Inaugurazione fa rima con apertura?

Nicolò Marino Ceci

Nel giorno della riapertura della Pinacoteca De Napoli abbiamo intervistato la dr.ssa Tamborra.

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Laureatasi nel 2008 in Lettere e Filosofia, Corso di Laurea in Scienze dei Beni Culturali, curriculum “storico artistico” e iscritta al Corso di Laurea Magistrale in Storia dell’Arte – Profilo Contemporaneo – dell’Università di Bari, Angela Tamborra potrebbe essere una giovane dottoressa come tante, ma con una peculiarità. La sua tesi – sperimentale in Museologia, dal titolo “Pinacoteca “De Napoli”: una ipotesi organizzativa” – è interamente incentrata e dedicata alla Pinacoteca “Michele De Napoli”, che domani verrà riaperta al pubblico dopo tanti anni di chiusura.
Nonostante l’imminente inaugurazione della struttura la Civica Amministrazione non si è mai soffermata sulle sue modalità di gestione e dato che la materia è molto tecnica, abbiamo deciso di intervistare la giovane Tamborra, la cui tesi si è attentamente soffermata proprio sulla rivalutazione degli spazi interni della Pinacoteca e sull’ipotesi di una rete museale con altri enti aventi come mission l’arte contemporanea.

Oggi 7 febbraio 2009 si inaugurerà la Pinacoteca De Napoli. Ma inaugurazione vuol dire riapertura?
No; penso ci sarà solo una presentazione della struttura, con l’esposizione del celebre autoritratto di Michele De Napoli, simbolico ritorno del celebre artista nella sua casa natale. Probabilmente non ci sarà una riapertura completa, che invece vedremo solo in primavera, quando avrà luogo la rassegna con le opere restaurate del De Napoli.

Perché nel 2005 la Pinacoteca fu aperta per pochi mesi, per poi chiudersi nel gennaio 2006?
All’apertura della Pinacoteca nel 2005 erano stati ristrutturati solo il pianoterra e il primo piano, mentre necessitavano di ristrutturazione anche il secondo piano, il cortile, i locali sotterranei e i locali persistenti nell’atrio interno. Fu chiusa nuovamente per permettere la ripresa dei lavori.

E ora invece?
I lavori si sono conclusi e hanno messo a norma l’intera struttura.

Quale è la ‘mission’ di questa splendido edificio storico?
L’arte contemporanea in Puglia può essere considerata la cenerentola delle arti in quanto poco valorizzata. Un passo importante sarebbe quello di creare un raccordo tra istituzioni che si occupano di tale arte o meglio creare una rete museale – dove per rete si intende quella forma di organizzazione che possa in qualche misura migliorare le problematiche connesse alla gestione del patrimonio culturale. La rete sarebbe preferibile rispetto al sistema museale in quanto conferisce meglio la possibilità di perseguire finalità comuni quali valorizzazione del territorio e realizzazione di mostre itineranti. Nel caso della Pinacoteca si andrebbe così ad ampliare il raggio d’azione dell’Istituzione, potenziando la sua specificità di museo di arte contemporanea. Un esempio? Si potrebbe creare un filo conduttore tra la figura del De Napoli e quella del De Nittis, realizzando delle mostre ad hoc e nel contempo rivalutare il territorio.

Gestione della Pinacoteca: perché secondo lei non se parla ancora e non ci sono pubbliche iniziative a riguardo?
Perché credo che a monte non ci sia un’adeguata progettazione a lungo termine, che preveda quindi una vera e propria riapertura della struttura.

Quale sarebbe la soluzione gestionale più adeguata per la nostra Pinacoteca?
Qualsiasi ente museale necessita di essere gestito in maniera esemplare per poter far vivere il patrimonio contenuto al suo interno. Nel caso della Pinacoteca De Napoli – secondo il mio modesto parere – la gestione ottimale sarebbe di tipo indiretto, attraverso una concessione a terzi, un
affidamento diretto a soggetti costituiti o partecipanti all’amministrazione pubblica.

Un idoneo apparato gestionale, quanto personale e quali figure richiederebbe?
Se ci riferiamo ad una struttura organizzativa pubblica e in particolare ad un settore specifico quale quello museale, individuare e definire precise linee di azione e metodologie di analisi dei fabbisogni di personale appare quanto mai difficile. Secondo il codice deontologico dell’ICOM – International Council of Museums – il museo dovrebbe essere dotato di personale sufficiente e con adeguata qualificazione e quindi nell’ambito della Pinacoteca De Napoli, date le sue dimensioni, non si richiede un personale cospicuo. Possono quindi essere individuate figure essenziali quali:
– Responsabile Tecnico – Scientifico (Direttore), con Laurea in Storia dell’Arte o in Archeologia o Conservazione dei Beni Culturali;
– Conservatore Museale, con mansioni di acquisizione, catalogazione, ordinamento, allestimento delle collezioni, studio e ricerca delle esposizioni temporanee e responsabile dei servizi educativi;
– Responsabile Informazione e Comunicazione;
– Responsabile Amministrativo per la Gestione delle Risorse Economiche;
– Responsabile Tecnico addetto alla Sicurezza;
– Operatore ai Servizi di Vigilanza e Accoglienza.

Pinacoteca e giovani: quali le possibilità occupazionali?
La riapertura aprirebbe certamente uno spiraglio dal punto di vista occupazionale. Si spera tanto che si privilegi la strada della meritocrazia.

Quale ruolo svolgerebbe la Pinacoteca nell’ambito della cultura terlizzese?
Oltre ad essere un centro propulsore per la cultura locale e per la provincia di Bari, potrebbe essere un trampolino di lancio per l’economia terlizzese, legandola indissolubilmente al turismo.

Crede infine che la gestione di questa struttura potrebbe essere una sorta di prova generale per la futura amministrazione del Teatro Millico? Ci riferiamo ovviamente non tanto alla pratica gestione delle due strutture tra loro molto diverse, ma anzi alla maturità con cui i terlizzesi – amministratori e cittadini – saranno in grado di sostenere e affrontare la conduzione e custodia della Pinacoteca De Napoli, così bella ma allo stesso tempo molto complessa.
Quel cuore pulsante, fervido dal punto di vista culturale che molti ci hanno invidiato tra sette e ottocento sta tornando a battere. I termini Arte e teatro per decenni sono scomparsi dal vocabolario dei terlizzesi; la riconsegna alla città prima della pinacoteca e, si spera al più presto, del teatro saranno come «lampade di moschea dalle cupole di ottone traforato, stellate come le nostre anime, perché come queste irradiate dal chiuso folgore di un cuore elettrico». (dal manifesto del Futurismo 1909, F.T. Marinetti).

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