La campagna pugliese vista con gli occhi del Maestro Volpe

Nicolò Marino Ceci

Uno scritto del pittore terlizzese che ha ispirato alcune tele della sua ultima rassegna “un omaggio al creato”.

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“Partimmo con una pioggerella e uscendo fuori dal nostro territorio, la pioggia diventava sempre più violenta, tanto da annebbiare i vetri del bus.

Non ricordo bene a cosa stavo pensando. Forse a un bel quadro di natura morta da realizzare o al sorriso degli occhi d’una bella ragazza, ormai eravamo arrivati oltre la zona della città di Monopoli; per istinto volsi lo sguardo oltre i vetri del pullman che si erano offuscati dagli scroscii di acqua che scendevano in continuazione, notai gli olivi, i tronchi ultracentenari, sparsi disseminati nelle campagne come sculture, squarciati, sventrati dalla ‘lupa’ (fraghәumә), gobbi, contorti, storpi, piegati, schiacciati dal peso delle malefatte da noi viventi sulla terra; rami tesi rivolti verso il Creato sembravano anime doloranti e piangenti, chiedendo perdono all’Onnipotente per i peccati e le scorrettezze commesse da noi terrestri.

Me ne tornai nel silenzio e con l’amaro nel cuore, meditando e temendo che fosse scritto anche il mio nome tra quei malfattori e disonesti
".
(Antonio Volpe)

Probabilmente negli occhi del Maestro Antonio Volpe, mentre redigeva questo scritto risalente allo scorso aprile, prendevano già forma le sagome, le pennellate, le sfumature e i chiaroscuri e poi i punti di luce, le ombre, le foglie e le imperscrutabili e imprevedibili curvature sinuose ed espressioniste dal colore nocciola e grigio cenere degli olivi.

Nella sua ultima esposizione “un omaggio al Creato” Volpe infatti ha dipinto anche alcune tele in cui raffigura la campagna pugliese tra olivi, greggi al pascolo e scene di vendemmia: quella gita spensierata si è così sublimata da semplice ricordo a sacra fonte di ispirazione per l’anziano pittore.

Sono quindi proprio gli olivi, arbusti costantemente presenti nelle nostre campagne ad affascinare l’artista terlizzese per le loro curiose forme e sembianze, quasi accostabili a figure di uomini sofferenti con le braccia e le mani tese verso il cielo e quindi metaforicamente protese verso l’Onnipotente – fonte primigenia del Creato. La chiave di lettura dello scritto è squisitamente religiosa e raggiunge il suo climax nella richiesta di perdono da parte delle anime peccatrici dopo aver tanto ‘errato’.

Ciò che colpisce particolarmente lo sguardo attento di Volpe – e che suscita in lui la suggestione del dolore e della sofferenza derivante dal peccato e dal misfatto – è la “lupa” o carie, resa in dialetto con il nome “fraghәumә”, che è una malattie tipica dell’olivo che consiste nella presenza di marciumi secchi del legno che si possono sviluppare al piede, nel tronco o nelle branche principali dell’albero e che da questi organi possono spingersi anche fino all’intersezione delle radici più grosse. Questo pastoso e informe groviglio di legno, nodi, rami e foglie attorcigliato come un elica su se stesso e proiettato magneticamente verso l’alto, sprigiona in Volpe una lettura allegorico – simbolica che si concretizza in una resa pittorica impressionista e affascinante.

La mostra “un omaggio al creato” sarà aperta fino al 31 agosto tutti i giorni dalle ore 19 alle 21,30 in Corso Vittorio Emanuele 5.

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