Serata Congdon alla Galleria Adsum
Al via un ciclo di incontri dedicati ad artisti noti e meno noti
Il secondo conflitto mondiale, la mattanza nazista, gli orrori di Bergen Belsen, la fame, i bombardamenti, il travaglio dell’uomo che uccide suo fratello, le bombe che squarciano corpi, carne, sfigurano volti, animi, la natura stessa dell’uomo protagonista di un Kantiano Stato di guerra in cui l’uomo è homini lupus; la morale calpestata dai cingoli dei carro armati, la speranza deflorata dai fumi grigio cenere di Auschwitz.
E’ probabilmente questo lo scenario che ha formato William Congdon, pittore del XX secolo americano di nascita ma italiano di adozione e di elezione. Ed è a lui che la Galleria “Adsum Artecontemporanea” ha voluto dedicare una serata di studio ieri, sabato 9 gennaio.
L’evento – intitolato ”William Congdon, un’avventura dello sguardo” – è stato realizzato con la preziosa collaborazione della Fondazione “W. Congdon” di Milano.
Obiettivo della Galleria “Adsum Artecontemporanea” era inaugurare un ampio ciclo di serate dedicate ad artisti noti e meno noti del panorama artistico dell’ultimo secolo.
William Grosvenor Congdon nasce a Providence il 15 aprile del 1912, nel 1930 si iscrive alla “Yale University” e successivamente diventa volontario militare in Italia durante i drammatici eventi della seconda guerra mondiale: è in questi anni che il giovane francese scopre la sua personale vocazione per la pittura.
Terminato il conflitto Congdon torna negli Stati Uniti dove viene in stretto contatto con la nascente “Scuola di New York”, presso la “Betty Parsons Gallery” che raccoglieva gli artisti dell’Action Painting come Rothko, Pollock, Barnett Newman. Dagli anni 50’ in poi la sua strada diverge inevitabilmente dalle scelte degli Espressionisti Astratti e sceglie l’Italia come patria di elezione. Dopo aver viaggiato in tutto il mondo muore a Gudo Gambaredo nella campagna milanese nel 1998, all’età di 86 anni.
Nel corso della serata è stato proiettato un interessante film – documentario sull’opera e la vita dell’artista americano, cui è seguito un dibattito incentrato sulla pellicola.
«Dipingo sempre quello che sono, non quel che vedo».
(W. Congdon)
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