Bartolomeo Migliore ha fatto “Strike” anche a Terlizzi
Molto apprezzata la personale del pittore torinese
Ha aperto i battenti nel pomeriggio di domenica “Strike”, la personale del pittore torinese Bartolomeo Migliore, presso la galleria Omphalos. Occasione propizia per scambiare qualche battuta con l’artista che vanta esposizioni personali in tutta Europa.
La sua mostra si aggancia, in qualche modo, alla corrente del Metalcore. Come mai questa scelta di dare un incipit così duro e aggressivo?
«A me piace il soggetto della parola, e utilizzarlo nei miei lavori. L’Hardcore, la musica Rock e anche quella Punk, hanno un input simile. Mi piace utilizzare la parola come suono, come un’idea di suono, più che come significato e quindi prendo parole, di solito dalle canzoni che ascolto, che sono, appunto, di questo tipo. Infatti traggo molta ispirazione dai Ramones, Sonic Youth, Queens Of The Stone Age, Dinosaur Jr., System Of A Down… A me piace trasportare queste parole, non cambiandogli il significato, ma l’impostazione, dandogli una nuova visibilità ed un colore. Oltre a queste parole straniere, ho scoperto anche parole dai dialetti italiani che mi piacciono molto, e quindi a volte utilizzo anche quest’ultime».
Quindi questa scelta è data anche dalla musicalità di certe parole rispetto ad altre?
«Assolutamente sì».
Conosce, o è in contatto con qualche esponente della scena artistica pugliese?
«Caparezza (ride Ndr). Nella corrente pittorica, invece, conosco degli artisti pugliesi che, però, vivono al nord, per citarne uno, Luigi Presicce».
Che cosa pensa dell’attuale situazione del mercato, in riferimento all’arte?
«La situazione del mercato dell’arte è un po’ accomunabile alla situazione generale del mercato. In questo momento è in balia di varie difficoltà. Certo è che bisogna metterci della passione in quel che si fa, particolarmente nel campo dell’arte visiva, dove ci vuole un percorso più lungo, rispetto ad altri ambiti, per raggiungere la consapevolezza di se stessi. Il rischio, se no, è quello di cadere in un clichè dove non si fa altro che ripetersi».
Trova delle differenze tra la dimensione del paese e quella cittadina?
«Io non faccio più distinzione tra paese e città. Lo trovo inutile. Non c’è più, ormai, questa differenza, anche perché le grosse gallerie possono trovarsi ovunque: ad esempio, la galleria “Continua”, che è una galleria internazionale, si trova a San Gimignano che è un paesino. Sarebbe sbagliato definirla “provinciale”, anzi, forse è più facile trovare la dimensione “provinciale” in una grande città».
Come si è trovato fin’ora a Terlizzi?
«Questa è la mia seconda mostra qui. La volta precedente, invece, risale a circa quindici anni fa. Ad ogni modo, mi ci sono trovato molto bene entrambe le volte, è sempre piacevole sostare in questo paese. Generalmente mi trovo molto bene in Puglia perché mi piacciono i suoi paesaggi, il mare e la sua cultura ».
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