“Pccc”: ti amo su Facebook

Nicolò Marino Ceci

Art – performance all’inaugurazione del “Kunst”.

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Valentina, 25 anni, laureanda in Scienze dei Beni Culturali, è un’appassionata del mondo dell’arte, come anche Chiara, 18 anni, diplomanda in Liceo Classico. Sono questi i nomi delle due giovani ragazze che in occasione dell’inaugurazione dell’associazione culturale “Kunst” venerdì scorso, hanno portato sulla scena una suggestiva art – performance dal nome “Pccc”.

Le abbiamo intervistate e interrogate sui mondi digitali, quelli delle chat, delle amicizie, degli amori sperati; i mondi delle parole che si ripetono all’infinito con noia e monotonia.

“Pccc”: come è nata e come è andata?
[Valentina] L’idea iniziale era mettere su qualcosa che avesse a che fare con il teatro. Avevo già sperimentato una performance simile nel Chiostro delle Clarisse qualche tempo fa, in occasione di una mostra d’arte. Quindi ho voluto riproporla, coinvolgendo Chiara. “Pccc” è un esempio di art – performance: è cioè una sorta di quadro vivente che occupa uno spazio variabile e che ha una durata variabile; non ha testo e gioca molto sulla mimica e gestualità, in cui il pubblico può immedesimarsi.

Che vuol dire Pccc?
“Pccc” deriva da p.c. – personal computer – ma con la differenza che la ‘c’ sembra ripetersi all’infinito, con un chiaro riferimento alla macchinosità, noiosità e freddezza della parola scambiata su internet. Le tante ‘c’ inoltre da un punto di vista onomatopeico sembrano ricordare il termine ‘chiacchiericcio’.

Già il titolo introduce al tema.
[Valentina] Avevo pensato di analizzare come è cambiata la società con i social network. [Entrambe] Siamo infatti una generazione che non è nata con essi e quindi non sappiamo ancora bene se rappresentino per noi una cosa buona o meno, non essendoci ancora abituati.

Come avete sviluppato praticamente tutto questo?
Come scenografia abbiamo riprodotto l’intimo di una stanza, nella quale si consumava uno squarcio di giornata – tipo adolescenziale. In questo spazio temporale l’adolescente chatta continuamente immerso tra monitor e tastiere. Per rappresentare l’idea dei social network abbiamo creato dei libri sui cui dorsi abbiamo scritto il nome delle più grandi community – badoo, facebook, msn: così da riprodurre metaforicamente un’‘enciclopedia della socialità’, in cui ciascun libro contiene nelle sue pagine tante vite e persone. Abbiamo inoltre voluto rappresentare in particolare la condizione della ragazza adolescente.

Cioè?
Abbiamo voluto parafrasare l’atteggiamento di molte adolescenti che sulle community cercano e sperano di trovare l’uomo della loro vita, di cui innamorarsene. Durante la performance abbiamo quindi indossato guanti bianchi e velo, così da ricordare una sposa in attesa del suo uomo. Tutto si gioca sul filo sottile dell’apparenza e dell’inganno: anche per questo abbiamo costellato la scenografia di specchi volti a sottolineare il confronto virtuale con altre figure, basato esclusivamente sull’importanza dell’apparenza.

Il social network ha quindi più ombre che luci?
In realtà la community è un vantaggio se si vuole esplorare il mondo ma diventa anche un paradosso quando si finisce con il sentirsi più a proprio agio in chat che non dal vivo con le persone, dove magari c’è timore di essere sé stessi.

Veniamo al fenomeno Facebook. Nato nel 2004, conta oggi 175 milioni di iscritti in tutto il mondo. Perché questo enorme successo, secondo voi?
E’ uno strumento che ti permette di essere sempre rintracciabile e di stare costantemente a contatto con gli amici. Se non ne fai parte sei fuori dalla forma che questa nostra società sta assumendo.

Eugenio Scalfari in un editoriale dal titolo “Riflusso dal privato” su l’Espresso, ha scritto:”l’area dell’impegno si restringe e aumenta quella dell’indifferenza […] C’è una passività studentesca di fronte alla realtà che ci circonda che si traduce in un riflusso da impegni civili, dalla solidarietà, da una visione politica del bene comune. […] Declinano gli stimoli collettivi, si diffonde la percezione di una solitudine sociale ed esistenziale”. Che ne pensate?
La paura è che si finisca sempre di più a parlare con il monitor, anziché di persona perché in questo modo è più facile e soprattutto si risparmia tempo. È piuttosto alienante; i rapporti si congelano e il piacere di una chiacchierata viene meno. E’ vero: astraendosi dalla realtà esterna i ragazzi non sono stimolati, né alimentati da altre fonti che non siano loro stessi e quindi si chiudono sempre più nel proprio io. Abbiamo troppi mondi fittizi dove rifugiarci. Non ci interessiamo di attualità perché siamo sfruttati dalla tecnologia che ci distrae e ci impedisce di occuparci di qualcosa più grande di noi.

Come vedete il futuro della comunicazione?
Forse andrà sempre peggio e saremo sempre più legati alle realtà virtuali: diventerà sempre più difficile prendere un caffè con un amico. Tuttavia mentre le generazioni future avranno queste community nel dna, noi invece siamo ancora in tempo per rendercene conto.

Quali le alternative a questo corso delle cose?
Arrestare questo nuovo modo di comunicare è impossibile. Facebook scheda tutti, anche per fini commerciali – dato che gli utenti esprimono nei profili i propri gusti commerciali, musicali, artistici. Il grande fratello è ormai superato.

Non credete di essere contraddittori criticando facebook, ma essendovene serviti come “cassa di risonanza” per la realizzazione dell’associazione Kunst?
Dobbiamo ammettere che ci è servito per far parlare della nostra associazione. Come abbiamo detto prima facebook ha anche un risvolto positivo – cioè ti mette in contatto con le persone – ma questo fino a un certo punto. Infatti comunque non tutti i ragazzi dell’associazione, pur rispettando il nostro impegno, hanno condiviso appieno il tema che abbiamo trattato.

A quando la prossima art – performance?
Speriamo il prima possibile; ci muoveremo ancora su temi come la socialità, la freddezza dei rapporti, l’alienazione.

Chiudiamo quest’intervista con una citazione..
“La socievolezza è solo un largo sorriso fatto di denti”. (Jack Kerouac)

“I social network stanno trasformando la socialità in un’equazione a più incognite. XXX …così facile raggiungerti, così difficile toccarti. Sapere molto di te e non conoscere il suono della tua voce. Scorro la tua vita in un cubo di immagini che zoomma i tuoi sorrisi più belli. Cool, chic, kitsch..chi sei tu? Sei chi sto cercando? Innamorarsi ogni giorno della tua apparenza. La tua, la sua, la mia. Amici, amici di amici, di amici..ho 1001 amici ma ogni pomeriggio..”
Valentina Carbone, Chiara Pellegrini.

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