La campagna pugliese vista con gli occhi del Maestro Volpe
Uno scritto del pittore terlizzese che ha ispirato alcune tele della sua ultima rassegna “un omaggio al creato”.
“Partimmo con una pioggerella e uscendo fuori dal nostro territorio, la pioggia diventava sempre più violenta, tanto da annebbiare i vetri del bus.
Non ricordo bene a cosa stavo pensando. Forse a un bel quadro di natura morta da realizzare o al sorriso degli occhi d’una bella ragazza, ormai eravamo arrivati oltre la zona della città di Monopoli; per istinto volsi lo sguardo oltre i vetri del pullman che si erano offuscati dagli scroscii di acqua che scendevano in continuazione, notai gli olivi, i tronchi ultracentenari, sparsi disseminati nelle campagne come sculture, squarciati, sventrati dalla ‘lupa’ (fraghәumә), gobbi, contorti, storpi, piegati, schiacciati dal peso delle malefatte da noi viventi sulla terra; rami tesi rivolti verso il Creato sembravano anime doloranti e piangenti, chiedendo perdono all’Onnipotente per i peccati e le scorrettezze commesse da noi terrestri.
Me ne tornai nel silenzio e con l’amaro nel cuore, meditando e temendo che fosse scritto anche il mio nome tra quei malfattori e disonesti".
(Antonio Volpe)
Probabilmente negli occhi del Maestro Antonio Volpe, mentre redigeva questo scritto risalente allo scorso aprile, prendevano già forma le sagome, le pennellate, le sfumature e i chiaroscuri e poi i punti di luce, le ombre, le foglie e le imperscrutabili e imprevedibili curvature sinuose ed espressioniste dal colore nocciola e grigio cenere degli olivi.
Nella sua ultima esposizione “un omaggio al Creato” Volpe infatti ha dipinto anche alcune tele in cui raffigura la campagna pugliese tra olivi, greggi al pascolo e scene di vendemmia: quella gita spensierata si è così sublimata da semplice ricordo a sacra fonte di ispirazione per l’anziano pittore.
Sono quindi proprio gli olivi, arbusti costantemente presenti nelle nostre campagne ad affascinare l’artista terlizzese per le loro curiose forme e sembianze, quasi accostabili a figure di uomini sofferenti con le braccia e le mani tese verso il cielo e quindi metaforicamente protese verso l’Onnipotente – fonte primigenia del Creato. La chiave di lettura dello scritto è squisitamente religiosa e raggiunge il suo climax nella richiesta di perdono da parte delle anime peccatrici dopo aver tanto ‘errato’.
Ciò che colpisce particolarmente lo sguardo attento di Volpe – e che suscita in lui la suggestione del dolore e della sofferenza derivante dal peccato e dal misfatto – è la “lupa” o carie, resa in dialetto con il nome “fraghәumә”, che è una malattie tipica dell’olivo che consiste nella presenza di marciumi secchi del legno che si possono sviluppare al piede, nel tronco o nelle branche principali dell’albero e che da questi organi possono spingersi anche fino all’intersezione delle radici più grosse. Questo pastoso e informe groviglio di legno, nodi, rami e foglie attorcigliato come un elica su se stesso e proiettato magneticamente verso l’alto, sprigiona in Volpe una lettura allegorico – simbolica che si concretizza in una resa pittorica impressionista e affascinante.
La mostra “un omaggio al creato” sarà aperta fino al 31 agosto tutti i giorni dalle ore 19 alle 21,30 in Corso Vittorio Emanuele 5.
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