Renato Brucoli lascia il “Movimento Schittulli”

Alla base della scelta l’appoggio del movimento a Palese e ai temi del centralismo e del nucleare

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Renato Brucoli non è più il coordinatore politico del "Movimento Schittulli" nella città di Terlizzi.

Ad annunciarlo seppur «con rammarico» è lo stesso Brucoli in una missiva inviata al coordinatore provinciale Labianca in cui rimette il mandato conferitogli lo scorso 10 novembre.

Alla base della scelta, Brucoli indica due motivazioni: l’appoggio del "Movimento Schittulli" alla candidatura di Rocco Palese alla presidenza della Regione e l’allineamento ad una politica centrale e di governo che lo stesso Brucoli definisce «invasiva in senso liberticida e antimeridionalista, rafforzata dall’arrendevolezza degli esponenti politici locali rispetto al vertice».

Seppur ribadendo la buona opinione nei confronti di Palese, individua nella candidatura di quest’ultimo una «espressione d’apparato, chiusa alla società civile, per nulla vicina alla gente, inidonea a interpretare le esigenze di cambiamento del territorio pugliese e di chi lo abita nel “qui e ora”. Insomma, una candidatura perdente, espressione di un blocco politico monocratico e verticistico, incapace di confrontarsi con la base, di ascoltarla e di promuovere orientamenti partecipati».

Una scelta, secondo l’avviso di Brucoli, che snaturerebbe fortemente l’identità politica del Movimento Schittulli «che invece era sembrato interpretare, alle Provinciali, l’esigenza di costituzione di un centro politico democratico e riformatore, aperto alla società civile e al territorio, desideroso di cambiamento effettivo e d’impegno responsabile nell’ottica del decentramento, anziché propenso a consegnare acriticamente Bari e provincia al vicerè pugliese di Berlusconi».

Brucoli prende anche le distanze dalla linea politica del centro – destra a livello nazionale, definita «insopportabile, sempre più invasiva in senso liberticida e antimeridionalista, rafforzata dall’arrendevolezza degli esponenti politici locali rispetto al vertice».

«La Puglia non va consegnata a chi coltiva questo progetto. E non solo per il possibile asservimento del territorio al rischio nucleare – di cui giustamente si fa un gran parlare in questi giorni – ma anche per la conseguenza ancora più grave del possibile asservimento delle coscienze al rischio onnivoro del potere politico incontrollato, capace di aggredire perfino l’indisponibile. Spero che il Movimento Schittulli non vorrà aderire né oggi né mai a questa logica, tanto più perniciosa quanto più capace di invadere l’orizzonte locale, come già sperimento con preoccupazione a Terlizzi».

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