La Municipale Balcanica ad Ankara per rappresentare l’Italia

Nicolò Marino Ceci

Si esibirà nell’ambasciata italiana il 2 Giugno, Festa della Repubblica

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Li puoi trovare mentre provano le loro musiche in un piccolo e fresco locale interrato, come se ne vedono tanti nel centro storico, tra pianterreni che brulicano di gente e bimbi che giocano per strada a pallone, colorati panni stesi ad asciugare per strada e marciapiedi così stretti da non poter neanche essere calpestati. Mamme che discutono ad alta voce e pietre bianche di antichi palazzi a due piani che ascoltano in silenzio.

Forse i ragazzi della Municipale Balcanica – perchè di ragazzi si tratta – non hanno mai perso il ricordo della Terlizzi che ha dato loro i natali e forse è proprio dal pittoresco scenario generoso di suggestioni della strada e della piazza che continuano a trarre ispirazione.

Dopo aver girato e letteralmente “Municipalizzato” l’Europa in lungo e in largo, la band di Terlizzi, giunta al suo secondo album “Road to Damascus”, ha già iniziato il suo nuovo tour con una tappa speciale: il prossimo 2 giugno, nell’Ambasciata Italiana ad Ankara in occasione della Festa della Repubblica. Li Abbiamo ascoltati cercando anche di capire quanto questi giovanotti sanno della nostra bella e travagliata Repubblica.

Parlateci del vostro tour che vi vedrà in Turchia.
“Si tratta di date che abbiamo organizzato con la preziosa collaborazione dell’Ambasciata Italiana e dell’Istituto Italiano di Cultura di Ankara – che ha dunque la funzione di promuovere la cultura italiana all’estero. Faremo due concerti: il primo sarà il 30 maggio, nell’ambito di un importante festival di musica ad Ankara; mentre il 2 giugno ci esibiremo all’interno dell’ambasciata in omaggio alla Festa della Repubblica”.

“A viaggiare all’interno del nord della Puglia a volte sembra di trovarsi in Albania se non addirittura in Grecia, tanti sono i rimandi negli scenari, nei nomi delle vie nei volti delle persone rispetto alla popolazione affacciata dall’altra parte dell’adriatico. Di Magna Grecia si tratta, in fondo. Questo i ragazzi della Municipale Balcanica (gente di Terlizzi, in provincia di Bari) lo sanno bene”, dice Giancarlo Mei.  Che effetto vi fa rappresentare l’Italia all’estero con le vostre atmosfere musicali che si respirano solo nelle assolate e affollate piazze del nostro Meridione?
“Esibirci ad Ankara rappresenta metaforicamente per noi un contatto diretto con le nostre popolazioni e quindi con la nostra musica, che è la commistione di tante culture, ma con solide radici nella musica pugliese. L’ambasciatore ci ha scelto probabilmente perché nel viaggio di “Road to Damascus” non ci fermiamo alle sonorità della musica balcanica ma anzi cerchiamo di andare oltre, proponendo brani inediti e originali”.

E’ la prima volta che vi esibite per la Festa della Repubblica?
“Per questa particolare data ci siamo già esibiti in passato, ma mai a questi livelli così istituzionali e importanti”.

Visto che andrete a rappresentare la nostra Repubblica all’estero, vediamo quanto ne sapete realmente della Repubblica Italiana. Quando è nato il Regno d’Italia?
“Nel 1861”.

Da chi è stato scritto l’inno d’Italia?
“L’inno è stato scritto da Goffredo Mameli ed è stato musicato da Michele Novaro”.

La Costituzione italiana è entrata in vigore il..
“1 gennaio 1948”.

Il nostro attuale premier è..
(risata collettiva)

Cos’è un medico che denuncia un immigrato clandestino, secondo la Costituzione?
“E’ un medico che si è dimenticato quello che hanno passato i suoi genitori e nonni prima di lui; ha dimenticato che si deve tendere la mano a chi sta per affogare. Ci sono sicuramente tanti italiani che non sono e non vogliono essere così cinici: non si può certamente etichettare una persona come ‘delinquente’ per il semplice motivo di esser emigrato in un altro paese più ricco del proprio. Un medico che è costretto a denunciare un immigrato irregolare è soprattutto un medico che ha dimenticato il giuramento di Ippocrate e l’art 32 della Costituzione”.

Viviana Leo, di “Musicaround.Net” a proposito del vostro album ha detto:”Un viaggio, Road to Damascus, che non racconta tanto l’arrivo quanto la strada che si percorre per raggiungerlo”.
Secondo la leggenda, sulla via di Damasco San Paolo ebbe l’apparizione di Dio che lo portò in seguito alla conversione. Proviamo ora a descrivere la vostra ‘crisi mistica’: si narra ad esempio che san Paolo fosse a cavallo; voi invece?
“Eravamo a bordo del nostro furgone!”.

Poi cos’è successo?
“Stavamo raccogliendo ispirazioni per il nostro nuovo disco e abbiamo notato che dal nostro lavoro stava venendo fuori un viaggio nuovo nel quale abbiamo raccolto diverse influenze con la stessa naturalezza con la quale si entra in contatto con altre culture diverse dalla propria. Così è nato “Road to Damascus”: voler uscire dal solco della tradizione pugliese, che sentiamo comunque nostra, per spingerci con curiosità, interesse e coraggio verso nuove ispirazioni”.

La vostra può quindi definirsi un’”inversione di marcia”, come quella di San Paolo di Tarso?
“
Non è un’inversione di marcia, ma più propriamente un cambio di marcia: il risultato di quest’evoluzione del nostro percorso artistico è un disco con accostamenti di sonorità sicuramente nuovi e probabilmente mai sperimentati”.

Come è stata la risposta del pubblico?
“Se pensiamo a Terlizzi ad esempio, la risposta è stata molto entusiasmante: i nostri concerti non hanno perso quella carica e quell’impatto musicale che ci avevano caratterizzato con il primo album, ma anzi si sono arricchiti”.

Su di voi hanno anche scritto:“Mediterraneo mare nostrum: fioriscono melodie e scansioni arabe e balcaniche, sboccia un klezmer profumato di jazz. All’orizzonte, ipotesi di ska e di India.” – Eddy Cilìa, “Audio Review”; “e’ la via di Damasco di San Paolo e il gran cono di luce, qui, è la consapevolezza di essere sulla strada giusta” – Guido Festinese, “Giornale della Musica”.
Chi è la “Municipale Balcanica”?
“Una gang bang! Siamo un gruppo con le sue sole forze ha fatto 400 concerti a livello internazionale e che per il futuro ha in progetto di fare un disco che non sia solo di nostra produzione, ma con una grande produzione. Questo è in fondo l’obiettivo di tutti i gruppi”.

In che senso parlate di ‘vostra’ produzione?
“La nostra casa discografica – “Felmay”, che ha una distribuzione mondiale ed esiste da 40 anni – non ci ha dato alcuna direttiva per la composizione dell’album. Abbiamo firmato un contratto con questa casa discografica in cui dopo averlo registrato “Road to Damascus” l’abbiamo fatto produrre così come era; mentre di solito la produzione cerca sempre di dare una direzione al prodotto che finanzia”.

Come leggete questo dato?
“Volevamo metterci in gioco per vedere come sarebbe andata a finire.. per ora sta andando piuttosto bene”.

Tre aggettivi per “Road to Damascus”.
“Seducente, innovativo, Municipale!”

“C’e un potenziale di successo enorme qui dentro e sarebbe un vero peccato non crederci”. Eddy Cilìa Audio Review Febbraio 2009

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