La guerra, le leggi razziali, i campi di sterminio raccontati ai bambini
Giulio Levi a Terlizzi, in occasione delle celebrazioni per il 25 aprile, presenta il libro 1940 -1945: Gioele, fuga per tornare
Raccontare la guerra, le leggi razziali, i campi di sterminio ai bambini di oggi con gli occhi del bambino di ieri. E’ il riuscitissimo esperimento di Giulio Levi, medico specializzato in malattie nervoe e mentali, che dal 1999 si dedica alla scrittura per bambini, con all’attivo ben 45 titoli tra favole, storie e romanzi.
1940-1945: Giole, fuga per tornare è il suo ultimo lavoro, edito da Fatatrac, destinato ai bambini a partire dai 7 anni e sarà presentato dallo stesso autore martedì 20 aprile, alle ore 16,30, nella Biblioteca Comunale di Terlizzi alla presenza di Isa de Marco, Domenico Paparella assessore alle Politiche Culturali e del sindaco di Terlizzi Vincenzo di Tria cui è affidata la riflessione conclusiva.
Il libro, dedicato soprattutto alle giovanissime generazioni vissute al riparo degli orrori della guerra, racconta gli anni tragici della storia recente.
Un viaggio a ritroso nel tempo, con l’autore che trova la forza di ritornare alla sua infanzia per raccontare ai bambini di oggi, con le emozioni e le parole di allora, la storia della sua famiglia; gli anni bui che vedono le leggi razziali applicate anche in Italia.
Il racconto della fuga in Svizzera, basato su documenti originali e su frammenti di memoria, parla di brevi soste e spostamenti improvvisi, di campagne e città sconosciute, di campi profughi. Gioele, trascinato da eventi più grandi di lui, non capisce il perché delle partenze precipitose, dell’allontanamento dai genitori e dalla sorellina, di una vita che lo vede via via "ospite" di famiglie diverse, con abitudini e lingue a lui ignote.
Un racconto intenso e emozionante ma lieve nella voce narrante, che riesce spesso a farci sorridere, pur nel pesantissimo contesto nel quale è inserito; brevi stacchi all’interno del testo ricordano al lettore le vicende storiche e familiari che il bambino non conosce (le leggi razziali, la guerra, l’armistizio, i parenti soppressi nei campi di sterminio) e dalle quali i genitori tenacemente lo difendono. Gioele è tra i fortunati che ritornano, e ritrova con gioia la sua casa e i suoi giochi.
Ma questo, si chiede e ci chiede lo scrittore, può essere considerato un lieto fine?
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