Da Terlizzi a Quito in Ecuador, passando per un asilo
Intervista a Flavia Ungaro – referente del “progetto ChiQuito”
Ieri sera, domenica 14 febbraio, presso la “Casina Fazzadio” si è svolta la festa di beneficienza per raccogliere fondi in favore del progetto “Chiquito”: adozione a distanza dell’asilo “San Juan Bosco” nella città di Quito in Ecuador.
In quest’intervista parla Flavia Ungaro, tenace referente del progetto.
Dipinga un affresco dell’Ecuador.
Tredici i milioni di abitanti; 32‰ è il tasso di mortalità per i più piccoli di 5 anni; la disoccupazione è il 47% della popolazione attiva (15-64 anni); 35.000 i bambini tra 0 e 14 anni affetti HIV; il 57% dei bambini in età compresa tra 1 e 4 anni soffre di denutrizione. Il 53% della popolazione ecuadoregna è prossima alla soglia di povertà e solo il 31% della popolazione ha accesso a servizi igienici adeguati – percentuale che scende al 16% nelle aree rurali.
Cosa è dunque “Chiquito”?
Chiquito è un progetto nato a seguito della mia recente esperienza lavorativa per alcune organizzazioni internazionali in Ecuador. Lì ho conosciuto un gruppo di mamme coraggiose, fondatrici dell’asilo “San Juan Bosco” che ospita 50 bambini da 0 a 6 anni, asilo che abbiamo deciso di “adottare a distanza”.
Dove si trova questa scuola materna?
In Ecuador ho vissuto nella città di Quito, nel quartiere popolare “Barrio La Tola Baja” – dove il salario medio di una famiglia è di 200$; molte strade non sono asfaltate; non esiste un Presidio Sanitario, né una scuola. E’ qui che è nato l’asilo “San Juan Bosco”.
Come?
L’Asilo “San Juan Bosco” nasce nel 2005 a seguito di un evento drammatico: una bambina di tre anni, accudita a casa dal fratellino poco più grande – perché la mamma sola doveva lavorare – precipita dal terzo piano e muore. Il quartiere si mobilità e chiede all’INFA – Istituto per l’Infanzia e la Famiglia dell’Ecuador – di sostenere la nascita di un asilo comunitario. Le 4 donne che attualmente lavorano nell’asilo ricevono un compenso di 140 dollari: questi stipendi vengono pagati dall’autotassazione dei genitori -circa 10 dollari al mese per ogni bambino – mentre dall’INFA l’asilo riceve 500 dollari al mese.
Quale bisogno c’è dunque di ulteriori finanziamenti?
L’asilo comunitario ha enormi difficoltà di sostenibilità economica: non ce la fa a garantire un servizio sufficiente e ha accumulato diversi debiti in questi 4 anni di attività, che vorremmo estinguere al più presto.
Com’è nata dunque l’idea di questa adozione a distanza?
In questo quartiere l’accesso a sanità ed istruzione richiede notevoli sacrifici non solo in termini economici, ma anche per modi e tempi di spostamento in una grande metropoli come Quito. L’obiettivo è finanziare adeguatamente l’asilo permettendo un accesso all’istruzione che altrimenti non ci sarebbe.
Da quanto inviate finanziamenti all’asilo “San Juan Bosco”?
Da 9 mesi il progetto garantisce materiale didattico, giochi educativi, pasti giornalieri più completi, giochi per l’esterno, un lettore dvd e dvd didattici, lavori di ristrutturazione dei servizi igienici e del piccolo complesso.
Come si possono fare donazioni?
Entro ogni 30 del mese occorre portare il proprio contributo al Centro Parrocchiale di Santa Maria della Stella a Terlizzi – rivolgersi a Don Michele Bernardi o a Maria Sigrisi – o al laboratorio di “AntoOrnamenti” di Antonellla Sigrisi o alla sottoscritta. Il contributo minimo è di 10 euro al mese. Garantiremo una relazione stabile dell’asilo con tutti i sostenitori dell’adozione e totale trasparenza sui bilanci e sulle cose acquistate.
Per chiudere?
Ci piacerebbe in futuro avviare un di patto di solidarietà tra l’Asilo San Juan Bosco e un asilo di Terlizzi.
Per info 3494213251 – Flavia Ungaro.
Nessun commento ancora. Scrivi il primo!








Usura ed estorsioni, tre persone in carcere e una ai domiciliari. Sequestrati beni per oltre 700mila euro