono e di cui si nutrono. Pertanto – a mio parere – una opera di pittura naturalistica, pur perfetta, non dovrebbe essere presa in considerazione.
Quale il livello espresso da questa decima edizione?
Il livello è vario, con punte basse ma con punte dignitose ed altre anche alte. Per le prossime edizioni si pone il problema di operare una preselezione, poiché questa non viene effettuata dalle Accademie di origine.
Parliamo del mondo dell’arte – rispetto al quale questi giovani stanno per affacciarsi. Da un punto di vista linguistico, molte epoche storiche sono state contraddistinte da correnti artistiche con una proprio cifra stilistica ben definita. Oggi ne è ravvisabile una?
Questo argomento indirettamente è stato sviluppato nella mia introduzione al Catalogo della mostra: in una società ‘liquida’ è inevitabile che le correnti artistiche siano varie e difformi tra loro..tutte gli indirizzi e tutte le culture sono presenti ma nessuna totalmente dominante. É l’inevitabile risultato della globalizzazione!
Le istituzioni secondo lei fanno abbastanza per l’arte?
Fuori dall’Italia fanno moltissimo o abbastanza – basti pensare all’ultima indicazione del Consiglio Europeo, che ha individuato nella branca della cultura e dell’arte una possibilità di sviluppo, oltre che sociale, economico per poter uscire dalla crisi finanziaria di questi ultimi anni. Anche alcune città italiane si muovono bene: Torino e Genova, per esempio, avendo perduto rispettivamente la Fiat e il Porto come forze di traino economico, si sono trasformate in catalizzatrici di eventi cultural-artistici.
E il Sud?
Il Meridione fa qualche timido tentativo..ma non regge. Bari per esempio non riesce a realizzare un grosso evento dal forte impatto mediatico, pur essendo la città più avanzata di tutto il sud: la cultura dominante è purtroppo quella dei bottegai e di una borghesia affaristica..e gli scandali ultimi lo rivelano. Poi non parliamo dei paesi: non si esce dal folclore o dalla subcultura della spettacolarizzazione mediatica televisiva; eppure materiale ce n’è.
Su cosa devono puntare questi giovani per poter diventare artisti?
Per diventare artisti devono puntare su due obiettivi apparentemente contraddittori: ascoltare le voci interiori e indagare la cultura contemporanea nella sua totalità cioè a dire le diverse forme di arte, il cinema, la fotografia, la danza, il teatro, la letteratura, più web e meno tv …
Su cosa devono poi lavorare per poter affermarsi?
Per potersi affermare devono mettersi in gioco e partecipare alle diverse mostre che si organizzano – piccole o grandi che siano. Un buon strumento in tal senso è rappresentato dal gran mare che è internet – con i suoi pericoli e i suoi vantaggi: tutto dipende dall’uso giusto e strategico che se ne fa.
Come consiglia alla Fondazione di festeggiare queste dieci edizioni del concorso di pittura?
Resistere, resistere, resistere come opposizione ad una società pigra e piegata sotto un conformismo ed una indolenza da ‘profondo sud’, nonostante ci siano nella società terlizzese gruppi caratterizzati da vivace ed intelligente operosità.
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