Il “No” di Legambiente alla privatizzazione dell’acqua
All’indomani della manifestazione a Roma da parte di Legambiente contro la cosiddetta "privatizzazione dell’acqua", accogliamo il parere della sezione terlizzese di Legambiente.
Punto nodale della riflessione del circolo terlizzese è il decreto legge 135/09, il cosiddetto decreto Ronchi approvato con voto di fiducia il 18 novembre scorso.
Già a partire dal 1994, fanno notare da Legambiente, con la Legge Galli il servizio di distribuzione dell’acqua potabile si apriva ai privati, concependo la possibilità di affidarne l’elargizione a privati o a società con capitale misto pubblico – privato.
« Con il decreto Ronchi si va oltre, dando il via alla liberalizzazione della gestione dell’energia, dei trasporti su gomma, di alcuni servizi sanitari e di quelli idrici: imprenditori e società d’ora in poi potranno concorrere per la gestione dei nostri rubinetti. Una forzatura quest’ultima che in realtà ci allontana sempre più dall’Europa la quale nel 2006, in netta controtendenza, dichiarava “l’acqua bene comune dell’umanità”» è il parere di Legambiente.
La riforma dell’acqua, passata con 302 voti favorevoli e 263 contrari, è contenuta in particolare nell’articolo 15 del decreto legge.
«L’articolo manda in soffitta tutte le gestioni in house (ovvero gli affidamenti diretti a società per azioni a totale controllo pubblico, 58 ad oggi in Italia) entro il 31 dicembre 2011 a meno che entro questa data la società che gestisce il servizio non sia per il 40% affidata a privati. Insomma, via libera alla privatizzazione dell’acqua con tutte quelle che saranno le conseguenze già visibili in alcune regioni dove tutto ciò è già realtà consolidata»
Legambiente porta anche l’esempio della città di Aprilia, in provincia di Latina, dove la privatizzazione dell’acqua esiste già da sette anni, dove una famiglia che consuma in media 190 metri cubi l’anno prima pagava 122,17 euro, oggi 257,52, con un aumento del 110%.
«Il privato alza le bollette e diminuisce gli investimenti. Viene così sancito che l’acqua sarà una mercanzia. A parere del circolo di Legambiente di Terlizzi una questione così rilevante e riguardante tutti avrebbe meritato una discussione più ampia, anziché ricorrere a strumenti che mortificano la democrazia rappresentativa.
Qualche buona notizia che va al di là di strumentalizzazioni e polemiche che in questo periodo i più potrebbero obiettare: la Regione Puglia ha impugnato avanti la Corte Costituzionale l’art.15 del decreto Ronchi in quanto “lesivo delle prerogative assegnate dalla Costituzione alle Regioni e definendo il servizio idrico “di interesse regionale privo di rilevanza economica” si è inoltre impegnata ( con il D.D.L. del 4/02/10) a trasformare L’Acquedotto Pugliese in ente di diritto pubblico, sottraendo così l’acqua dalle leggi di mercato. Percorso questo che anche altre Regioni stanno seguendo».
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