Gli Omphalos si preparano per il loro primo album
Bocche cucite sul disco, ancora in fase di ultimazione.
Li Avevamo lasciati vincitori all’Eurofolk – Festival internazionale di Musica Folk tenutosi in Spagna la scorsa estate – e li ritroviamo ora alle prese con i lavori preparatori del loro primo disco.
Gli “Omphalos” – formazione musicale terlizzese nata nel 2005 – annuncia questa felice gravidanza musicale, mentre si conferma un gruppo alla ricerca sempre di nuove sonorità e contaminazioni.
“Innovare senza stravolgere” – hanno più volte dichiarato in passato in merito al loro modo di fare musica; e oggi?
Li abbiamo ascoltati.
Eravamo rimasti all’Eurofolk.
E’ stata un’esperienza molo positiva. In qualità di partecipanti – e poi di vincitori – al festival abbiamo contribuito con tre nostri brani all’omonima compilation “Eurofolk”, abbinata con la rivista musicale inglese “Interfolk”.
Dopo?
Ci siamo messi a lavoro per produrre un disco, realizzato con un tenore, un coro e altri musicisti del panorama pugliese. In questo disco – che uscirà a Dicembre – abbiamo rivisitato alcuni testi musicali del compositore di Giovinazzo Beniamino Andriani. Il progetto è stato promosso e coordinato, a seguito di un complesso lavoro di ricerca, da Fedele de Palma – chitarrista del nostro gruppo ed etnomusicologo.
Come si chiama?
“..E si rose – canti popolari di Giovinazzo”. Lo presenteremo a dicembre in Giovinazzo e forse replicheremo anche qui a Terlizzi.
Siete a lavoro anche del vostro primo disco.
Si. Lo stiamo ultimando; crediamo uscirà in Marzo.
Di che si tratta?
Abbiamo voluto abbracciare la world music – cioè musica contaminata – prendendo in prestito sonorità nordeuropee con ritmiche a noi più vicine, del bacino del Mediterraneo: ci riferiamo al Nord Africa, al medio Oriente, al Sud Italia.
Come mai un cambiamento così rilevante per un gruppo musicale che nasce con la musica popolare?
Vogliamo allargare i nostri orizzonti, conciliando il genere di musica popolare – cui siamo comunque molto affezionati – con ritmi e generi propri di altre culture e aree geografiche. Il nostro imperativo è sperimentare.
Questo continuo ricercare potrebbe incidere negativamente sull’identità musicale del vostro gruppo?
No, anzi. E’ bello sperimentare perché crediamo che tutto questo ci permetta di lavorare con tanti musicisti del panorama musicale etnico italiano ed essere così continuamente a contatto con tante realtà diverse tra loro ma interessanti allo stesso tempo. Ogni musicista esprime nella sua maniera un modo diverso di fare musica quindi ogni collaborazione, ogni confronto ti lascia inevitabilmente qualcosa che arricchisce sempre più il tuo bagaglio.
Questo album ha già un nome?
No, ci stiamo ancora lavorando. E’ tutto un work in progress.
Lo presenterete qui a Terlizzi?
Si, certo.
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