Capodanno in musica per la Municipale Balcanica

La Redazione

Concerto nella piazza di Lisbona sulle note del nuovo album Road to Damascus

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Capodanno in musica per la Municipale Balcanica che la notte del 31 dicembre si è esibita nella piazza gremita di Lisbona per salutare il nuovo anno con i suoi ritmi.
Dopo aver suonato a Vienna il 27 dicembre, la piazza di Lisbona ha accolto la musica balcanica del nuovo album Road to Damascus, che ha ripreso il cammino di Foua, che per l’etichetta italiana Ethnoworld aveva avviato una sintesi profonda e vivace tra i suoni zigani, klezmer e yiddish dell’Est Europa e quelli più mediterranei, radicati, inediti della nostra terra.
Quella partenza con un repertorio composto di brani provenienti dalla tradizione (“la miglior Hava Nagila degli ultimi trent’anni”, Ale Brider e il Rigoudon francese del XVI secolo), si era completata con un approccio ai pezzi tradizionali assai più originale, grazie all’eterogenea provenienza musicale dei componenti come i fiati, di prevalente esperienza bandistica, che avevano dato a quei brani una connotazione più potente, esplodendo di espressività nelle improvvisazioni inserite nei nuovi arrangiamenti.
Allo stesso modo la nutrita sezione ritmica avrebbe aggiunto spessore e imprevedibilità a brani ch’erano spesso imprigionati dalle sonorità tradizionali, insieme alla chitarra spesso in veste elettrica e capace di inserirsi alla perfezione confermando il linguaggio universale della musica; apporti jazzistici, rock, bandistici e sperimentali tra frasi musicali frenetiche.
Conclusa quell’esperienza è poi arrivato Road to Damascus, dove la precisione strumentale fornisce ancora un vigore inusitato ai brani provenienti dalla tradizione (Kolomeika, Artigiana di luma e Usti usti baba, brano della Kocani Orkestar, con la quale la stessa Municipale ha suonato), arrangiati sempre con un occhio attento al jazz e all’improvvisazione.
Un tributo al viaggio, alle occasioni di illuminazione, alle sorprese, alle gioie, al cambiamento, allo spirito, alla meditazione, alla rivoluzione, per una lunga serie di novità e particolarità che hanno fatto “sbandare” il gruppo dalla via del classico gruppo Folk o peggio folkloristico.
L’album contiene, specie se confrontato con il precedente, alcuni momenti di respiro più ampio, e di meditazione con riferimenti ed echi che rimandano a orizzonti più vasti, un’esperienza ancora più completa, che va da momenti di frenesia e allegria assoluti ad attimi di contemplazione.
Un percorso suadente aldilà dell’Adriatico e del Mediterraneo, come in Gipsy Train, la stessa Road to Damascus, Libano, passando attraverso l’ibridazione di Contessa (brano anni ’80 dei Decibel di Enrico Ruggeri), una struggente ballata chitarra e voce sul tema dell’immigrazione vista direttamente dagli occhi di uno sfortunata protagonista di quelle traversate disperate e un termine coniato per la loro musica come “combat folk”, testimoniato alla perfezione da Syndrome of Babylon.
Anche per questo disco, questa volta per l’etichetta Felmay e con distribuzione internazionale in Australia, Austria, Belgio, Francia, Germania, Giappone, Grecia, Italia, Messico, Olanda, Repubblica Ceca, Spagna, Svizzera, UK e USA, fioccano le recensioni all’estero, solcando uno spazio che dai balcani arriva fino a New York e alla California e raccogliendo consensi naturalmente anche in Italia.
L’estero è ormai normalità per il gruppo terlizzese, con passaggi in prestigiose radio in Germania, Finlandia, Belgio, Canada, recensioni entusiaste e contatti che arrivano fino in Australia, la partecipazione ad importanti festival jazz e folk europei (Francia, Germania) e un’accoglienza da headliner in festival folk di spessore in Italia come quest’estate al Carpino Folk Festival, per citarne solo uno.
Una fortuna che non arriva certo dal caso ma dalle virtù della propria musica; le esibizioni della Municipale Balcanica sono feste in cui i ritmi tradizionali dell’Est Europa e le composizioni originali coinvolgono spesso fino alla danza, ma sono anche un’esperienza culturale completa e inesauribile, uno stimolo alla conoscenza della radici proprie e di quelle culture che ci circondano e con cui è inevitabile mescolarsi e contaminarsi e, per averne una dimostrazione, è bastato attendere che il nuovo cd fosse presentato in anteprima proprio a Terlizzi, tra le strade del centro storico gremite di gente e con l’amichevole partecipazione di Fry Moneti dei Modena City Ramblers, guest del disco e che da anni collabora con loro.
Per capirlo, in fondo, basta semplicemente ascoltare Road to Damascus.

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