L’arte tra “Credenza e demologia”

Nicolò Marino Ceci

La rassegna di Felice Giancaspro chiuderà a Terlizzi il prossimo 16 agosto

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L’11 agosto nel Chiostro delle Clarisse si è inaugurata la nuova mostra personale di Felice Giancaspro “Tra credenza e demologia”, dopo quella realizzata lo scorso anno – sempre nel periodo estivo – dal titolo “Sul corpo – il corpo tra mito e realtà”.

Anche quest’anno il leitmotiv della mostra è la corporeità umana che guarda al divino, al sacro nella vana ricerca di attribuire un senso ai sentimenti, alle emozioni, all’anima.

Nelle parole dell’artista la spiegazione del complesso tema della sua personale: “l’uomo, che da sempre ha dovuto confrontarsi con i fenomeni naturali, non potendo spiegarli o dominarli, ha cercato di farseli amici venerandoli come esseri umani superiori e organizzandoli in una gerarchia “familiare”: l’Olimpo. Ogni gruppo etnico, sin dai primordi, ha voluto la propria esistenza dipendente da fenomeni e sentimenti. I popoli che abitarono il Mediterraneo coltivarono una fertile e organizzata Teogonia pagana sostituita poi, dal Cristianesimo, il quale però non sempre ha saputo sostituire certe credenze puramente pagane, ma le ha adottate e consacrate come tradizioni da cui il folclore. Esse guardano ancora oggi alle stagioni, all’astrologia, astronomia, costume, sentimenti, vizi, virtù, speranze, amori, salute,vita, morte, e tutto quanto si può pensare e non spiegare tra l’aldilà e l’aldiquà”.

E ha così concluso:”questa rassegna è imperniata sulla figurazione di sentimenti, vizi e credenze che ancora oggi popolano i nostri sogni e non, creando mito, tradizione e folclore”.

Entusiasta Ester De Rosa – la Curatrice artistica dell’originale rassegna, che ha commentato:”le opere di Giancaspro narrano in maniera vivace e spontanea quel nucleo fondante della nostra realtà che è il folklore, descritto attraverso le abitudini individuali e collettive e guardano alla nostra società, alla nostra storia e infine alla nostra intima quotidianità. L’artista incoraggia così nello spettatore una riflessione intensa sulle proprie debolezze e sulla precarietà del suo habitat sociale, ma anche una visione disincantata e seducente del paesaggio e di oggetti della realtà, che assurgono a sentimentali rifugi rigenerativi. La pittura assorbe talvolta la delicatezza e il senso di rarefatta sospensione temporale che richiamano il linguaggio di Carlo Carrà, sebbene poi essa si carichi della vivace valenza luministica e cromatica che pertiene in modo unico e esclusivo al gesto creativo del nostro artista. I lavori di Giancaspro raccontano avvenimenti e personaggi mitologici con una spontaneità che persegue il fine di illustrare valori e intercettare, nelle figure coinvolte, spunti della nostra realtà; manifestano la riflessione sulla impotenza dell’uomo nei confronti della storia e del tempo che passa; suggeriscono la seducente bellezza delle forme femminili, in un momento di riposo o di intimità, in cui grazia e femminilità, talvolta esotica, si fondono; esprimono la naturalezza di gesti consueti e ordinari, l’incanto suadente e lirico dell’incontro tra uomo e donna, e infine l’istante raccolto e suggestivo in cui l’artista guarda ad un paesaggio marino o campestre, suggellandone in pittura la dolcezza e armonia”.

De Rosa ha quindi concluso:“l’arte non insegna niente, tranne il senso della vita”, diceva Henry Miller. Nella sua vasta produzione Giancaspro è riuscito a nutrire ciascuna delle sue opere del “senso della vita”, infondendo in esse un respiro e una vivacità che le rendono istanti di un tempo e di uno spazio immaginati o reali, ma sempre coinvolgenti e degni di essere vissuti.

La rassegna “Tra credenza e demologia” si chiuderà domenica 16 agosto per poi essere ospitata in Giovinazzo, all’interno della Sala S. Felice dal 26 agosto al 2 settembre.
Per maggiori info www.felicegiancaspro.it

 

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