Si è chiusa la rassegna “Pelle Pollio Sforza”. Fotogallery
Per l’occasione abbiamo intervistato i tre artisti espositori.
Inauguratasi il 22 novembre e conclusasi il 13 dicembre scorso la rassegna “Pelle Pollio Sforza” – ospitata dalla Galleria “Adsum Artecontemporanea” – ha accostato nell’universo raffigurativo dell’arte contemporanea tre modi diversi di leggerla e portarla sulla tela.
Abbiamo intervistato i tre artisti Stefano Pelle, Vito Pollio, Mimmo Sforza a riguardo, ponendo due domande: la prima calibrata ad hoc per ciascun artista e una seconda, uguale per tutti e tre.
Stefano Pelle, da dove provengono i colorati brandelli materici che campiscono le sue opere?
Ho utilizzato la tecnica dell’”action painting”, servendomi di carta di manifesto. L’obiettivo è far percepire al fruitore come prima cosa il colore dei pezzi di carta: credo infatti molto nel colore e nel suo valore ‘popolare’, dato che ciascuno di noi tende a fruirlo attribuendovi un significato personale, emotivo, estetico.
Tre aggettivi che non vorrebbe fossero attribuiti alle sue opere.
Non elitarie [in quanto credo fermamente nell’arte popolare], non accademiche [non c’è in esse una tecnica artistica particolare, così da poter essere fruite con facilità da chiunque], non realizzate per una logica di mercato tradizionale.
Vito Pollio, c’è retorica nella spietata denuncia che lei fa alla condizione di essere umano, ritratto come homo homini lupus?
No. Ho dipinto questi soggetti nell’atto di sopraffare, prevaricare, non per ricamarci attorno un giudizio moralista ma perché credo davvero che basare l’interezza dei rapporti umani su beni superflui e materiali come il denaro sia davvero sbagliato e inaccettabile. Voglio criticare tutto ciò che possa alterare – e che di fatto altera – i rapporti tra persone, pur non avendo alcun valore.
Tre aggettivi che non vorrebbe fossero attribuiti alle sue opere.
Mostruose, visionarie [l’altro lo lascio alla libera interpretazione].
Mimmo Sforza, nelle scene da lei ritratte si respira un’atmosfera di intimità: essa è spontanea o indotta?
Non vorrei definire i personaggi che ho dipinto ‘alienati’. Sono infatti per una cultura umanistica che porta a vedere gli uomini colti nella loro individualità e quella che ho dipinto è una solitudine ‘feconda’, la solitudine dei ‘giganti’; celebrando così l’essere titanico.
Tre aggettivi che non vorrebbe fossero attribuiti alle sue opere.
Alienanti, scure, tristi.
* Addetto Stampa Adsum Artecontemporanea
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