Mobilitazione CIA di Bari contro la crisi nei comparti agricoli con tre manifestazioni
Richieste per fronteggiare le difficoltà nei settori del grano duro, dell’olio e del latte
La Cia di Bari ha indetto la mobilitazione per fronteggiare la crisi nei comparti agricoli.
Nella provincia sono tre le iniziative tematiche che riguardano soprattutto i settori del grano duro, dell’olio e del latte.
Negli scorsi giorni quella di Altamura è stata specifica sulla cerealicoltura.
Il prezzo del grano duro, infatti, in poche settimane ha subito un calo del 50 per cento, facendo perdere ai produttori 50 milioni di euro. I costi del gasolio, dei concimi e dei fitofarmaci aumentano invece a dismisura. Inoltre le importazioni indiscriminate stanno penalizzando gli agricoltori e danneggiano il ”made in Italy”. Così il grano al momento quota tra i 23 ed i 24 euro al quintale. L’anno scorso era a circa 50, qualche mese fa a 40 euro. Il crollo è stato provocato dalle importazioni massicce del prodotto, dal Canada al Bangladesh. Di questa crisi risente così moltissimo la zona murgiana ed in particolare i produttori altamurani che hanno terreni coltivati a grano anche in altri territori della Puglia e della Basilicata.
La seconda manifestazione e’ in programma lunedì, nella mattinata, a Bitonto, dove le sigle Cia, Coldiretti, Confagricoltura e Copagri chiederanno interventi per superare la situazione di grave crisi del settore olivicolo. La campagna olivicola e’ appena all’inizio e l’olio extra vergine di oliva parte con ribassi fortissimi. La siccita’ ha decurtato del 50 per cento la produzione olivicola.
La terza manifestazione e’ programmata venerdi’ 21 novembre e vedra’ mobilitarsi gli allevatori della Cia per il mancato rispetto dell’accordo del prezzo del latte sottoscritto a gennaio nella misura di 44 centesimi al litro.
Il momento ‘clou’ si avrà giovedi’ 20 novembre con un sit-in a Roma dinanzi alla sede della Camera dei deputati, in piazza Montecitorio. ”La nostra agricoltura – dice il presidente Cia Puglia Antonio Barile – ha bisogno di fatti e certezze. La perdurante crisi, ormai, sta letteralmente asfissiando le aziende agricole”.
Le principali richieste sono: la proroga della fiscalizzazione e dei contributi Inps che scadranno il 31 dicembre prossimo; misure straordinarie per gli agricoltori colpiti da crisi di mercato (come l’intervento per il Parmigiano); il ripristino del fondo di solidarieta’ contro le calamita’ naturali; il ripristino dei finanziamenti per il piano irriguo; accisa zero per il gasolio utilizzato in tutte le attivita’ agricole e zootecniche e riduzione al 4% fino a tutto il 2009 dell’aliquota Iva sui carburanti; riduzione dal 20 al 10% dell’Iva sul vino; favorire l’accesso al credito e la ristrutturazione finanziaria delle imprese agricole anche con la trasformazione del debito con gli istituti bancari dal breve a medio e lungo termine e con agevolazioni su finanziamenti destinati alla trasformazione di esposizioni debitorie contratte con istituti di credito.
”Nella nostra regione al pari di altre realta’ – e’ scritto in una nota della Cia – pesa, da un lato, l’aumento del costo del denaro e le difficolta’ di accesso al credito che penalizzano maggiormente le imprese che hanno investito in innovazione e qualita’, e, dall’altro, le anomalie ed il malfunzionamento del mercato: l’impennata dei prezzi di alcune materie prime agricole che ha caratterizzato la scorsa campagna agraria, l’aumento dei costi dei mezzi tecnici, in particolare energetici e concimi e antiparassitari. Un quadro complesso – sostiene ancora la Cia – che rischia di aggravarsi ulteriormente se non verranno predisposti validi interventi. Finora, pero’, le risposte del governo per fronteggiare queste situazioni di crisi sono state parziali, riduttive o sbagliate“.
Negli scorsi giorni anche Terlizzi era scesa in piazza con la protesta dei produttori olivicoli per richiamare l’attenzione di istituzione e opinione pubblica sulla grave crisi che ha irrimediabilmente compromesso quest’anno la cmapagna delle olive.
La mobilitazione, promossa dalla Copagri Puglia, che rappresenta il coordinamento di cinque organizzazioni professionali agricole (UGC CISL, UIMEC UIL, UCI, AIC, ACLI TERRA), lamentava gli aumenti dei costi di produzione (dai carburanti all’energia, dalle giornate lavorative agli operai ai contributi INPS, dai concimi agli anticrittogamici) si è aggiunta una siccità senza precedenti che ha pregiudicato il raccolto provocando grosse preoccupazioni per la sopravvivenza degli impianti olivicoli mentre al contrario cala il prezzo delle olive riconosciuto ai produttori.
La mobilitazione per ottenere il riconoscimento dello stato di calamità, interventi per il controllo dei prezzi “che continuano a far lievitare i costi di produzione” e una diversa politica di gestione delle acque per uso irriguo.
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