Il centro storico si trasforma in galleria d’arte all’aperto
Da oggi le installazioni dello scultore Pietrantonio Arminio
Oggi, nel centro storico di Terlizzi, in via De Cristoforis, ex strada della Macinella, a partire dalle 20.00, “l’Edicolarara – 5 – Fazzoletti della Sindone”, mostra dello scultore Pietrantonio Arminio, dedicata all’arte visiva contemporanea.
In quel luogo di passaggio, una porta arabo-normanna, avrà luogo la mostra, per uno sguardo non fugace, intriso di contaminazioni tra passato, presente e proiezioni future. Un luogo di aggregazione nel cuore della città, dove si incrociano saperi-sapori- sperimentazioni, come corpo indefinito, accattivante e sazio di interrogativi, tutto da decifrare nella sua dirompenza.
La mostra nelle parole dell’artista Pietrantonio Arminio: « Si potrebbe dire che queste opere siano nate da una coscienza di plastica, oppure che siano il felice incontro di un metodo che mette in essere schiume di cellophane e pratica del segno ricondotto su principi di riallineamento e sostenibilità espressive.
La percezione di un respiro si riscontra con forza in queste opere nate da sostanza apparentemente inerte.
Chiazze rosse, disposte a caso su una superficie che rimanda a rugosità di pelle stinta, raccontano, di volta in volta, storie e intrighi di vitalità primigenia.
Nello stesso tempo, questi riccioli di nylon, si caricano di valenze simboliche che conducono negli spazi dell’ambiguo, verso sentimenti del rossore, posizioni emotive che solo alcune esperienze, spesso casuali, riescono a produrre.
Stagni di emozioni e, spesso, pozzi di acque torbide capaci, comunque, di sanare o magari semplicemente lenire cicatrici dolorose attestanti situazioni di apparente dominio emotivo.
Ecco, così io vorrei che fossero queste lenzuola di sangue grumo: fazzoletti della sindone, sudario acre della pelle impastata a cera d’api e paraffina, peluria ascellare o “mèche” parrucchiera sul triangolo di un pube spettinato.
Dico, ancora, che l’operazione che De Santoli propone, ricaccia questa specie di fossile, quest’ameba degli abissi, dentro i cardini della porta normanna, all’interno dei corridoi bui del mistero e sigilla, esponendola, l’abbaglio e il gusto del piacere».
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