Università secondo Gelmini: cosa ne pensano gli universitari terlizzesi?

Nicolò Marino Ceci

“Riformare si, ma non in questo modo”, il pensiero prevalente degli studenti intervistati.

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Con la riduzione del Fondo di finanziamento ordinario all’Università di 1,5 miliardi di euro entro il 2013, cui si aggiunge un turn over dei Docenti del 20 % – cioè con una sola assunzione ogni cinque pensionamenti,– il ddl 133/2008 è balzato agli onori della cronaca nazionale per la drasticità con cui il Ministro Gelmini ha voluto riformare il sistema istruzione e università in Italia. Con il mondo della ricerca che rimane ansiosamente ad attendere gli effetti di una legge contestata nel merito e nel metodo – essendo propriamente un decreto. Secondo infatti gli art. 76, 77 Cost. la delega che il Parlamento fa al Governo per emanare Decreti Legge sussiste in occasione di motivi di “urgenza o necessità” non ben chiari ai più.
In occasione dello sciopero generale del mondo universitario che si è svolto a Roma il 14 novembre scorso, abbiamo consultato gli studenti universitari terlizzesi a riguardo, ponendo le seguenti domande:
– Ti sei informato sulla Riforma Gelmini, per la parte che riguarda le modifiche al sistema universitario?
– Esprimi la tua opinione a riguardo.
Feliciana Altamura, 22 anni, Facoltà di Scienze della Formazione, Università di Bari.
Mi sono informata attraverso la tv. Sono totalmente in disaccordo con la riforma: non si rinnova licenziando. Credo piuttosto che l’università andrebbe svecchiata e rinnovata radicalmente, anche da un punto burocratico, tagliando tutti quei ‘rami secchi’, siano essi esami o corsi di laurea di scarso interesse collettivo. Sono per una razionalizzazione delle risorse che già possediamo, accorpando i corsi molto simili tra loro, ma senza limitare la ricerca. Ritengo infatti che questa riforma vada a danneggiare un settore – la ricerca- già molto penalizzato: è infatti assurdo vedere ricercatori italiani essere costretti a emigrare all’estero per lavorare. Le Fondazioni di Diritto Privato? L’Università è pubblica e deve permettere l’accesso a tutti. E’ per questo che ho deciso di prendere parte ad un’associazione studentesca.
Giovanna Barile, 20 anni, Facoltà di Agraria, Università di Bari.
Ho approfondito attraverso internet e iniziative studentesche. Penso che anziché licenziare ‘alla cieca’ sarebbe più opportuno tagliare personale in base a criteri più logici, come la produttività e il merito. Per quanto riguarda le Università trasformate in Fondazioni Private non sono d’accordo in quanto l’Università è e deve rimanere di tutti: non trovo infatti giusto che chi non abbia i mezzi, ma abbia le capacità debba essere discriminato rispetto a chi abbia le stesse capacità ma più mezzi. Tuttavia credo che tutto questo moto di protesta non influirà sul naturale percorso di questa legge che troverà presto applicazione.
Francesco Malerba, 20 anni, Facoltà di Giurisprudenza, Università di Bari.
Considero sbagliata la riforma in quanto essa prevede tagli ingiusti per il semplice fatto di far quadrare i conti nelle casse dello Stato e quindi l’unico settore dove lo Stato avrebbe potuto intervenire con facilità è proprio quello dell’Istruzione. Mi piacerebbe che questo decreto potesse essere accantonato nell’agenda legislativa di questo Governo.
Maria Tricarico, 19 anni, Facoltà di Scienze Ecologiche della Biodiversità, Università di Siena.
Ho letto giornali e seguito manifestazioni studentesche e credo che l’Università italiana non vada bene. Non credo però che la soluzione a questo empasse possa essere risolto attraverso la privatizzazione – che discrimina i più ricchi rispetto ai più poveri – e con tagli indiscriminati. Riformare il sistema universitario è una necessità, a causa dei numerosi sprechi ma non si risolve tutto tagliando e menomando la ricerca, già precaria, quando ci sono paesi che in Oriente investono risorse importanti dato che la ricerca è il futuro. Bisogna velocizzare, sveltire le procedure burocratiche, tagliando il personale poco produttivo.
Luciana La Tegola, 21 anni, Facoltà di Medicina, Università di Bari.
