Nichi Vendola battezza il Movimento per la Sinistra a Terlizzi
«Una casa innovativa per i giovani e per il mondo del lavoro, per innovatori e non restauratori».
Domenica scorsa nella sezione “Gioacchino Gesmundo” il “Movimento per la Sinistra” terlizzese ha mosso i suoi primi passi in un freddo pomeriggio di marzo. Ricco il dibattito sul nuovo partito – nato solo nel gennaio 2009 nel noto congresso di Chianciano – che ha già le sembianze di un baco posato su un ramo, che potrebbe presto trasformarsi in una splendida farfalla, magari in concomitanza di un buon risultato alle elezioni di Giugno. Oppure rimanere crisalide.
Un percorso curioso, quello di Mps, indissolubilmente legato con quello di Nichy Vendola –Presidente della regione Puglia dal 2005, alla guida di un partito figlio di una delle pagine più clamorose della storia politica italiana. Siamo nel 1991 e con alcuni compagni, tra cui Armando Cossutta, Vendola dà vita a Rifondazione Comunista. Quelli che seguono sono quindici anni molto travagliati che terminano con la bruciante uscita dal Parlamento nel 2008 di tutta la Sinistra italiana. E ora?
Su questi temi abbiamo interrogato Nichy Vendola in un’intervista che vuole immaginare un glossario di riferimento del nuovo soggetto politico in questo “nuovo partire”.
I come “nuovo inizio”, una delle espressioni più suggestive da lei utilizzate nel discorso di Chianciano 2009. Ma perché questa scelta?
Perché non è sufficiente quello che abbiamo cumulato come esperienza e sapere nel passato; perché anzi il passato vissuto come mitologia o come nostalgia è un impedimento a esercitare il diritto al futuro: è una barriera che si frappone al nostro sguardo sul futuro, mentre noi abbiamo necessità di ritrovare la parole che abbiamo smarrito nella comprensione dell’oggi.
R come Ritorno al passato. Non si rischia un vero e proprio ritorno al passato? Basti pensare alla nascita di Rifondazione Comunista 18 anni fa – sempre in gennaio.
Noi sinistra siamo come nella Bibbia, quando si abbandona la città di Sodoma in fiamme. Dobbiamo girarci indietro per vedere la città che brucia e interrogarci sul perché bruci, sul perché le speranze, le utopie, i sogni rivoluzionari si siano infranti; sul perché coloro che hanno tentato l’assalto al cielo –come diceva il giovane Marx- sono precipitati a terra e si sono spaccati le ossa. Il passato è pieno di testimonianze di chi si è ribellato, di giganti della storia della libertà ma non per questo deve essere considerato un museo, un qualcosa da replicare o da adorare; ma va sempre frequentato, criticato e interrogato e ci serve solo nella misura in cui lo re-interpretiamo per poter guardare al futuro.
S come Sinistra. Quali i rapporti di Mps nei confronti dell’intero schieramento politico di Sinistra, partendo proprio da Rifondazione?
Il nostro obiettivo è quello di lavorare alla costruzione di una grande sinistra; pensiamo infatti che bisogna camminare su due gambe: quella dell’unità possibile e quella dell’innovazione necessaria con tutti quelli che ci stanno e che credono nell’importanza di costruire una casa innovativa per i giovani e per il mondo del lavoro, ma soprattutto con tutti coloro che sanno che per costruirla bisogna essere molto innovatori e non restauratori.
P come proposte: se Rifondazione Comunista è stato più partito di lotta che di governo, quali sono invece le proposte del nuovo Mps riguardo a problemi come Occupazione, Sviluppo Economico e Mezzogiorno?
Innanzitutto occorre fare una battaglia culturale per restituire visibilità al Mezzogiorno: oggi esiste una questione settentrionale figlia dell’ideologia del Governo che ha prodotto rancore nei confronti del Sud visto solo come “Gomorra”, spreco, corruzione e parassitismo. Abbiamo la necessità di raccontare tante cose straordinarie del Sud, di recuperare l’idea che è nel Sud la sfida fondamentale per salvare l’Italia, in quanto tratto congiuntivo tra Europa e Mediterraneo e proprio in questo Sud dobbiamo rimettere al centro la battaglia per la piena e buona occupazione. Come? Anziché costruire il ponte sullo stretto, lavorando per il riassetto idrogeologico dei territori, risanando le periferie, impiegando i giovani nel recupero ambientale, della memoria, delle culture, dei sapori, dei saperi, degli odori e delle musiche delle nostre tradizioni popolari. Noi lo stiamo facendo come Regione Puglia, dal cinema alla musica: non solo cultura ma anche attività produttive e nuovi posti di lavoro legati al circuito della comunicazione e della creazione dell’arte.
N come Nichy Vendola. Nel glossario di questa nuova formazione politica non poteva mancare il nome del suo fondatore. Non avverte il rischio che questo partito si identifichi troppo nella sua figura?
Ho letto sui giornali che esistono i ‘vendoliani’: la cosa mi diverte perché nel gioco di squadra ho sempre interpretato il ruolo del libero -mai del capitano- in quanto incapace di addomesticare il mio cervello. Quindi non voglio che quelli che si identificano in me lo facciano cancellando il proprio cervello, anzi spero che si identifichino in un’idea di libertà dentro la politica ..e poi spero che si cambi parola, non si dica vendoliani, anche perché un grande maestro come Marx aborriva l’idea che ci fossero i ‘marxisti’.
Dica qualcosa di sinistra.
Proletari di tutti i paesi unitevi! Non proletari italiani o europei o bianchi o cattolici ma tutti coloro che posseggano prole e nient’altro. La rivoluzione è l’idea dell’unità del genere umano, nata per combattere la discriminazione nel lavoro, la guerra tra i popoli. Oggi questa è una necessità perché a causa della catastrofe ambientale, dell’armamento nucleare, delle tecnologie della morte o recuperiamo il sogno di un’umanità conciliata e integra o finiremo per inseguire i cocci di un genere umano frantumato e ferito.
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