“Novo Cromo” tra passato, presente e futuro

Nicolò Marino Ceci

Sabato scorso si è inaugurata la personale di Cosimo Allegretta presso lo spazio “Adsum”

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“Non storia”, “non luogo”, non identità, non essere o essere niente; essere tutto o addirittura il contrario di tutto. E’ pur vero che non c’è mai niente dato che c’è sempre qualcosa ma il qualcosa rischia di sciogliersi in qualcos’altro, cioè in tutt’altro o nient’altro o appunto in tutto o in niente. E’ la liquidità del nulla che funge da perno di questo tautologico ragionamento e che allo stesso tempo intride profondamente oggi il mondo dell’arte, non risparmiando nulla, niente e nessuno.

Si potrebbe addirittura affermare che le cose nascono ex nihilo e al nulla tornano ma a scardinare questo ragionamento, che è poi lo specchio di una realtà viziosa e viziata che ci soffoca nel velenoso abbraccio di una cultura della superficie – per non dire ‘del nulla’ – ci prova Cosimo Allegretta, le cui opere sono state lette come un “Novo Cromo”. “Novo Cromo” è infatti il nome dell’ultima rassegna ospitata dalla Galleria “Adsum Artecontemporanea” e inaugurata sabato scorso.

A decidere il titolo è stato proprio Luigi Dello Russo – Direttore Artistico della Galleria “Adsum” che ha letto negli olii su tela del molfettese Allegretta una forza che è allo stesso tempo antologia del passato e già verbo performativo del futuro. Senza trascurare un presente che si presenta inevitabilmente come portatore sano di inconsistenza nel terreno fertile dell’appiattimento culturale, artistico e identitario.

La capacità di Allegretta secondo Dello Russo sta allora proprio nella sua “innovazione formale”: nell’affrontare cioè questo presente infido e ricco di insidie, non sprofondando nelle tenebrose paludi della non identità ma anzi andando a cercare e a riannodare le sue radici culturali e artistiche nell’ambito del filone del “realismo magico”, descritto da Dello Russo come “realtà irrazionale e irrealtà razionale” dato che la resa pittorica si spiega e si svolge attraverso una “rappresentazione ancora legata al figuratismo naturale ma permeata [e impreziosita] da allusioni magiche” e inevitabilmente simboliche.

Lo stesso simbolismo che è possibile riscontrare sia nei ritratti di figure che nelle nature morte. Nei primi infatti – ha continuato Dello Russo – “non c’è comunicazione tra gli esseri umani; i loro sguardi sono opposti tra loro”, quasi a voler sottolineare che molto spesso nella nostra banale quotidianità siamo così vicini ma allo stesso tempo così lontani, stretti dall’ansia e dall’angoscia dell’essere che altro non è che dover essere a tutti i costi. La nostra anima ne viene così stretta, costretta, contrita e stritolata, implodendo in noi, castrandoci della nostra ontologica peculiarità di zoon poltikon ed esplodendo fuori di noi in atmosfere lugubri, tetre, grigie, grevi, dense e mai rarefatte. E’ in questo che Dello Russo ha scorto la grandezza precursiva del novo cromo, dato che Allegretta pur attingendo dalla tradizione della pittura italiana “dagli anni ’30 agli anni ’70” introduce questi colori forti e pastosi che “assorbono la figura umana, che coprono il neorealismo delle prime tele”. Tutto quindi all’insegna della “totalità del colore” che diventa il trait de union tra il realismo magico di matrice italiana e la Pop Art di matrice americana e anglosassone, guardando con affascinata ammirazione al contempo alla pittura francese della “Belle Epoque”.

Anche le nature morte sono pervase da allusioni simboliste, che “smorzano un po’ il pessimismo dei ritratti, grazie alla presenza di uccelli e uova – simboli di fertilità”.

Cos’è “novo cromo”? Provate a pensare ad un Zandomenighi o un Boldini rivisitato con la grevità radicale Munchiana e colorato da un artista Pop; tutto questo mentre una componente cerca di prevalere sull’altra: il colore sulla tenebra, il tratto classico sul colore elettrico, la leggerezza delle forme sulla pesantezza opaca del rosso o del giallo, il pessimismo sull’ottimismo e viceversa, il futuro sul presente, il presente sul passato, la concretezza sull’evanescenza, l’essente sul nulla.

Dello Russo ha dunque concluso:”sono contento che si sia inaugurata questa mostra, che è passato, presente e allude già al futuro.”

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