La solitudine dell’uomo vista da Cosimo Allegretta

Nicolò Marino Ceci

Si è chiusa la rassegna Novo Cromo presso lo spazio Adsum Artecontemporanea

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Sabato scorso, 24 ottobre, si è chiusa la rassegna “Novo Cromo” presso lo spazio “Adsum Artecontemporanea”. La rassegna personale è stata a cura del pittore molfettese Cosimo Allegretta, che abbiamo intervistato per chiedergli di chiosarci l’atmosfera greve, tetra e grigia che fa da sfondo ai suoi 16 olii su tela. Ecco una intervista – guida alla critica radicale e totale di Allegretta all’uomo contemporaneo, con alcuni spiragli di speranza e motivi di ottimismo riposti in un vero e proprio ‘ritorno al dialogo’ tra le persone.

Perché “Novo cromo”?
«Perché Luigi Dello Russo – Direttore Artistico della Galleria ha visto nelle mia tele la presenza dei colori ‘nuovi’, nel senso che richiamano molto i colori utilizzati dai pop artisti».

Qual è il leitmotiv tematico delle sue tele – che richiamano molto la pittura della “Belle Epoque?
«Ci sono due profili tematici che ho voluto evidenziare nei miei dipinti. Il primo di questi riguarda la condizione di ‘solitudine’ che a mio parere viviamo oggi. Mi ritengo un buon osservatore e ho quindi voluto fotografare la profonda solitudine che ci avvolge anche quando siamo in compagnia o in gruppo. Ho infatti dipinto alcuni momenti di relax in un bar: qui pur essendoci tante persone sedute l’una accanto all’altra è evidente – dagli sguardi dei personaggi – che a dominare una scena sia un’atmosfera greve di solitudine che non dà loro scampo. Viviamo purtroppo un fatto strano oggi: pur essendo vicini tra noi non riusciamo a comunicare. Cromaticamente ho reso tutto questo partendo dai pittori del primo ‘900 ed approdando ai colori tipici della forte pittura espressionista – una corrente pittorica di denuncia della negatività della sua realtà, passando per la guerra, il potere, la sopraffazione dell’uomo sul suo prossimo – per denunciare oggi questa solitudine dell’uomo contemporaneo e la sua incapacità di comunicare».

Perché secondo lei viviamo in questa condizione oggi?
«Basta vedere gruppi di giovani che escono insieme la sera, che parlano e ballano insieme ma magari non si conoscono neanche. Credo che stiamo vivendo un momento generale di crisi valoriale enorme e questo ci porta ad essere così distanti tra noi».

L’altro profilo tematico in cosa consiste?
«La figura della donna: in molti dipinti ho ritratto la donna, assorta nella sua solitudine, che magari ha lo sguardo pensieroso o fuma una sigaretta seduta ad una sedia».

Si tratta di un’eroina negativa o positiva per lei?
«È innanzitutto il perno delle mie opere. Ho voluto cogliere la figura femminile nello slancio virtuoso che le ha permesso di ottenere gli stessi diritti dell’uomo riuscendo così a ‘parificarsi’ alla condizione di quest’ultimo. Celebro indubbiamente la figura forte e determinata della donna: oggi però succede che in molti casi la donna sia riuscita a realizzarsi e ad emergere con forza, mentre in altri, quella stessa forza la porta purtroppo a connotarsi negativamente, come un’eroina negativa. Ho voluto rendere pittoricamente questo secondo aspetto meno virtuoso ritraendo una donna che fuma, in quanto il simbolicamente il fumo rappresenta un’idea di forza – basti pensare che fino a poco tempo fa erano solo gli uomini a fumare. Ho quindi cercato di cogliere questo slancio che ha portato a ribaltare la vecchia e ingiusta schematizzazione delle figure ‘uomo’ e ‘donna’, che spesso costringeva quest’ultima in una triste condizione di sottomissione al primo».

Può farci un esempio di eroina positiva?
«Il Premio Nobel Rita Levi Montalcini, la Presidente di Confindustria Emma Marcegaglia».

Un’eroina negativa?
«La cronaca di questi ultimi tempi mi suggerisce i fatti relativi alle ‘escort’ del Presidente Berlusconi».

E le nature morte invece?
«Non si tratta delle tradizionali composizioni: cerco sempre di non creare composizioni banali. Ho cercato di far questo dipingendo l’uovo e l’uccello – vivo o impagliato. Si tratta in entrambi i casi di oggetti che sono legati ai miei ricordi d’infanzia e allo stesso tempo sono simboli, motivi allegorici molto importanti per me».

La critica che lei fa all’uomo di oggi contiene al suo interno una pars costruens?
«Certo: cerco di preferire alla discussione unilaterale, il dialogo: la conversazione tra due persone che si parlino e ascoltino allo stesso tempo. Dobbiamo tornare alla ricerca del dialogo, abbandonando la solitudine del monologo».

Per maggiori info www.retearte.it.

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