Fosse Ardeatine: Terlizzi ricorda Giocchino Gesmundo e don Pietro Pappagallo
Anche a Terlizzi si celebra il ricordo dell’eccidio nazista
Il 24 marzo del 1944 le truppe di occupazione della Germania nazista vendicarono l’attacco partigiano subito il giorno prima in via Rasella a Roma con il massacro di 335 italiani, i cui corpi furono gettati nelle cosiddette Fosse Ardeatine.
Tra questi 335 italiani vi erano i terlizzesi Gioacchino Gesmundo, insegnante partigiano e don Pietro Pappagallo, sacerdote e figura di spicco del fronte militare clandestino e della resistenza romana.
Due martiri delle Fosse Ardeatine che la città di Terlizzi commemora nel giorno dell’anniversario della scomparsa.
Alle ore 10,30 dal Palazzo di Città, partenza del corteo che attraverserà i principali corsi cittadini. In Piazza 4 Novembre e in Piazza Cavour deposizione di corone di alloro alle lapidi che ricordano il sacrifico di Gioacchino Gesmundo e don Pietro Pappagallo. Seguiranno la deposizione di una corona di alloro al Monumento ai Caduti e la commemorazione tenuta dal sindaco di Terlizzi Vincenzo di Tria. La cerimonia si concluderà con l’esibizione del coro “Millico” della Scuola Media “Gioacchino Gesmundo”. Parteciperanno rappresentanze delle scuole di Terlizzi, dei sindacati e dei partiti e delle associazioni combattentistiche e d’arma.
Nel messaggio diffuso da Palazzo di città il Sindaco scrive: «Finirono inghiottiti nelle Cave Ardeatine “cattolici ed ebrei, credenti ed atei, carabinieri e comunisti, democristiani e liberali, repubblicani e monarchici, ufficiali e soldati d’ogni arma, vecchi e ragazzi, espressioni dei più diversi ceti sociali”, trucidati in una vigliacca e bestiale esecuzione di massa.
Erano stati rastrellati per strada o presi a caso tra i prigionieri politici. La maggior parte di loro non avevano altra colpa se non quella di essere italiani e di dover “far numero” per la bestiale contabilità nazista, che voleva veder uccisi 10 italiani per ogni tedesco caduto nell’attentato di via Rasella, dove erano morti 32 soldati tedeschi.
Il 24 marzo del 1944 è una data scritta col sangue nella storia d’Italia. Un giorno da commemorare per comprendere fino in fondo quanta sofferenza è costata la libertà e la democrazia, quanto è costata la nostra Costituzione e le regole democratiche che sorreggono la Nazione.
Un giorno da tenere ben impresso nella mente ogni volta che qualcuno attenta all’integrità della Repubblica e delle Istituzioni democratiche o tenta di stravolgere il delicato equilibrio dei poteri dello Stato. Ricordiamo che alla costruzione di tutto questo hanno contribuito con la loro vita anche Don Pietro Pappagallo ed il professor Gioacchino Gesmundo».
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