Mostra Collettiva degli espositori Stefano Pelle, Vito Pollio e Mimmo Sforza

Nicolò Marino Ceci*

DaL 22 Novembre al 13 Dicembre 2008 presso la galleria d’arte “ADSUM artecontemporanea”

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Sabato 22 novembre si è inaugurata presso la Galleria Adsum Artecontemporanea la rassegna “Pelle Pollio Sforza”, che nelle parole del Direttore Artistico Luigi Dello Russo “questa prima mostra della stagione 2008/2009 risponde al bisogno di una mappatura della territorialità e della interculturalità, da intendersi come incontro – scontro tra generazioni, interessi e problematiche culturali, forme espressive”.
Abbiamo dunque intervistato Dello Russo riguardo alle opere dei tre artisti.
“Stefano Pelle si presenta con un ciclo di lavori con ritagli di carta colorata giustapposti o mescolati per offrire allo sguardo del fruitore un grande senso di mobilità leggera e ariosa. Vengono Inevitabilmente in mente i lavori di strappo degli anni ’60 del francese Raymond Hains e soprattutto dell’italiano Mimmo Rotella. Entrambi usarono la tecnica del decollage. Ma in questi, pur vicini o affini alla cultura pop nel privilegiare icone dell’immaginario di massa, prevale il “gesto” dello strappo e ristrappo come affermazione individuale che, specialmente nel secondo, salva e conserva la riconoscibilità delle figure. In Pelle invece i ritagli “volano” nell’aria come frammenti astratti di colori con un effetto di gioiosa coriandolata; e se c’è un riferimento, chiaramente è al Calvino delle “lezioni americane”, in cui il nostro scrittore additava nella “leggerezza” l’imminente poetica di fondo del duemila. Poetica d’altronde presente in alcune artiste della nuova Cina come Yayoj Kusama che gioca con quantità enorme e pulviscolare di frammenti colorati sospesi nell’aria di uno spazio definito”.
Riguardo alla poetica artistica di Vito Pollio (una foto di una sua opera a lato, ndr) Dello Russo continua:”è apparentemente infantile e semplicistica, ma in realtà complessa e inconsciamente multistratificata: dai futuristi italiani ai grandi moralisti messicani, dai dadaisti ai grafici dei manga, fino ai pupazzetti ‘mostruosetti’ dei film di animazione giapponese che sono svago e nutrimento delle nuove generazione televisive. Tutto si compone in un linguaggio personale, erotico e violento che alcune volte sfocia in un gioco sarcastico, altre volte in una denuncia drammatica. Ogni scena è una lotta psicologico – gestuale incentrata sul il denaro e sul potere che esercita sugli altri; per cui l’unica legge è quella della sopraffazione bestiale dietro l’apparenza della persona umana, che si altera e si deforma in mostruosità oscena e repellente. Arte scoiale? Arte impegnata? Forse involontariamente si, ma senza retorica tradizionale, anzi espressionisticamente nuova e contemporanea. Solo talvolta si placa il ‘furor’ materico delle pennellate pastose e grumose di colori scuri e terrosi, come in quel suo autoritratto, che è un saggio di bravura tecnica e di introspezione interiore”.
L’analisi termina poi con Mimmo Sforza, introdotto così:”nella scelta della grande tradizione classica dell’uomo e del suo essere in una determinata situazione storica va collocata la pittura di Sforza anch’essa ‘tradizionale’ o addirittura ‘controccorrente’ ed ‘eretica’ nei confronti del dominio contemporaneo di forme espressive tecnologiche quali la fotografia, il video o l’informatica”. E continua:”la pittura – pittura del Nostro è memore del tonalismo dei veneti rinascimentali e della ‘Scuola Romana’ del secolo scorso, della matericità degli impressionisti e degli informali, nonché della gestualità dell’action painting. Tutte queste tecniche sono funzionali alla rappresentazione della ‘condizione umana’. Non a caso Sforza è un grande ammiratore di Francis Bacon, ma ne respinge le estreme deformazioni esasperate e spesso truculente, mettendo in luce invece una contenuta ma autentica e profonda solitudine esistenziale in una società alienata. In ogni opera è presente una sola figura umana in un ambiente straniato e intenta ad un lavoro non gratificante, ma necessario e obbligatorio come tale diventa anche per un manager di una multinazionale, ma tutti inchiodati ad una condizione di oggetto e giammai di soggetto!
Dov’è l’uomo artefice e creatore del sogno umanistico?”

3476502478 – 3396382081
“ADSUM artecontemporanea”
Via Marconi 5 – 70038 TERLIZZI
www.retearte.it
morgese.bonaduce.art@libero.it
adsum.arte@libero.it

* Addetto Stampa Adsum Artecontemporanea

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