Auguri!!

Edgardo Bisceglia*

Storie di un diverso Natale per protagonisti “in ombra” della città e l’appello e la possibilità di ripartire dagli ultimi

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“Auguri! Buon Natale! Buon Natale a te!…a casa anche, mi raccomando!”
E così di mano in mano, di abbraccio in abbraccio, staremo attenti a dispensar Auguri a tutti. A fine Messa, a inizio Pranzo, durante il passeggio.
Ma questo non sarà un Natale come tutti gli altri. E per molti non sarà nemmeno tanto Santo: le città sono allo sbando. Le genti al collasso.

Omar e Mohammed, Re Magi del nostro Tempo, spalle ricurve sotto il peso di una tanica d’acqua, si riscalderanno a furia di andare su e giù dal Mostro Buono di cemento disarmato della Via di Molfetta, e se tutto scorrerà liscio, potranno godere della solidale compagnia delle fiamme del bidone di latta, come nei films americani, con la speranza che il fumo possa loro solo irritare gola e occhi.
Sarà un Natale maledetto per la Signora Carla, a cui chiediamo scusa per non essere riusciti a trovare una Casa, e anche per questo Natale dovrà festeggiare con la sua famiglia nella grotta ricoperta di muffa, alla modica cifra di Euro 250 al mese.
Sarà un Natale maledetto per Mark, scappato dalla miseria della sua terra con due bimbi gemelli di 16 mesi e la figliola di 16 anni a far da mamma, moglie, badante, che sogna per l’anno nuovo l’iscrizione alle superiori.
Sarà maledetto, questo Natale, per Pino, divorato dalle sue carte del S.I.M che , nefaste, gli ricordano i suoi “tratti schizofrenici e depressivi”.
Sarà maledetto questo Natale per Goran, Karl e compagni, perchè da Marzo scorso prometto loro che presto avranno una identità, ma a cui dovrò chiedere ancora una volta scusa perché qualcuno ha deciso che una Via convenzionale per i senza dimora nella nostra Città non ci può essere.
Sarà maledetto ancora una volta questo Natale per Hylenia, che aspettava un Natale di libertà e liberazione, e invece sarà schiava di sfruttatori senza scrupoli, derubata della sua dignità di Donna dal cliente di turno che, magari rimettendo la cravatta, le elemosinerà qualche centesimo da mandare ai suoi cari giù nella violentata Nigeria.

Non sarà maledetto, perché non sarà nemmeno Natale questo Natale per Gigi, di anni 14, e i suoi 4 fratellini, che ormai non ricordano più com’è fatto un papà, e sognano, con gli occhi aperti di notte e chiusi di giorno, carezze dalla loro pur sempre dolce mamma.
No! Non basteranno tessere del pane a far credere a tutti che questo sarà un Natale Santo. Come non basterà a Franco il pacco viveri della Caritas, pure raccolto grazie a tanti e generosi studenti di ogni età.

Tutto questo non è giusto, si sente ripetere nei corridoi e nelle stanze di Corso Vittorio Emanuele 24. Come non è giusto che l’aitante e giovane professionista di turno si conceda il disumano lusso di assumere e licenziare badanti come fossero noccioline sfuse.

È vero cari amici volontari: non è giusto.
Ma noi abbiamo il Dovere di credere che Qualcosa ancora può cambiare. Che Dio, il mio Dio come quello di Omar, può ancora dire e significare qualcosa.
Abbiamo il dovere di credere che il tremolìo dell’abbraccio che accompagna le nostre buste di latte ancora significa che soli non si è mai, che insieme ce la possiamo fare.
Non possiamo contare gli sfratti bloccati quest’anno e quelli purtroppo per i quali non sono bastate le nostre promesse economiche.

Ho perso il conto dei tagli di luce e di gas che nel corso di questi dodici mesi hanno spinto sottobraccio centinaia di uomini e donne a chiedere umilianti aiuti agli operatori delle Caritas di tutte le nostre Parrocchie.
E poi le coperte, i vestiti, le scarpe, i farmaci campione-gratuito, i libri di testo senza talloncino, i giochi recuperati dagli scatoloni della nostra infanzia.
Coraggio ragazzi! Coraggio care Signore dei Centri d’ascolto.
Le nostre parole sono diverse da quelle che sentiamo in televisione.
Non si perdono tra le carte delle scrivanie le nostre parole. Non si attaccano alle suole delle scarpe. Non rimangono impigliate tra i rami degli alberi ormai spogli. Nemmeno quando il vento soffia con forza.
Anzi, semmai, volano di bocca in bocca, di madre in figlia, di bimbo in bimbo.
Coraggio uomini del Volontariato!Coraggio Cittadini Solidali! Non è fatica sprecata. Si vede. Si sente. Da soli non si è mai. Possiamo ancora fare della mangiatoia delle nostre contraddizioni, reggia per gli ultimi di questo Tempo.
Coraggio uomini della Politica e delle Istituzioni. Di voi c’è estremo bisogno. Siamo aggrappati con tutte le forze alla convinzione che potete ancora parafrasare con il vostro impegno, le ardite parole di Fede e Democrazia che, in memorabili tempi, furono dettate perché gli uomini avessero cura gli uni degli altri.

E allora, diamoci un proposito pieno di luminosa Speranza ma al contempo anche di saggia concretezza: ritroviamoci. Tutti insieme. Guardiamoci negli occhi. Ripartiamo dagli Ultimi. Solo così ci sarà spazio per tutti.

AUGURI!

*Responsabile Caritas Città di Terlizzi

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