Operazione “Acciaio sporco”, 166 indagati. Coinvolta un’azienda di Terlizzi

Giorgio Rutigliano

Operazione del Noe di Catanzaro in Calabria, Campania, Sicilia e Puglia

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Ufficialmente arrivavano a Terlizzi come “materia prima secondaria” e, invece, altro non erano che rottami ferrosi, ovvero relitti di automobili o di elettrodomestici.

Una società di Terlizzi si ritrova così coinvolta nell’operazione “Acciaio sporco”, effettuata dai carabinieri del Noe di Lamezia Terme, in collaborazione col nucleo investigativo di Catanzaro che ha portato all’iscrizione di 166 persone nel registro degli indagati sparsi in Calabria, Campania, Sicilia e Puglia.

I rifiuti, partivano ufficialmente come rottami ferrosi, ma arrivavano a Terlizzi, e anche in altre regioni del Sud, come rifiuti recuperati e riutilizzabili come materia prima, pur non essendo passati sotto nessun trattamento di recupero e trasformazione, tranne quello dell’ “adeguamento volumetrico”, in nessuna ditta autorizzata per tale attività di riciclaggio.

L’operazione dei carabinieri ha, dunque, portato all’arresto di un imprenditore calabrese, Francesco Palmieri, titolare dell’omonima azienda e, tra i dipendenti dell’ impresa, a dieci provvedimenti di obbligo di presentazione alla Polizia Giudiziaria e a sette con l’obbligo di dimora. Inoltre, è stato disposto il sequestro della stessa azienda e di 39 suoi camion per un valore totale di circa 15 milioni di euro. Gli indagati sono in tutto 166. Le indagini avrebbero permesso di documentare l’esistenza di una vera e propria organizzazione, finalizzata al traffico illecito di rifiuti speciali anche pericolosi, con un ruolo centrale svolto dall’impresa "Palmieri Francesco".

Secondo gli inquirenti, l’azienda calabrese si trovava al centro di una vera e propria “centrale di spaccio di rifiuti”, finalizzata alla commercializzazione all’ingrosso di rottami ferrosi. Infatti, grazie all’invio dei rottami (di cui oltre 5mila tonnellate, secondo le stime degli inquirenti proprio alla società di Terlizzi), verso alcune aziende “amiche”, chi ha preso parte a questo losco giro otteneva un duplice vantaggio: un risparmio sui costi di smaltimento dei rifiuti e un guadagno dalla vendita all’ingrosso dei rottami.

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