Ho fatto ricerche su internet. Sono d’accordo con l’istituzione delle Fondazioni in quanto con queste si potrebbe creare una virtuosa commistione tra finanziamenti pubblici e capitale privato e anche se i costi sarebbero più elevati, ci sarebbe anche un conseguente maggiore livello di qualità. I tagli? Trovo giusto tagliare tutto ciò che non serve e che anzi ostacola il processo di ammodernamento dell’Università: in questo senso credo che occorra svecchiare e rinverdire tutto il sistema. Sono d’accordo con questa Riforma.
Simone Ruggieri, 24 anni, Facoltà di Scienze Politiche, Università di Bari.
Ho letto giornali, seguito tv e convegni. Non credo che tutto ciò che ci sia nella riforma sia malvagio: d’altronde la coperta non può essere grande per tutti. Ad ogni modo Berlusconi aveva già inserito la privatizzazione della scuola nel suo programma elettorale, quindi si sarebbe dovuto prestare più attenzione già allora. Anche se l’Università italiana ha diversi problemi, quali quello di non riuscire a formare professionalità che attecchiscano con successo nel mondo del lavoro, penso che questa riforma non calzi bene con i suoi reali bisogni: i tagli ci vorrebbero, ma fatti con criterio e non in maniera così radicale. Turn over? Secondo me ogni 5 pensionamenti dovrebbero fare 6 nuove assunzioni, anziché una! Bisogna dare spazio ai nuovi laureati.
Valeria Chiapperino, 21 anni, Facoltà di Economia e Commercio, Università di Bari.
Ho usufruito di internet soprattutto. Non approvo tagli così indiscriminati: sarei invece d’accordo con tagli mirati a eliminare sprechi e inefficienze. Con il turn over del 20 % non si combatte certo il fenomeno della disoccupazione, che ha degli inevitabili costi. Inoltre non penso sia positiva la trasformazione delle università in Fondazioni private dato che con un aumento delle tasse ne si precluda l’accesso a tutti. Con l’Università pubblica infatti la fascia di persone meno abbienti è una fascia ‘protetta’ nel senso che paga le tasse proporzionalmente alla propria ricchezza. Con l’Università privata invece la fascia di ricchezza media non avrebbe alcuna agevolazione e sarebbe proprio questa a non avere accesso, lasciando che tali fondazioni restino appannaggio solo di abbienti e privilegiate èlite.
Alfredo De Vincenzo, 20 anni, Facoltà di Lingue e Letterature Straniere, Università di Bari.
Internet e tv. La riforma è totalmente sbagliata perché così si sta creando un’università d’elite che renderà a molti studenti e professori difficile esprimere le proprie potenzialità: se infatti su 5 laureati l’università ne assume solo uno è logico che gli altri andranno all’estero perché ci sono più possibilità. Sicuramente ci vuole una riforma ma non così, anzi cercando di eliminare le lobby familiari e dando più importanza e credito alla voce degli studenti: queste manifestazioni significano qualcosa; non si può ignorarle.
Brigida Saltarelli, 23 anni, Facoltà di Scienze della Formazione Primaria, Università di Torino.
Ho letto giornali e internet e ho seguito iniziative studentesche. A Torino c’è un grande fermento: le associazioni studentesche addirittura hanno organizzato una serie di eventi per poter autofinanziare i pullman che sono andati a Roma per lo sciopero del 14. La mobilitazione è stata massiccia e conferma l’infondatezza di una riforma a carattere economico. Non capisco perché la parte che riguardava la scuola elementare è stata approvata senza diritto di replica mentre l’iter legislativo si è bloccato sulla riforma universitaria. A proposito delle Fondazioni credo che così nascerebbe un’università d’eccellenza che penalizzerebbe tutto il sistema universitario italiano e in particolare quello meridionale. L’imperativo sembra infatti privatizzare. Credo che l’università vada riformata, ma non con queste modalità.
Raffaello Grassi, 23 anni, Facoltà di Scienze Politiche, Università di Bari.
Ho letto giornali e internet. Non credo in questa riforma perché è sbagliato tagliare i fondi alla cultura, che esprime il benessere di tutti. I tagli andrebbero invece fatti accuratamente, solo per eliminare gli sprechi del sistema universitario, cercando di valorizzare meritocrazia e produttività del personale. Spero infine in un dialogo con le Istituzioni per poter migliorare in maniera radicale questo decreto.

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