Il comignolo simbolo del centro storico terlizzese
In atto una raccolta di firme per conferirgli lo status di bene artistico, ad opera dell’arch. Marzulli
Si trova nel piccolo centro storico terlizzese tra archi e bifore, vicoli, balconi e icone votive. Nella sua solennità sembra quasi nascosto dalle solide mura ingiallite dal tempo di giorno; da fitte tenebre di notte, o forse è semplicemente coperto dal disinteresse di una comunità che probabilmente non è al corrente della sua esistenza.
Eppure quando lo vedi ne rimani affascinato, ipnotizzato dalla sua forma e dall’aura di mistero che lo avvolge. Il “comignolo ai 4 venti” – sito a due passi da corso Garibaldi, in cima ad un antico palazzo – è un elemento architettonico di cui si è interessato l’architetto Marzulli che ha deciso di promuovere un’iniziativa volta alla sua tutela. Lo abbiamo ascoltato per capire nello specifico di cosa si tratti.
Nell’ambito dell’iniziativa “Percorsi d’arte nel centro storico”, lei ha promosso un’iniziativa di valorizzazione del “comignolo ai 4 venti” allestendo una postazione in uno degli scorci più interessanti del centro storico. Ci spiega di cosa si tratta?
“Si tratta di una raccolta di firme finalizzata alla tutela del “comignolo ai 4 venti” tramite l’avvio di un procedimento di dichiarazione di interesse culturale che lo possa vincolare alla Soprintendenza. Questo manufatto architettonico è un pregevole esempio di comignolo medievale (1300-1400) costruito con pietrame a secco, detto “ai 4 venti” perché composto da una canna fumaria con quattro sfiati di aerazione orientati verso i punti cardinali, forse per un valore simbolico che ancora nel Medioevo veniva attribuito al focolare domestico”.
Dunque una raccolta di firme per rendere il comignolo ‘bene di interesse culturale’.
“Certo, l’obiettivo è la dichiarazione di interesse culturale del “comignolo ai 4 venti” affinché su di esso possa essere posto un vincolo specifico e quindi fare in modo che qualsiasi intervento che lo riguardi possa avere il parere preventivo della Soprintendenza per i Beni Architettonici e per il Paesaggio. Per avviare questa procedura bastava anche solo una mia segnalazione ma ritengo opportuno che si debba sensibilizzare i proprietari e l’opinione pubblica su tematiche di questo genere: alcuni sfaceli operati nel nostro paese in vari ambiti – restauro, urbanistica, ecc. – secondo me sono frutto solamente di una scorretta informazione dei proprietari e dalla perdita del ruolo sociale che nel passato rivestivano i professionisti del mio settore”.
Quante firme ha fin ora raccolto?
“Oltre trecento firme raccolte nelle poche ore della manifestazione e solo tra le persone che spontaneamente si sono interessate alla questione ed avvicinate al banco. La raccolta delle firme ha avuto valore solo simbolico; spero infatti che questa iniziativa possa essere apprezzata per il suo significato: dimostrare che la gente, se informata e sollecitata alla riflessione, può costituire un movimento di opinione pubblica ed avere voce in capitolo nella rivalutazione del nostro paese”.
Quali vincoli comporta lo status di bene artistico?
“La parola “vincolo” è antipatica e comporta pregiudizi. L’unico obbligo per un bene vincolato è che i proprietari sono costretti ad eseguire interventi corretti sulla proprietà: questa correttezza – che personalmente reputo un vantaggio – deve essere garantita da un Parere Preventivo che viene rilasciato dalla Soprintendenza a monte degli altri permessi comunali. Ad esempio, nel caso specifico del comignolo, anche la manutenzione straordinaria che necessita di una semplice D.I.A. deve essere preventivamente vagliata dalla Soprintendenza: si tratta quindi solo di un leggero prolungamento dei tempi, facilmente evitabile se si programmano gli interventi. E’ ovvio che gli interventi progettuali su questo tipo di Beni richiedono per legge la competenza di un architetto ma questo rientra nella logica, da noi spesso disattesa, che ognuno deve fare bene il proprio mestiere, senza improvvisazioni in altri ambiti con risultati spesso disastrosi.
I vantaggi invece sono evidenti e molteplici: l’orgoglio di essere proprietari di un Bene di importanza storica ed architettonica, la rivalutazione economica della proprietà in caso di vendita, la possibilità di accedere ad agevolazioni fiscali e a finanziamenti nazionali-regionali specifici”.
Ci sono altri esempi di comignoli come questo nei dintorni?
“Questo di Terlizzi ha un valore storico-architettonico eccezionale per la sua antichità, per la particolarità della forma e perché superstite di tutti quelli che negli ultimi decenni sono crollati o sono stati rimossi. Per quello che mi risulta, in provincia di Bari non ne esistono di così antichi e per ritrovarne altri esempi bisogna risalire al 1700-1800 : il manuale di restauro del comune di Roma offre ad esempio un dettagliato abaco di questi manufatti architettonici ma nessuno è simile a quello terlizzese. In realtà tutto il centro storico di Terlizzi era caratterizzato da elementi architettonici di questo tipo ma negli ultimi decenni per ignoranza, incuria e mancato controllo sono stati sostituiti da canne fumarie in cemento armato oppure sono crollati per assenza di manutenzione”.
In che stato è il comignolo ai 4 venti?
“Purtroppo non ho ancora avuto la possibilità di verificare personalmente ma in apparenza il comignolo è in discreto stato ed i proprietari mi hanno assicurato che non c’è pericolo di crollo, in base al sopralluogo di un ingegnere che mi auguro sia uno strutturista. E’ chiaro però che è necessario un restauro, e sottolineo non una ristrutturazione, da effettuarsi quindi con professionisti competenti e con maestranze specializzate, in modo da assicurarne un’ulteriore e lunga sopravvivenza. E’una fortuna di cui non abbiamo meriti che sia arrivato intatto fino ai nostri giorni mentre è una vergogna per la nostra comunità che nessuno (tecnici, amministratori, privati, ecc.) abbia mai sollevato alcuna obiezione sulla sistematica distruzione di tutti gli altri comignoli presenti a decine nel nostro centro storico. Beni eccezionali come questo, oltre a riguardare gli interessi dei privati – che devono essere rispettati ed aiutati – rivestono soprattutto un interesse collettivo che valica i confini comunali”.
Rivalutare il comignolo per rivalutare il centro storico?
“Esattamente, e non solo il centro storico. Il comignolo è un simbolo per Terlizzi, positivo ma anche negativo perché ci testimonia la troppa disattenzione per il nostro paese, la mancanza di lungimiranza nel capire come determinate politiche di riqualificazione abbiano ricadute anche economiche sulla comunità, così come è stato per altri paesi limitrofi come Giovinazzo, Ruvo, Corato, Bisceglie, Molfetta, ecc. Questa iniziativa deve essere l’inizio di un processo che porti alla corretta riqualificazione dell’intero centro storico e del nostro paese. Ci sono tanti giovani concittadini appassionati e preparati ai più alti livelli e questo fa ben sperare affinché il futuro del nostro paese sia più simile al suo glorioso passato che al suo presente”.
Un telegramma finale sulla partecipazione dei terlizzesi a questa sua iniziativa.
“Ringrazio tutte le persone che hanno aderito all’iniziativa ed invito la cittadinanza in genere ad essere attenta per il futuro ad occasioni di crescita non solo culturale come questa”.
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