Fame di Camilla, un terlizzese alla conquista di Sanremo

Giorgio Rutigliano

Intervista a Dino Rubini alla vigilia del debutto sul palco più prestigioso d’Italia

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La Fame Di Camilla è uno dei gruppi più interessanti del nostro territorio. Formatasi a Bari nel 2007, quest’anno figura tra le proposte giovani del Festival di Sanremo.
Abbiamo raggiunto Dino Rubini, bassista della formazione e terlizzese Doc, per un intervista, in vista della loro imminente esibizione al “Festival Della Canzone Italiana”.

Ci può raccontare il percorso che l’ha portato da Terlizzi a Sanremo?
« Se dovessi guardarmi indietro, posso dire senz’altro che il percorso di questi ultimi anni è stato un po’ difficile, nel senso che tante cose sembra che si siano incastrate, anche involontariamente. Io per necessità mi sono dovuto spostare a Bari, per lavoro. Infatti già da un anno lavoravo ad Acustica (un negozio di strumenti musicali, ndr), anche se prima di trasferirmi ho dovuto fare da pendolare. Ho conosciuto Ermal, il nostro cantante, proprio in negozio. All’epoca lui suonava negli Ameba4, gruppo che era, tra l’altro, già stato a Sanremo. Cominciò a farmi capire che si era un po’ stufato della situazione col suo gruppo e voleva tuffarsi in un progetto diverso, visto che aveva già dei pezzi sui quali stava lavorando per conto suo.Un giorno si presentò in negozio con un lettore mp3, mi mise le cuffie nelle orecchie e mi disse: ”Questo è quello che vorrei fare, dimmi che ne pensi!”.
Sinceramente a me piacque immediatamente il suo approccio stilistico indie ai pezzi, molto sperimentale.
Io ho passato anni a studiare Jazz, a far pratica sullo strumento, e di certo mi è servito, però buttarmi in progetto così minimalista mi ha stuzzicato parecchio per la possibilità di rendere la mia parte non più solistica, ma una parte che, all’interno dell’alchimia di ogni brano e del gruppo stesso, unisse la batteria con la melodia e l’armonia delle chitarre e della voce.
Abbiamo, così, iniziato a vederci spesso la sera per provare e creare musica nostra.
Quest’attitudine ci ha portato, così, a cercare di suonare spesso dal vivo, e, da questo punto, è stata una continua crescita.
Siamo stati al MEI (Meeting delle Etichette Indipendenti) di Faenza, grazie al nostro secondo concerto, tenuto al festival “Aritmia Mediterranea” a molfetta, e lì abbiamo avuto la possibilità di lasciare un nostro demo a Radio Rai.
Da quel momento in poi è stata una piccola scalata, verso palchi sempre più grandi e maggiore visibilità, anche grazie ai passaggi radiofonici di Radio Rai, Radio Dj ecc. Anche Alessio Bertallot, ci ha contattato per passare dei pezzi, magari meno radiofonici, ma dal sapore più indie, più b-side, e anche questo ha contribuito a far risaltare l’aspetto più sperimentale e ricercato del nostro gruppo».

E poi è arrivato Sanremo?
«Si, anche se Sanremo è stato un passo proprio inaspettato. Speri sempre che le doti che ti hanno portato avanti e fatto firmare un contratto discografico, prima o poi vengano premiate dal pubblico, ma all’atto pratico è un po’ difficile fare breccia nel gusto delle persone.
Qui entra in gioco anche la visibilità, e Sanremo si può benissimo considerare la “massima vetrina” possibile qui in Italia.
La nostra casa discografica ha deciso di proporci insieme ad altri suoi artisti emergenti per il Festival, e noi ci siamo presentati con questo pezzo, “Buio e Luce”, scritto qualche giorno prima della chiusura delle selezioni.
Fortunatamente è piaciuto anche alla giuria, che da quasi mille iscritti, ne ha selezionati quaranta.
Rientrare in questi primi quaranta già rappresentava una grande vittoria, oltre che una forte emozione.
Non pensavamo di riuscire ad andare oltre quella selezione.
Invece, una volta a Roma per la selezione finale, siamo piaciuti tantissimo alla commissione, forse anche grazie alla carica che avevamo, perché arrivati a quel punto, sentivamo di dover dare il nostro meglio. Ed eccoci qua».

Partecipare a questo Festival così prestigioso che significato ha per lei? Come lo considera?
« Sicuramente come un punto di partenza. Questa, forse, è l’esperienza più grossa che potrebbe mai essermi capitata, almeno mediaticamente e, probabilmente anche a livello emozionale, anche se ora, davvero non so dirtelo visto che devo ancora affrontare il palco. Però, è ovvio, che quando ti fermi un attimo a pensare, per quanto possano essere contrastanti le opinioni della gente sul Festival, sei comunque al Festival di Sanremo.
Vivo quest’esperienza con la consapevolezza che questo Festival è stato per anni la “casa” di grandissimi artisti, basti pensare a Domenico Modugno e Luigi Tenco, gente che stimo tantissimo artisticamente e che, comunque, ha fatto la storia della musica italiana.
Mi sento davvero onorato di poter salire su questo palco. Mi trovo a trent’anni a vivere un’esperienza che non avrei mai considerato di poter vivere».

Parliamo di “Buio e Luce”, la canzone che portate al Festival e che tratta la difficoltà di comprendersi che, a volte, si ha: che tipo di brano è?
«Innanzi tutto volevo dire che andiamo a Sanremo con un pezzo che non parla d’amore, visto che noi non scriviamo testi d’amore.
Il brano parla della contrapposizione tra ragione e istinto, della difficoltà di riuscire a lasciarsi andare ad entrambe le condizioni.
Sai, l’istinto ti fa prendere determinate strade, e la ragione, d’altra parte, ti costringe a prenderne altre. E’ una lotta, tra il buio e la luce, appunto».

Quali sono i progetti futuri della “Fame di Camilla”? C’è un altro album in vista?
«In realtà non è proprio un altro album. Mi spiego: sono dieci brani appartenenti al nostro primo album, uscito a settembre 2009, più tre inediti, tra i quali anche la canzone che portiamo a Sanremo.
La scelta di pubblicare questo disco è nata dal fatto che il nostro album di debutto è stato poco pubblicizzato e poco seguito, e per il bacino d’utenza che ci apprestiamo ad affrontare, sarà come un vero e proprio primo disco: infatti ci sono dieci pezzi provenienti dal “vecchio” album».

Come si chiamerà?
« “Buio e Luce”, e uscirà il 19 di questo mese, durante il Festival».

Un grosso in bocca al lupo a lei e alla “Fame di Camila”.

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